Il film Barbie come una matrioska, contiene in sé un tal numero di film, telefilm, rimandi, attinenze, da… ‘perderci la testa’!
La matrioska è una bambola tradizionale del folclore russo, solitamente realizzata in legno. È composta da una serie di bambole di dimensioni decrescenti, ognuna delle quali contiene la bambola più piccola. La bambola più piccola, che è l’unica intera, si trova all’interno di quella successiva, e così via fino alla più grande, chiamata ‘madre’.
Eccone alcuni che ho individuato cercando anche di coglierne il messaggio.
Barbie, fin dal suo risveglio nel suo mondo perfetto è pronta a vivere il giorno più bello di tutti, come quello di ieri e quello di domani, ogni giorno e per sempre…
Un giorno che si ripete sempre uguale… come il giorno della marmotta nel film “Ricomincio da capo” del 1993 diretto da Harold Ramis, dove il protagonista è imprigionato in un loop temporale che lo costringe a rivivere più e più volte lo stesso giorno. Egli appare disperato, a differenza di Barbie, a lei va bene così.
Oltre alle Barbie, a Barbieland vivono anche i Ken, che passano le loro giornate in spiaggia a divertirsi con la tavola da surf…
Come i protagonisti di “Un mercoledì da leoni”, mitico film del 1978 per il quale il regista John Milius si è ispirato al ricordo dei suoi anni giovanili, vissuti in una comunità di surfisti a Malibù, una delle infinite spiagge del sud della California, da molti considerata la patria dei surfisti.
La sera sono tutti invitati a casa di Barbie, dove si tiene una mega festa e si balla sotto la sfera stroboscopica, immancabile richiamo alle discoteche degli anni Settanta-Ottanta. (Balliamo?)
È un vero e proprio omaggio alla disco music e allo stile inconfondibile di Toni Manero (John Travolta) protagonista del film “La febbre del sabato sera” del 1977 diretto da John Badham, e del film “Grease” del 1978 diretto da Randal Kleiser con Sandy (Olivia Newton-John), tratto dall’omonimo musical di Jim Jacobs e Warren Casey.
Ma arriva il giorno in cui cambia tutto e Barbie si trova in difficoltà. L’unica che può aiutarla è Barbie Stramba che vive da emarginata: Barbie Stramba tutte la considerano strana e diversa… fa le capriole e i volteggi… come le ballerine del can-can che ballavano nei saloon degli innumerevoli film western ambientati nel 1800, all’epoca della colonizzazione dell’America del Nord, o nei cabaret parigini della Belle Epoque!
Qualcuna si chiede: «perché fa sempre la spaccata?»
Come si fa a non pensare alla spumeggiante bionda statunitense della TV degli anni Ottanta, Heather Parisi e alla sua spaccata mentre canta «Cicale, cicale, cicale…»?
Con l’intento di aiutare, Barbie Stramba scruta un “origami dei colori”, consulta anche una sfera di cristallo, quella con cui nelle fiabe streghe, maghi e indovini prevedono il futuro…
Origami dei colori

È un gioco semplice che in passato ha coinvolto molte generazioni di bambini, considerato tra i ‘giochi poveri’, che non costa nulla. Consiste semplicemente in un foglio di carta piegato (origami) e colorato in un determinato modo. Si inseriscono quindi le dita negli spazi sottostanti e si chiede: «Scegli un numero…», contando lo si apre in un senso e poi nell’altro; quindi «Scegli un colore…» si alza la parte con il colore scelto e si rivela un indovinello, o una penitenza, o una frase divertente…
Infine riesce a capire quello che è accaduto: «Oh! L’hai fatto! Hai aperto un portale!… Qualcuno lo ha fatto, e ora c’è una breccia nel continuum»…
Il continuum spazio-temporale è stato interrotto e ha creato una nuova sequenza di eventi nel film “Ritorno al futuro – Parte II” un film del 1989. È il secondo film della trilogia diretta da Robert Zemeckis che ha avuto inizio nel 1985, un’icona del cinema degli anni Ottanta. I protagonisti sono Marty McFly (Michael J. Fox) e il suo amico “Doc”, uno strambo scienziato di nome Emmett Brown (Christopher Lloyd) che ha inventato una geniale macchina del tempo modificando una DeLorean DMC-12, a bordo della quale viaggiano in varie epoche storiche rischiando di causare rischiosi paradossi temporali.
I viaggi nel tempo interessano anche il protagonista di “Donnie Darko” un film di Richard Kelly del 2001. Un giorno nel laboratorio di fisica della scuola che frequenta chiede delucidazioni al Professor Monnitoff.
«Ah, un wormhole, un ponte di Einstein-Rosen… Ecco, secondo Hawking, un wormhole potrebbe rappresentare una scorciatoia per saltare tra due regioni dello spazio-tempo lontane tra loro. I principi base del viaggio nel tempo sono questi: hai la tua navicella e la tua porta. Il mezzo può essere qualsiasi cosa. Di solito, è un’astronave».
«O una DeLorean − soggiunge Donnie − A me è piaciuto molto “Ritorno al Futuro”, l’ho trovato… così avveniristico!».
Ad attraversare un wormhole (o Ponte di Einstein-Rosen), un ipotetico tunnel spazio-temporale che in teoria renderebbe possibile un viaggio nel tempo, è uno dei protagonisti del film Interstellar del 2014 diretto da Christopher Nolan. Il comando della stazione spaziale Endurance viene affidato all’ex pilota della NASA, Joseph Cooper (Matthew McConaughey) per compiere un viaggio interstellare esplorativo insieme ad alcuni scienziati. Lo scopo della missione è quello di cercare una nuova casa per l’umanità: è il 2067 e la popolazione terrestre è in balìa di una grave carestia mondiale. Cooper giunto nei pressi di un buco nero supermassiccio chiamato Gargantua, riesce a fare ritorno sulla Terra dove ritrova sua figlia Murphy ormai anziana (Paradosso dei gemelli).
Per risolvere la faccenda, quello che Barbie deve fare è andare nel mondo reale e Barbie Stramba la mette di fronte a una scelta tra: ‘tacco’ (far finta di niente) o ‘ciabatta’ (scoprire la verità).
È più o meno ciò che accade a Neo che deve scegliere tra pillola blu e pillola rossa in “Matrix” un film di fantascienza di Andy e Larry Wachowski del 1999, il primo di una serie ambientata nel futuro. Il protagonista Thomas A. Anderson (Keanu Reeves) è un programmatore di software che lavora presso la MetaCortex e nel tempo libero, come il dottor Jekyll e mister Hyde del romanzo che Robert Louis Stevenson, si trasforma in “Neo”, uno pseudonimo che usa come hacker. Egli ha la percezione dell’esistenza di Matrix ma non sa cosa sia, ed è Morpheus (Laurence Fishburne) che gli dà l’opportunità di scoprirlo attraverso la scelta tra pillola blu: “fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai” e pillola rossa: “resti nel paese delle meraviglie e
vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio”.
Seguendo il bianconiglio Alice nel romanzo di Lewis Carroll “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” pubblicato nel 1865, cade nella tana profonda e trova un mondo bizzarro popolato da carte da gioco animate. È il regno della dispotica Regina di Cuori ed è talmente assurdo, che piuttosto che pensare è meglio obbedire… per non ‘perdere la testa’.
In Matrix, Neo oltre lo specchio scopre che l’uomo è riuscito a distruggere la Terra: privata della luce solare si è ridotta a un deserto immerso nell’oscurità. Le macchine che all’inizio del Duemila erano state dotate di Intelligenza Artificiale, hanno preso il sopravvento poiché sono state più capaci di rispondere ai cambiamenti, e si sono adattate meglio…
Anche Alice attraversa lo specchio, nel secondo romanzo “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” che Lewis Carroll pubblicò nel 1871, e scopre un mondo dove tutto è capovolto e speculare, un mondo folle apparentemente, ma strutturato come una gigantesca scacchiera. Coinvolta come pedone in una partita a scacchi, è la Regina Rossa ad istruire Alice circa le regole e a spronarla con severità a sforzarsi nel compiere le giuste mosse per restare in gioco e alla fine diventare regina.
È l’“Ipotesi della Regina Rossa”, una teoria evolutiva secondo cui occorre adattarsi costantemente per sopravvivere in un ecosistema in mutamento, trovando le risposte migliori a determinanti problemi che si presentano.
In Matrix sono state le macchine ad essere più brave e veloci a trovare le risposte, ed è l’uomo ad essere al servizio della macchina e non il contrario. Senza esserne coscienti gli esseri umani (Neo compreso prima di venire liberato) sono in Matrix, un sistema di controllo che mantiene la loro mente in uno stato onirico indotto dal computer attraverso l’Intelligenza Artificiale, illudendoli di vivere in una sorta di realtà virtuale che simula il mondo com’era nel 1999.
«Che vuol dire reale? Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello».
Senza la mente il corpo non può sopravvivere. E alle macchine serve il corpo per produrre l’energia di cui hanno bisogno. (Energia e corpo umano)
Morpheus è il capitano del Nabucodonosor, un hovercraft (aeroscafo) che dispone di un’arma a impulsi elettromagnetici (IEM) capace di mettere fuori uso qualsiasi apparecchiatura elettronica contro cui venga puntata. Egli rivela a Neo che potrebbe essere lui “l’eletto” predetto dall’Oracolo in grado di liberare gli umani dal sistema di controllo, e potersi unire ad altri esseri umani scampati a Matrix che vivono a Zion, una città che si trova “in profondità, vicino al centro della Terra dove c’è ancora calore”.
Voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus.
Per Barbie Stereotipo non c’è scelta: deve per forza entrare nel portale aperto, per andare nel mondo reale. In realtà «non è un vero portale, è un modo di dire», per lei si tratta in pratica di attraversare vari mondi, con un look adeguato, a bordo di una serie di veicoli, fino ad arrivare al mondo reale….
Quello di “Stargate”, un film del 1994 diretto da Roland Emmerich, è un portale antico. Un magnifico portale vecchio di almeno 10.000 anni che ha la forma di un grande anello con incisi dei geroglifici, che è stato scoperto in Egitto nel 1928 dal ricercatore americano Robert Langford. Sottoposto ad accurate analisi da parte degli scienziati sotto la supervisione dei militari dell’esercito, ci sono alcuni simboli che non si riesce a decifrare. Per questo viene chiamato Daniel Jackson (James Spader), un giovane studioso di lingue antiche sostenitore di una curiosa teoria, secondo cui l’origine delle piramidi è precedente alla civiltà egizia.
Egli scopre che lo Stargate è la “porta delle stelle”, un portale che conduce ad altri mondi. Una volta attivato, attraverso un wormhole che conduce “dall’altra parte dell’universo conosciuto” si giunge in un pianeta arido dove degli umani deportati lavorano come schiavi per una divinità che si fa chiamare Ra.
L’idea di viaggiare nel tempo è una teoria che da sempre affascina l’umanità. Lo scrittore britannico H.G. Wells pubblicò nel 1885 “La macchina del tempo”, un romanzo di fantascienza che ebbe grande successo internazionale. La trama si sviluppa attorno al racconto di un eccentrico scienziato e inventore nell’Inghilterra di fine Ottocento, che afferma di aver trovato il modo di viaggiare nel futuro.
Sono possibili i viaggi nel tempo?
Per la fisica, viaggiare nel futuro è possibile in linea di principio secondo la teoria della relatività di Albert Einstein: per farlo basta spostarsi ad altissime velocità. Mentre il viaggio nel passato risulta molto più problematico, non solo per la mancanza di “strategie” per andare indietro nel tempo ma anche a causa dell’insorgenza di paradossi logici come il “paradosso del nonno”. (geopop.it)
Bello viaggiare nel tempo… però c’è una cosa preoccupa Barbie:
«E dopo come torno?»
«Dalla stessa strada ma al contrario».
«Cioè devo andare avanti… ma fare le cose nell’ordine inverso».
Temi come whormhole, buchi neri, paradossi temporali, viaggi nel tempo e infiniti universi paralleli (teoria del multiverso) che appartengono a scienze come l’Astrofisica e la Cosmologia, sono esplorati da innumerevoli serie di telefilm di fantascienza.
Come nella famosa serie televisiva britannica “Doctor Who”, prodotta dalla BBC a partire dal 1963 il cui protagonista è un Signore del Tempo, un alieno dalle sembianze umane che viaggia nel tempo a bordo di una cabina blu della polizia inglese, che era comunemente presente sul territorio durante gli anni Sessanta.
Un’idea fantascientifica originale è quella che si sviluppa in “Dark” una serie televisiva tedesca del 2017 creata da Baran bo Odar e Jantje Friese, le cui vicende si evolvono su tre linee temporali che distano tra loro esattamente 33 anni, a complicarla ancor più sono i loop temporali. Ieri, oggi e domani non sono momenti che si susseguono, e sono uniti in un circolo senza fine. Il principio è la fine e la fine è il principio.
«Tutto accade come deve accadere e come già è accaduto».
Quando Barbie si mette in viaggio a bordo della sua auto scopre che Ken che si è nascosto nel sedile posteriore, come è accaduto nel film “Interstellar” quando Joseph Cooper scopre che la figlia Murphy nascosta nell’auto.
Il percorso di Barbie e Ken è segnato da una strada di mattonelle rosa, chiaro riferimento al film “Il Mago di Oz”…
La strada è di mattonelle dorate, quella percorsa a piedi da Dorothy ne “Il mago di Oz”, un film del 1939 di Victor Fleming. Dorothy (Judy Garland) è una bambina orfana dei genitori, che vive in una fattoria del Kansas con gli zii e con il suo cagnolino Totò. A causa di un tornado viene catapultata nel fantastico mondo di Oz, e per tornare a casa deve recarsi nella ‘Città di Smeraldo’ e chiedere aiuto al Mago di Oz. Lungo il viaggio incontra e fa amicizia con tre personaggi: lo spaventapasseri che dice tutto e il contrario di tutto, l’uomo di latta che è senza cuore, e il leone che è un gran fifone. Ognuno di loro ha un desiderio da realizzare, e grazie alle scarpette di Dorothy che hanno un misterioso potere, cioè quello di trasportarli magicamente altrove, riescono a entrare nella Città di Smeraldo, un luogo che si rivelerà tanto meraviglioso quanto illusorio.
Il regista Victor Fleming (lo stesso di Via col vento) si è ispirato al celebre romanzo per ragazzi “Il meraviglioso mago di Oz” del 1900, il primo della serie dei Libri di Oz dello scrittore statunitense L. Frank Baum.
I nostri due eroi, una volta giunti a Los Angeles vengono individuati dall’FBI (Ufficio Federale di Investigazione statunitense) che provvede a informare la sede centrale della Mattel che due bambole sono fuggite da Santa Monica. Rintracciata Barbie, viene portata alla ‘nave-madre’ della Mattel…
Un’enorme nave-madre sta per atterrare sulla Terra nel film “Incontri ravvicinati del terzo tipo” del 1977, emettendo una sequenza di cinque note musicali e di luci di vari colori: un linguaggio universale che consente un incontro ravvicinato con un’intelligenza extraterrestre. (La teoria dei colori e delle note musicali).
È una grande nave-madre anche quella che ritorna a prendere “E.T. L’extraterrestre”, un film del 1982, per portarlo a casa. Gli extraterrestri hanno ricevuto un segnale, emesso da un dispositivo che E.T. stesso ha costruito con del materiale di recupero trovato da Elliott e Michael.
Il regista Steven Spielberg in entrambi i film, piuttosto che alimentare un sentimento di paura verso l’estraneo, mette in luce un approccio aperto e curioso verso ciò che non conosciamo. (Mogli e buoi dei paesi tuoi)
Di tutt’altro avviso è “Independence Day”, un film di fantascienza del 1996 diretto da Roland Emmerich, che ritorna a riproporre la minaccia rappresentata da un’enorme nave-madre dalla quale si staccano gigantesche navi aliene che vanno a sovrastare le più grandi metropoli del pianeta, tra cui New York, Washington D.C. e Los Angeles. Gli invasori sfruttano la rete di satelliti terrestri, prima per disturbare le comunicazioni e poi per coordinare un attacco simultaneo.
Eppure gli uomini del pianeta Terra quando hanno messo piede per la prima volta sulla Luna nel luglio del 1969, su una targa hanno lasciato scritto: “Siamo venuti in pace a nome di tutta l’umanità”…
Ma unico scopo degli alieni è avere campo libero per sfruttare tutte le risorse del pianeta fino all’esaurimento, per poi abbandonarlo e passare a un altro. Tutta l’umanità è gravemente minacciata, contrasti e divisioni tra i popoli perdono di significato per unire le forze e cooperare per la sopravvivenza della specie umana.
La Corsa allo Spazio
Durante la Guerra Fredda la Corsa allo Spazio è stata una competizione tecnologica, scientifica e simbolica tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che rappresentava non solo il desiderio di esplorare lo spazio, ma anche il bisogno di dimostrare una superiorità politica, militare e tecnologica. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, ad emergere come superpotenze contrapposte furono gli USA e l’URSS. Lo spazio divenne un nuovo terreno di confronto: chi fosse arrivato per primo, avrebbe mostrato al mondo la supremazia del proprio sistema politico e scientifico.
20 luglio 1969 – L’Apollo 11 e lo sbarco sulla Luna
…non fu soltanto ingegneria, fu un atto di fede nell’intelligenza umana. Perché ogni simulazione, ogni addestramento, ogni prova, era un passo dentro l’ignoto. Gli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins non erano solo uomini. Erano simboli. Erano i volti di un umanità che stava per tentare l’impossibile.
A partire dalla metà degli anni Settanta, le superpotenze persero interesse per la corsa allo spazio, che si interruppe negli anni Ottanta con la fine della Guerra Fredda. Tuttavia, il settore ha ripreso vigore nel nuovo millennio: oggi diversi Paesi puntano all’esplorazione e alla colonizzazione della Luna per sfruttarne le risorse, finendo però per disseminare lo spazio di detriti. Per questo motivo, una regolamentazione internazionale è ormai urgente.
Nel film Independence Day gli alieni mettono fuori uso i satelliti, cosicché per gli esseri umani che hanno la necessità di coordinare gli eserciti di tutto il mondo, diventa vitale l’uso del telegrafo e del codice Morse. Lo stesso codice che in Interstellar il pilota Joseph Cooper, caduto oltre l’orizzonte degli eventi di un buco nero, usa per comunicare con la figlia Murphy che si trova sul pianeta Terra.
Tutto ciò suggerisce che forse affidarsi completamente alle nuove tecnologie e abbandonare completamente quelle del passato non è una buona idea, potrebbe trasformarsi in un punto debole da non sottovalutare (La supertempesta solare).
Codice Morse
Detto anche alfabeto Morse, il codice prevede che a ogni lettera dell’alfabeto corrisponda una sequenza di punti e linee, per esempio: il segnale di richiesta di soccorso universale “SOS” corrisponde a tre punti, tre linee, tre punti (··· −−− ···), che trasmesso con il telegrafo diventa una sequenza di impulsi di diversa durata (tre brevi, tre lunghi, tre brevi) lo stesso vale per i segnali luminosi di una torcia elettrica. L’apprendimento dell’alfabeto Morse è nel programma del Movimento Scout, nelle generazioni passate veniva usato spesso nei giochi, come ad esempio la Caccia al Tesoro.
Il telegrafo
Il telegrafo elettrico inventato da Samuel Morse nel 1837, fu uno dei primi metodi di comunicazione a distanza che consentiva una comunicazione più rapida. Si diffuse velocemente in tutto il mondo. Nel corso del Novecento venne superato con l’invenzione di mezzi di comunicazione ancora più efficienti, come il primo telefono.
(continua)
*Nota Bene: questo post è una recensione a scopo divulgativo. Non è sponsorizzato e non ha fini commerciali. Tutti i diritti d’autore appartengono ai rispettivi proprietari.