Diario del viaggio in Grecia

IL PELOPONNESO

Sabato 27 luglio 1985, io e una mia amica partiamo dalla stazione ferroviaria di Verona dirette al porto di Ancona. Abbiamo deciso di fare un viaggio insieme di tre settimane in Grecia: zaino in spalla, pochi soldi e molta avventura.
Con una cartina geografica, uno zaino capiente, una tenda canadese, un itinerario buttato giù con l’ausilio della guida del Touring Club Italiano, partiamo per Patrasso. Il traghetto naturalmente lo abbiamo prenotato anticipatamente, trascorriamo la notte nella sala poltrone sistemandoci alla bene e meglio… tanto col casino che c’è chi si addormenta? Ci sono un sacco di coetanei e non, che viaggiano come noi.

INDICE DELLE TAPPE DI VIAGGIO:

Il Peloponneso:

1. Olimpia – Sparta – Mistras
2. Micene – Nauplia – Epidauro – Corinto
3. Atene

 

Dopo 33 ore di viaggio arriviamo al porto di Patrasso. Ci occorre un po’ di tempo per ritrovare l’equilibrio sulla terraferma, quindi ci dirigiamo alla stazione dei pullman.
La linea ferroviaria greca è praticamente inesistente: un solo binario attraversa tutto il paese per cui si deve aspettare un sacco di tempo prima che passi un treno. Invece la rete dei pullman è più che soddisfacente.

Raggiungiamo la prima tappa: Olimpia.

Sostiamo al Camping Diana, dove cerchiamo di sistemare la tenda su una collinetta, ma accidenti…il terreno è talmente indurito dall’arsura che i picchetti penetrano appena qualche centimetro! Facciamo meglio che possiamo e andiamo finalmente a mangiare, e poi in una specie di disco all’aperto dove proviamo a ballare il “Sirtaki”.

 

Il Sirtaki (in greco συρτάκι) è una danza popolare greca. Non è antica ma fu creata nel 1964 per il film “Zorba il greco”, sommando due versioni, una normale e un’altra più lenta, della danza greca hasapiko (in greco χασάπικος). Questo ballo, e la musica stessa (di Mikis Theodorakis), vengono anche chiamate danza di Zorba.
Caratteristica principale della danza e della musica è il fatto che il ritmo progressivamente va aumentando.

 

Rientriamo presto perchè siamo davvero esauste dopo tante ore di viaggio. Il giorno seguente iniziamo bene con un’abbondante colazione: pane, burro e miele greco, che è dolcissimo e molto fluido, e te al limone. Sul caffè soprassediamo (è tipo alla turca… se non lo sorseggi ti riempi la bocca di fondi di caffè 🙂 ).

Ci accingiamo quindi a conoscere Olimpia. Visitiamo gli scavi, il Museo Archeologico e il Museo dei Giochi Olimpici.

OLIMPIA


Olimpia – Rovine del tempio di Zeus

È a Olimpia che nacquero i primi Giochi Olimpici nel 776 a.C., una festa sportivo-religiosa che si ripetè ogni quattro anni fino al 393 d.C. in onore di Zeus, la divinità suprema dell’Olimpo della Mitologia greca. In occasione delle Olimpiadi tutti i greci si riunivano, per la durata dei giochi venivano sospese le ostilità in tutta la Grecia.

Che Olimpia fosse anche luogo di culto di grande importanza è testimoniato dai resti di antichi templi, teatri, monumenti e statue rinvenute. Il più famoso tempio di Olimpia era quello eretto in onore di Zeus: all’interno vi era un’imponente statua in oro ed avorio che lo rappresentava e che è andata distrutta. È inserita fra le sette meraviglie del mondo antico.

Un’esauriente descrizione ci viene dalle pagine di Pausania, scrittore e geografo greco antico di origine asiatica, vissuto intorno al II secolo d.C.: Zeus reggeva nella mano destra una Nike (vittoria) d’oro e avorio, mentre nella sinistra teneva uno scettro su cui poggiava l’aquila d’oro, simbolo della divinità. Il dio indossava sandali e il mantello di lamina d’oro era decorato con fiori di giglio in pietra dura e pasta vitrea. Il trono, crisoelefantino anch’esso e decorato con ebano e pietre preziose, recava in rilievo numerose rappresentazioni di ispirazione storica e mitologica, idealmente collegate alle decorazioni già presenti nel tempio.

Zeus

Zeus è il dio del cielo e del tuono, i suoi simboli sono la folgore, il toro, l’aquila e la quercia.
Figlio dei titani Crono e Rea, Zeus venne salvato dalla madre che alla nascita lo nascose perchè non finisse come i suoi fratelli, che erano stati tutti ingoiati dal padre perchè temeva si rivelasse la profezia dell’oracolo: gli era stato infatti predetto che prima o poi, uno dei suoi figli lo avrebbe spodestato.
Il padre Crono, che aveva egli spodestato suo padre Urano che a sua volta aveva occultato alla nascita i suoi figli nelle viscere della terra, non potendo uccidere i suoi figli poichè erano immortali, li  ingoiò appena nati. Avvenne così che al posto del suo ultimo figlio, Rea portò a Crono una pietra avvolta in panni che egli ingoiò credendola il figlio.
Il mito di Crono assume così il simbolo dell’inesorabile trascorrere del tempo come divoratore di tutti gli eventi.
Una volta adulto, Zeus sconfisse Crono e gli fece vomitare gli altri figli, quindi dopo aver sconfitto i Titani e i Giganti e detronizzato il padre instaurò il kosmos, ossia il “regno dell’ordine e della giustizia”.

Zeus, signore degli dei e dell’Universo, potè così regnare dall’alto dell’Olimpo sulla stirpe divina e sugli uomini, custode supremo dell’ordine e dell’armonia del mondo di cui è re e giudice.

 

 

LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO ANTICO

Le sette meraviglie del mondo sono strutture e opere architettoniche, artistiche e storiche che i Greci e i Romani ritennero i più belli e straordinari artifici dell’intera umanità. Sono:

  • La Piramide di Cheope a Giza (Egitto): la più antica fra le sette meraviglie e l’unica che sopravvive ancora oggi. Rappresenta la glorificazione delle imprese del faraone.
  • I Giardini pensili di Babilonia (Mesopotamia): dove si racconta che la regina Semiramide raccogliesse rose fresche durante tutto l’anno.
  • La Statua di Zeus a Olimpia (Grecia): grandiosa testimonianza di arte religiosa, opera dello scultore greco Fidia.
  • Il Tempio di Artemide a Efeso (Turchia): noto per le sue enormi dimensioni e la ricchezza delle decorazioni ma del quale ne rimangono oggi solo minimi resti.
  • Il Colosso di Rodi (Grecia): enorme statua bronzea situata nell’omonima isola.
  • Il Mausoleo di Alicarnasso (Turchia): monumentale tomba dove riposa il satrapo Mausolo, situata ad Alicarnasso.
  • Il Faro di Alessandria: (Egitto): costruzione che rischiarava la via ai mercanti che si approssimavano al porto.

Altri elenchi più antichi furono compilati, questa lista si presume risalga al III secolo a.C. poiché comprende il Faro di Alessandria, costruito tra il 300-280 a.C., e il Colosso di Rodi crollato per un terremoto nel 226 a.C.
Tutte queste meraviglie situate rispettivamente in Egitto, in Mesopotamia (nell’attuale Iraq), in Grecia, in Asia Minore (nell’attuale Turchia) furono costruite più di 2 000 anni fa e furono contemporaneamente visibili solo nel periodo fra il 250 a.C. e il 226 a.C.; successivamente andarono via via distrutte per cause diverse.

 

Nel pomeriggio proseguiamo per Gythion che si trova sul mare, vi sostiamo per la notte per ripartire il giorno dopo. Arrivando alla stazione dei pullman assistiamo a un diverbio tra un gruppo di ragazzi italiani e l’autista del pullman che non vuol saperne di farli salire.
Quando ci avviciniamo l’autista, gentilissimo, li invita a scostarsi per lasciarci passare, in Grecia le donne sono molto rispettate. Non capiamo bene cosa sia successo, ma vedendo i ragazzi mortificati diciamo all’autista che facciamo parte dello stesso gruppo e dopo alcune rassicurazioni la cosa si risolve. Ci rimettiamo tutti in viaggio, con qualche amico in più.

Stiamo per raggiungere la seconda tappa: Sparta

La temperatura è molto elevata ma priva di umidità per cui si sta benissimo, i pullman peraltro sono dotati di aria condizionata… totalmente gratuita (ironia): i finestrini completamente aperti!

Prendo posto vicino a una donna anziana greca: io, pantaloncini corti, canottiera e sandali… lei, abito scuro lungo fino ai piedi e fazzoletto in testa calato sul viso. Mi chiedo come faccia a non avere caldo… ci guardiamo per un attimo e intuisco il suo pensiero…


Donna greca al forno

SPARTA

Una delle più grandi e influenti polis,  rivale di Atene, Sparta fu tra le protagoniste della storia della Grecia antica.
L’antica Sparta fu fondata nel XII secolo a.C. dai Dori, una popolazione indoeuropea giunta dall’Argolide. Impegnata ad espandersi, per un lungo periodo affrontò delle guerre contro le altre popolazioni del Peloponneso da cui ne uscì rafforzata, tanto che a metà del VI secolo a.C. optò per una politica di alleanze, che portò alla costituzione della Lega peloponnesiaca.
Le mire espansionistiche di Atene che intendeva affermare la propria egemonia sui greci, portarono a scontri con la Lega che sfociarono nella guerra del Peloponneso (dal 431 al 404 a.C.) nella quale, dopo alterne vicende, crollò la potenza di Atene. La supremazia di Sparta ebbe importanza determinante anche durante le guerre persiane, rappresentando un punto di riferimento e raccogliendo attorno a sé le altre città greche.

Sparta, come tutte le poleis della Grecia, sin dal principio fu una monarchia, con la particolarità di avere due re (diarchia), appartenenti a due distinte dinastie. La società era divida in classi, al vertice erano gli spartiati, i diretti discendenti dei Dori, a ognuno dei quali alla nascita veniva assegnato un appezzamento di terreno che veniva coltivato dagli iloti: i popoli dei territori invasi, assogettati e resi schiavi, il punto più basso della scala sociale, il cui compito era, appunto, occuparsi dei lavori agricoli.
Gli spartiati dall’età di sette anni venivano iniziati all’addestramento militare, compiuto in un regime di vita comunitario, entrando a diciannove anni nell’esercito. L’esercito spartano era noto come il più forte e disciplinato di tutta la Grecia. Alle femmine veniva impartito un tipo di educazione con caratteristiche analoghe relativamente a compiti femminili.
Nel mezzo erano i perìeci, gli abitanti dei territori che circondavano la città, i quali sebbene sotto il dominio politico di Sparta, erano in stato di libertà e di autonomia. Ad essi competevano i lavori commerciali e artigianali.

Il declino di Sparta iniziò subito dopo la conquista del potere sull’intera Grecia. Nel III secolo a.C. a una crisi politica, si aggiunsero quella demografica e quella economica, l’autonomia politica di Sparta finì con la conquista macedone prima, e romana poi. Nel IV secolo fu quasi completamente distrutta dai Goti di Alarico e nel IX sec. nuovamente dagli Slavi. Ricostruita dai Bizantini, passò nel 1460 ai Turchi di Maometto II e tornò all’Impero ottomano dopo la temporanea occupazione veneziana del 1669-1715. La città moderna fu edificata nel 1834 da Ottone, re di Grecia.

La storia di questa città vede spesso confondersi realtà e leggenda, richiamandosi a miti famosi come quello di Elena, figura mitologica greca ritenuta la donna più bella del mondo, regina di Sparta e sposa di Menelao, il cui rapimento da parte di Paride scatenò la guerra di Troia.
Altri miti furono alimentati dalla stessa Sparta e dal suo esercito. Come il sacrificio dei trecento spartani nella battaglia delle Termopili (480 a.C), combattuta dalle poleis greche unite in un’alleanza e guidate dal re di Sparta Leonida I per tentare di arrestare l’avanzata del potente esercito persiano, al comando del re Serse nel cuore della penisola ellenica. Sebbene non fu determinante dal punto di vista militare, tale sacrificio rimase nell’immaginario collettivo greco come esempio di abnegazione ed eroismo.
Alla sorte dei 300 spartani che si sacrificarono insieme al proprio re, si è ispirato il famoso scrittore di fumetti Frank Miller che ha pubblicato un graphic novel (romanzo a fumetti) intitolato 300. Si tratta di una libera e drammatica trasposizione del film del 1962, visto dall’autore quando era un bambino, che ha ispirato l’omonimo film del 2007 diretto da Zack Snyder.

Della città antica, che sorgeva nelle immediate vicinanze della Sparta attuale, sono rimasti pochi reperti archeologici: si scoprono in mezzo agli ulivi l’acropoli e le fondazioni del tempio di Atena, un santuario dedicato ad Artemide Orthia, ed i resti di un teatro ellenico-romano.

Proseguiamo quindi per Mystras dove ci fermiamo per la notte, ma prima di andare al camping decidiamo di visitarla. Per errore scendiamo alla fermata sbagliata e tornare indietro significa trovarci per la strada di notte, visto che perderemo il prossimo pullman e il successivo ci sarà solo la sera. Quindi per non correre inutili rischi la sacrifichiamo, ci accontentiamo di vederla da lontano leggendo ciò che la riguarda dalla guida del Touring.

MYSTRAS


La fortezza franco-crociata

Mystras è una delle capitali storiche della Grecia bizantina, sorge nei pressi di Sparta, da cui dista circa 5 km.

Cittadina fortificata alle pendici del monte Taigeto, fu costruita su tre livelli di altitudine tutti quanti protetti da mura spesse, bastioni e rocche di avvistamento.
Sul colle domina la fortezza del Villarduino.
Un sentiero lastricato molto scenico porta verso la parte bassa di Mistràs, dove si raggiungono chiese, monasteri bizantini, palazzi e case in rovina.
Nel 1989 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Nel 1249 Mistras divenne sede del principato di Acaia (o di Morea), stato vassallo dell’Impero Latino che ebbe origine nel 1210 quando, sulla scia della Quarta crociata terminata con il saccheggio di Costantinopoli e la spartizione dell’Impero Bizantino da parte dei principi dell’Occidente cristiano, Goffredo I di Villehardouin sbarcò nel Peloponneso e con Guglielmo di Champlitte conquistò gran parte del medesimo. Dopo essere passata di mano a una serie di despoti, Mistras nel 1460 venne consegnata al sultano ottomano Maometto II. Conquistata dai veneziani nel 1715 ritornò nuovamente ai turchi, per poi essere abbandonata nel 1832 allorché Ottone I di Grecia decise di ricostruire l’antica città di Sparta, e Mistras si spopolò lentamente.
(Nella foto: I tre livelli di Mistras: Pandanassa e palazzi)

Dopo aver sostato un poco, neanche aspettiamo il pullman e decidiamo di avviarci a piedi, con un po’ di dispiacere per la mancata visita. Accaldate, sotto un sole cocente approfittiamo con gioia degli spruzzi che giungono fin sulla strada da un irrigatore che lancia a getti acqua in un campo. Dopo poco siamo già asciutte, e quando arriviamo al camping molliamo gli zaini sotto un ulivo e ci fiondiamo sotto la doccia!

La prossima tappa è la bellissima mitica Micene.