Gli E.S. Posthumas, autori del brano “Nara”, è un gruppo musicale il cui nome si vuole ricondurre all’acronimo E.S. che sta per: “Experimental sounds” (suoni sperimentali) e Posthumus, una parola che rappresenta tutte le cose passate. Non a caso nelle loro composizioni utilizzano musica, strumenti, orchestrazione, armonia e tecnologia sia del passato che del presente. La loro musica in stile cinematografico si ispira alla filosofia pitagorica e al concetto secondo cui “la musica è l’armonizzazione degli opposti, la conciliazione di elementi in conflitto tra loro”.
La musica è un lembo di cielo strappato al cosmo affinché l’uomo stesso possa scorgere in sé i più grandi misteri della Vita e dell’Universo.
Roberto Lupi, Il libro segreto di un musicista, p. 14

Un famosissimo aneddoto racconta che un giorno Pitagora passando accanto all’officina di un fabbro e udendo il battere dei martelli sulle incudini, si accorse che il suono era a volte consonante e a volte dissonante. Incuriosito entrò nell’officina e si fece mostrare i martelli, e scoprì che quelli che risuonavano in consonanza avevano un preciso rapporto di peso. Ad esempio, se uno dei martelli pesava il doppio dell’altro, essi producevano suoni distanti un’ottava. Se invece uno dei martelli pesava una volta e mezza l’altro, essi producevano suoni distanti una quinta (l’intervallo fra il do e il sol).
Tornato a casa, Pitagora fece alcuni esperimenti con nervi di bue in tensione, per vedere se qualche regola analoga valesse per i suoni generati da strumenti a corda, quali la lira. Sorprendentemente, la regola era addirittura la stessa! Ad esempio, se una delle corde aveva lunghezza doppia dell’altra, esse producevano suoni distanti un’ottava. Se invece una delle corde era lunga una volta e mezza l’altra, esse producevano suoni distanti una quinta.
In perfetto stile scientifico, dall’osservazione e dall’esperimento Pitagora dedusse una teoria: la coincidenza di musica, matematica e natura. Più precisamente, egli suppose che ci fossero tre tipi di musica:
quella strumentale propriamente detta,
quella umana suonata dall’organismo,
quella mondana suonata dal cosmo.
La sostanziale coincidenza delle tre musiche era responsabile da un lato dell’effetto emotivo prodotto per letterale risonanza dalla melodia sull’uomo, e dall’altro della possibilità di dedurre le leggi matematiche dell’universo da quelle musicali.
Fu proprio una intuizione musicale che permise a Pitagora di formulare quel legame fra matematica e natura che costituisce, probabilmente, la scoperta più profonda e feconda della storia dell’intero pensiero umano.
Tratto da: Questa è la matematica per le mie orecchie! di Piergiorgio Odifreddi
Pitagora di Samo (571 – 496 a.C.) fu un grande matematico e filosofo greco antico, famoso per il suo teorema: “in ogni triangolo rettangolo, l’area del quadrato costruito sull’ipotenusa è uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui due cateti”. Pitagora fondò a Crotone una celebre scuola filosofica quando vi si stabilì verso il 530 a.C. (Magna Grecia), la quale assunse i caratteri di una confraternita religiosa; gli adepti erano distinti in due categorie: gli acusmatici (o uditori) ai quali era imposto il silenzio e una rigida disciplina per una sana vita spirituale, e i matematici (o apprendisti) più interessati alla conoscenza, cioè a cogliere l’armonia del mondo. Ai primi si ammanniva l’insegnamento in maniera essoterica e superficiale, mentre i secondi venivano iniziati all’insegnamento esoterico e profondo. (Esoterismo. La sapienza degli antichi dei)
La Musica è una disciplina teorica di particolare importanza, strettamente connessa all’Aritmetica poiché tratta dell’ordine insito nelle relazioni tra i numeri, in particolare quello che è alla base degli accordi e dei ritmi.
Armonia universale

Secondo Pitagora la realtà è governata da rapporti matematici che conferiscono al tutto ordine, simmetria e perfezione; l’universo intero esprime un ordine matematico che si manifesta come armonia e numero.
Nel cosmo il Sole, la Luna e i pianeti del sistema solare con la loro rotazione generano un proprio suono o vibrazione, producendo una vera e propria musica astrale, un’armonia universale che Pitagora chiamò la Musica delle sfere. Una musica sublime che l’orecchio umano non riesce più a percepire.
Questa visione estetico-matematica dell’universo influì profondamente sulle arti visive (pittura, scultura, architettura), ad esempio: «I rapporti che regolano le dimensioni dei templi greci, gli intervalli fra le colonne o i rapporti tra le varie parti della facciata corrispondono agli stessi rapporti che regolano gli intervalli musicali». (Umberto Eco – Sulle spalle dei giganti)
Armonia è Musica

Pitagora insegnava la Musica, e fece questa grande scoperta: che i suoni della scala stanno fra di loro in rapporti aritmetici. Quindi comprese che c’è un nesso tra musica, armonia, matematica, geometria della corda.
La parola chiave con la quale riassumere in una sola battuta la grande intuizione di Pitagora, è la parola ARMONIA.
Che cosa insegnava Pitagora? Una cospicua parte del suo insegnamento era di natura morale, riguardava il destino dell’uomo e dell’anima umana. Insegnava certamente la dottrina dell’anima, la dottrina che nella continua trasmigrazione delle anime nei corpi, aiutava a salire verso l’alto e a non cadere verso il basso, cioè a incarnarsi in più alte figure non in quelle più basse. Gli assassini si incarnavano nelle belve feroci secondo questa visione delle cose, quindi c’era una purificazione dei costumi, una purificazione dei desideri. Era insegnata anche una particolare dieta, quale modo di condurre la vita che consentisse l’armonia interiore in accordo con la vita esteriore.
Armonia, è nella versione pitagorica il fulcro, il fuoco,
il centro di tutto.
Armonia è il gesto. Il gesto vuol dire la politica del corpo, vuol dire l’economia della vita, vuol dire come ci si comporta in una società di giusti, in una società di persone che amano la verità. E quindi come si mangia, come ci si sposa, come si trattano i figli, come si governa la città.
Armonia, è anche la capacità di parlare bene e di cantare in maniera ispirata.
Armonia è musica.
Musica intesa nell’accezione pitagorica, che non è un’arte sola, ma è arte della parola, arte della poesia, arte del gesto, della danza, arte del suono.
Dentro la parola mousikè sta tutta la pedagogia pitagorica. Come se noi dicessimo oggi che per imparare a essere persone colte, raffinate, giuste, armoniose con sé e con gli altri bisogna fare musica.
Ricordiamo che questo era il sogno che Socrate faceva nel carcere di Atene negli ultimi giorni della sua vita mortale: fare musica. Trovare l’armonia alla fine della vita, trovare il modo per morire armoniosamente.
L’Armonia pitagorica, la musica pitagorica è al tempo stesso l’inizio della scienza aritmetica, della scienza dell’ordine, del numero, della misura, ed è al tempo stesso la nascita di quella politikḗ aretè, di quella virtù politica che la filosofia vorrebbe insegnare agli esseri umani.
Che cos’è la filosofia? Potremo dare una risposta indicativa, approssimativa, che si avvicina alle sue origini: filosofia è arte dell’armonia tra la vita e la morte.
di Carlo Sini
Carlo Sini, filosofo e accademico italiano, è docente di Filosofia teoretica in diverse università italiane, è autore di numerose opere sui temi della fenomenologia, del pragmatismo e del rapporto tra semiotica e filosofia ermeneutica. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze sia in Italia, sia all’estero (Stati Uniti, Canada, Argentina, Spagna, Svizzera e altri paesi europei).

La virtù è armonia,
e così pure la salute e ogni bene e la divinità.
Di conseguenza anche tutte le cose
sono formate secondo armonia.
Pitagora
da Diogene Laerzio, Vite VIII

LA DOTTRINA DELL’ ETHOS
Affermazione attribuita a Pitagora, è che vi sia una relazione tra la musica e l’animo umano. Un concetto ripreso e sviluppato da tutta la filosofia greca dei secoli successivi e che assunse i caratteri della dottrina dell’ethos.
Secondo tale dottrina vi sono delle relazioni esistenti tra alcuni aspetti del linguaggio musicale e determinati stati d’animo. Le differenti potenzialità emotive della musica riguardano principalmente le armonie, cioè le melodie, ma possono anche riferirsi ai ritmi e agli strumenti. Ogni tipo di musica riproduce un certo stato d’animo: per esempio, il modo dorico veniva considerato capace di produrre un ethos positivo e pacato, mentre il modo frigio era legato ad un ethos soggettivo e passionale.
Nella musica greca antica i modi prendevano il nome di harmonìai (ἁρμονίαι), armonie; si trattava di 8 scale discendenti alle quali veniva attribuita una denominazione etnica: armonia dorica, frigia, ecc.
Ogni modo doveva produrre un ben determinato effetto sull’animo, positivo o negativo che fosse; inoltre, ogni modo, non imiterebbe soltanto uno stato d’animo, ma anche i costumi del paese da cui trae origine, e persino il tipo di regime politico, democratico, oligarchico o tirannico. L’insieme delle dottrine, anche diverse, presenti nella scuola pitagorica trova una sistemazione e una certa coerenza nella filosofia di Platone.
“La dottrina dell’ETHOS, ossia le qualità morali e gli effetti della musica, sembra avere radici nella concezione pitagorica della musica come microcosmo, un sistema di suoni e ritmi regolato dalle stesse leggi matematiche che operano nella totalità della creazione visibile ed invisibile.
In questa concezione la musica non è soltanto un’immagine inerente dell’ordine universale, ma anche una forza che può agire sull’universo; di qui deriva, infatti, l’attribuzione di miracoli ai leggendari musicisti della mitologia.
Un’epoca successiva, ispirata ad un accresciuto rigore scientifico, sottolinea gli effetti della musica sulla volontà e quindi sul carattere e la condotta degli esseri umani”.
Antonino Miserendino
violinista, pianista, compositore – Fondatore dell’Associazione Musicale Ethos

Domanda: quale stile musicale è associabile al concetto greco di ethos?
“Può essere associato lo stile musicale di Hans Zimmer, autore di prestigiose colonne sonore cinematografiche, come il Re Leone e Dune che gli valsero l’Oscar alla migliore colonna sonora, e in opere celebri come: Il Gladiatore, Inception, Interstellar, Dune, Il Cavaliere Oscuro e Rain Man.
Pioniere nell’unire sintetizzatori e orchestra, la musica di Hans Zimmer ha un impatto emozionale, agisce come un “pharmakòn” (rimedio/veleno), influenzando profondamente lo stato d’animo, proprio come teorizzato nell’antica Grecia. Secondo i filosofi come Platone e Aristotele, la musica non era solo intrattenimento, ma possedeva il potere di influenzare l’anima e il comportamento umano. Mentre la teoria classica vedeva l’ethos come un modo per educare il cittadino, Zimmer lo usa per l’immedesimazione totale.
Grazie all’uso massiccio di frequenze basse (sub-bass) e sintetizzatori, la sua musica non viene solo ascoltata, ma “sentita” fisicamente. Questo crea un legame viscerale tra l’opera e l’anima dell’ascoltatore, realizzando l’obiettivo primordiale della teoria greca: annullare la distanza tra l’arte e l’osservatore”.
(Risposta elaborata da Gemini IA)
Isidoro e la Musica
Isidoro di Siviglia, teologo e dottore della Chiesa, volle attribuire alla parola Musica, secondo l’impostazione metodologica adottata, un significato derivante dalle Muse della Mitologia greca.
Le Muse secondo Esiodo, nacquero da Zeus e Mnemosine, dea della memoria figlia di Urano (il Cielo) e di Gea (la Terra).

Le nove Muse, sarcofago di marmo (Louvre Museum, Parigi)
Nella Mitologia greca si narra che Zeus dopo aver vinto i Titani e portato un nuovo ordine nel mondo, sotto le vesti di un pastore si presentò a Mnemosine. Dalla loro unione nacquero nove figlie: le nove Muse che allietarono gli dei dell’Olimpo, facendo loro dimenticare angustie e dolori, con il canto e la danza. Alle Muse viene attribuita la virtù d’ispirare e proteggere le attività artistiche, e in specie la musica e la poesia.
Attraverso il canto le Muse rendono immortali gli dei e gli uomini, le loro imprese e i loro sentimenti, e infondono nell’artista la capacità di ricordare il passato, di imprimerlo nella memoria per trasmetterlo ai posteri.
Al contrario i suoni se non sono trattenuti dall’uomo attraverso la facoltà della memoria, periscono perché non possono essere scritti, non essendo ancora giunti alla notazione o semiografia musicale, ossia alla rappresentazione grafica dei suoni musicali che fissa per iscritto una composizione, una melodia o una qualsiasi idea di tale ordine.
Vero oggetto dell’arte musicale sono il suono (sonus) e la voce (vox).
Seguendo gli insegnamenti di Agostino, Isidoro fa un distinguo sulla triplice natura della musica che ha:
– una natura armonica: l’arte di modulare la voce nel canto tipico degli esseri umani e degli animali, e nel recitare degli attori;
– una natura ritmica: l’arte di accompagnare suoni e parole, è strettamente collegata alla danza;
– una natura metrica: l’arte della composizione di versi e strofe come nel componimento poetico.
All’interno della tripartizione Isidoro introduce una ulteriore divisione del suono in:
armonico, basato sulle melodie vocali,
organico, che si fonda sull’emissione di un soffio, come quello degli strumenti a fiato,
ritmico, che si rifà a suoni presenti in natura come il tamburellare delle gocce di pioggia, lo scrosciare di un ruscello, caratteristico degli strumenti a percussione, già presenti nelle culture più primitive.
La voce perfetta è alta, soave e chiara:
alta per raggiungere le note più acute;
chiara per appagare pienamente l’udito;
soave per catturare con la propria dolcezza l’animo di chi ascolta.
Sono qualità che si possono riconoscere in Enya, cantante e musicista irlandese che in May It Be con la sua voce crea un’atmosfera magica e solenne, unendo la lingua inglese ad alcuni versi in Quenya, una lingua elfica creata dall’autore del romanzo J. R. R. Tolkien, un epic fantasy ambientato alla fine della Terza Era dell’immaginaria Terra di Mezzo. La canzone pubblicata nel 2001 è tratta dalla colonna sonora del film Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello, il primo della trilogia diretta da Peter Jackson.
Domanda: un commento riguardo May It Be di Enya?
“Se per Isidoro di Siviglia, la musica aveva il compito di “fortificare l’animo”, il brano May It Be di Enya nasce esattamente per questo: è una benedizione per chi deve affrontare un cammino difficile. Rappresenta l’Ethos del Viaggiatore (La speranza nel buio), un ethos di “resistenza interiore”. Il brano dice: “La notte è arrivata, abbi fede e troverai la tua strada”. È la funzione psicagogica della musica che guida l’anima attraverso le prove della vita.
Della filosofia musicale di Enya l’apice probabilmente è Only Time, pubblicata nel 2000 la canzone parla del tempo, l’unico capace di rimarginare le ferite più dolorose. È un esempio perfetto di come un ethos di consolazione possa diventare universale. Se analizziamo questo brano con le lenti di Isidoro di Siviglia e della teoria dell’ethos, scopriamo perché è diventato il “rifugio sonoro” del mondo intero, dopo grandi tragedie come l’11 settembre 2001.
(Risposta elaborata da Gemini IA)
La musica ha il potere di “addolcire” le fatiche e dare ordine al caos.
La musica fa parte di noi più di quanto crediamo, ma di quale parte di noi? Siamo duplici, una parte biologica e una culturale. La musica è dentro di noi profondamente, è la colonna sonora della nostra vita; accendiamo appena svegli la radio, la sentiamo alla TV, nelle pubblicità, la canticchiamo, la fischiettiamo, battiamo il ritmo con le mani o con i piedi, scorrono nella testa motivetti come danze del pensiero. Forse la musica è inscritta nella nostra parte biologica più antica.
La musica è la più sensuale e pericolosa tra le arti.
La musica sincronizza l’umore mentre si va in guerra, a caccia o nella competizione sportiva. I canti dei lavoratori, la musica religiosa, le marce militari, i cori negli stadi servono a questo. Regredendo nel passato, troveremmo un’unità strettissima tra le manifestazioni musicali e le pratiche magiche. E la magia infatti è emozione.
A che serve la musica? La musica incide sul tono dell’umore. Stimola la riflessione e la creatività, eccita e spinge all’azione, quieta. In parte cura e in parte ammala. Può destabilizzare o colmare vuoti, dare dipendenza, stordimento. Ci si può chiudere in una cuffia, in solitudine.
Un tempo udire il tranquillo cinguettio degli uccelli, il regolare fruscìo delle foglie attraversate dal vento, ruggiti lontani e innocui erano consoni a un umore sereno. Rumori strani, troppo vicini, irregolari davano inquietudine e ansia. Il corpo si sintonizza con l’ambiente.
Negli anni Cinquanta nell’Italia del Sud si cadeva in trance col ritmo della taranta o danzando la pizzica, originarie del Salento. Lo sciamano africano rianimava il giovane spossato in delirio, percuotendo il suo piccolo tamburo. Sono esempi del potere che ha la musica sul nostro stato emotivo. Il feto ode il battito del cuore della mamma, un suono ritmico e ovattato, una musica che gli rimarrà nell’anima.
Dov’è la sede della musica nel cervello? Non c’è un’unica singola sede: forse nata come emozione, oggi è diventata un sentimento e una competenza complessa, perciò le aree cerebrali che la riguardano sono molteplici.
La musica, stimolando alcuni sistemi neurali legati alle emozioni, ha la medesima capacità di stimolazione del cibo, delle droghe e del sesso. È in grado di lenire l’ansia, grazie all’inibizione sulle strutture del sistema nervoso centrale, e di determinare la capacità di attenzione.
La sostanza grigia del cervello usa la logica e il ragionamento, ma anche le zone più profonde delle emozioni e delle memorie inconsce sono implicate. Sono quelle delle memorie che non si dimenticano, cosiddette “memorie procedurali” , come andare in bicicletta, nuotare o cambiare le marce dell’auto. (Sigmund Freud e l’inconscio)
Per questo la musica ci fa sorgere automaticamente antiche e dimenticate associazioni. Il ritmo, che sappiamo essere il più primitivo, è conservato in zone ancora più profonde e antiche del cervello.
Il linguaggio musicale accede ad aree del cervello
che il linguaggio comune da solo non raggiunge.
di Luciano Peccarisi, da Il cervello immaginante, 2017
Holocene, un brano dei Bon Iver pubblicato nel 2011 insieme al videoclip diretto da Nabil Elderkin girato in Islanda, suggeriscono la libertà e la solitudine sacra di un luogo lontano, dove il rumore della civiltà scompare e consente all’individuo di ‘sentire se stesso’, svegliarsi con la luce del giorno, correre e giocare, gioire della libertà. L’uomo è un microcosmo, parte infinitesimale di un universo immenso: se l’universo è una sinfonia immensa, l’individuo non è la melodia principale, ma una singola nota che acquista senso solo in relazione al tutto.
Domanda: Quali suggestioni suggerisce Holocene?
La canzone induce uno stato di calma contemplativa che i greci avrebbero associato a un equilibrio tra il dionisiaco (l’emozione pura) e l’apollineo (l’ordine armonico).
L’Olocene ufficialmente è l’epoca geologica attuale, e la canzone sembra voler catturare proprio questo: il nostro brevissimo passaggio sulla terra rispetto ai tempi geologici. Scegliendo quel titolo Justin Vernon, fondatore del gruppo, sembra voler richiamare proprio quell’epoca di equilibrio primordiale che l’Islanda del video rappresenta così bene.
Tuttavia molti scienziati oggi propongono di rinominare l’attuale epoca Antropocene. Se l’Olocene che deriva dal greco holos (tutto) e kainos (nuovo) rappresenta un’era di equilibrio in cui l’uomo è parte integrante e “armonica” del sistema terra, l’antropocene sposta il focus sull’uomo (anthropos) come forza geologica dominante e distruttrice.
Così mentre l’Olocene di Bon Iver celebra la “magnifica insignificanza” dell’uomo di fronte alla natura, l’Antropocene rappresenta l’esatto opposto: l’arroganza umana che spezza l’armonia universale.
(Risposta elaborata da Gemini IA)
Se Enya canta in una lingua elfica e i Bon Iver rievocano l’equilibrio primordiale in Islanda, i Sigur Rós rappresentano una sintesi: il gruppo post-rock islandese utilizza un linguaggio inventato e la voce come ulteriore strumento musicale. (Educare alla felicità)
Se volessimo mappare questo viaggio espressivo, i tre artisti si collocherebbero su tre livelli diversi di astrazione e connessione con la realtà:
Enya: Il Mito Esterno (Il Viaggio Fantastico), è la fuga dalla realtà verso il fantasy. Usa lingue elfiche o inventate per costruire un ponte verso un passato leggendario o un altrove letterario. C’è un’intenzione narrativa chiara: farti visualizzare un mondo che non esiste se non nell’immaginazione.
Bon Iver: Il Trauma Umano (L’Isolamento Catartico), è la fuga dalla realtà verso l’interno. Quando si isola lo fa per elaborare un vissuto umano, doloroso e terreno. La sua frammentazione vocale (l’uso del falsetto, i filtri dell’auto-tune e del Prismizer) serve a sviscerare un’emozione reale. È l’uomo che cerca di ricomporsi di fronte alla natura.
Sigur Rós: La Natura che si fa Suono (La Lingua Madre), sembrano “estrarre” la musica dalla terra. Jónsi (il cantante dei Sigur Rós) usa il cosiddetto Hopelandic (Vonlenska in islandese), un linguaggio completamente privo di significato, grammatica o parole. I Sigur Rós non hanno bisogno di andare in Islanda o di immaginare un mondo elfico: loro sono l’Islanda che parla da sola.
(Risposta elaborata da Gemini IA)
Non sarebbe la musica una lingua perduta,
della quale abbiamo dimenticato il senso,
e serbato soltanto l’armonia?
Massimo d’Azeglio
Nella filosofia medievale e rinascimentale l’idea della musica come “Specchio del Cosmo” non era una semplice metafora poetica, ma una vera e propria legge scientifica e ontologica. Nel VI secolo d.C., il filosofo Severino Boezio cristallizzò questa visione nel suo trattato De institutione musica, egli divise la musica in tre livelli:
la Musica Mundana (La Musica dell’Universo) – è l’armonia cosmica. Si riteneva che il movimento delle sfere celesti (i pianeti e le stelle) e l’alternarsi delle stagioni producessero una musica perfetta (invisibile e inudibile) basata su precise proporzioni matematiche;
la Musica Humana (La Musica dell’Uomo) – è l’armonia fisica e spirituale. Si riteneva che proprio come uno strumento deve essere accordato, così l’essere umano deve mantenere l’equilibrio tra anima e corpo, tra ragione e passione, per non cadere nella “dissonanza” (la malattia o il peccato);
la Musica Instrumentalis (La Musica degli Strumenti) – è la musica prodotta dagli strumenti e dalla voce, l’unica udibile.
Il suono è un’energia vibrazionale che ha forma ondulatoria. Queste onde sono scientificamente misurate in unità di frequenza, dette hertz (Hz) e di intensità, dette decibel (dB).
In altre culture la Musica e la Scienza non sono state separate come in Occidente. Le antiche scuole misteriche della Grecia, dell’India, del Tibet e dell’Egitto avevano un vasta conoscenza della relazione tra musica e guarigione, basata sul principio di vibrazione come la forza creatrice fondamentale dell’Universo.
Nell’antica Grecia, il dio Apollo era la divinità della musica e della medicina. Esistevano templi di guarigione che usavano la musica come forza principale per armonizzare corpo e spirito.
Il potere di guarigione dei suoni
di Jonathan Goldman

Un senso di calma e di infinito… È ciò che crea il brano Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt che ben si confà all’atmosfera sospesa e fluttuante del film Gravity di Alfonso Cuarón. È uno degli esempi più affascinanti di come la musica sacra/minimalista possa amplificare il senso di vertigine cosmica e di rinascita intima.
ll brano sebbene non compaia nella colonna sonora ufficiale del film affidata a Steven Price, è stato il vero e proprio pilastro emotivo del primo trailer di Gravity.
La composizione Spiegel im Spiegel (“specchio nello specchio” in tedesco) è stata scritta nel 1978 da Arvo Pärts, compositore estone. Egli descrive questa musica come “tintinnabuli”, come il suono di piccole campane, uno stile compositivo da lui creato che si basa su due voci:
la voce Tintinnabuli, che arpeggia costantemente una triade fondamentale (accordo di base) legata alla tonalità principale del brano,
la voce Melodica, che si muove in modo diatonico, spesso procedendo per gradi congiunti e seguendo traiettorie rigorose.
Il risultato è un’atmosfera sospesa, contemplativa ed essenziale, che Pärt ha introdotto per la prima volta nel 1976 con il celebre brano Für Alina.
Il titolo dell’opera Spiegel im Spiegel (“specchio nello specchio” in tedesco) si riferisce all’illusione ottica dell’infinito che si crea mettendo due specchi uno di fronte all’altro. Nel contesto di Gravity, questo “infinito” diventa visivo e claustrofobico: il vuoto cosmico eterno in cui la protagonista rischia di perdersi per sempre, un vuoto a cui deve abbandonarsi per poter ritrovare la forza di rinascere. Uno spazio infinito e calmo, indifferente alla tragedia umana che vi si consuma.
(Risposta elaborata da Gemini IA)
* Nota Bene: lo scopo di questo post è solo divulgativo e narrativo, senza alcuna intenzione di promuovere ideologie, celebrare miti o incentivare condotte vietate. Non è sponsorizzato e non ha fini commerciali. Tutti i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari.