New York, la città più famosa e popolosa, a partire dal XVII secolo fu raggiunta a più riprese anche dalle comunità ebraiche di differente provenienza geografica, spesso vittime di discriminazioni, persecuzioni ed espulsioni. Diventerà la più grande comunità ebraica al mondo fuori dallo Stato di Israele.
Le prime persecuzioni contro gli ebrei ebbero origine nell’antichità come diffidenza culturale: essi rifiutavano le divinità greche e romane in favore di un solo Dio. Dopo la seconda distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte dei Romani (la prima avvenne nel 587 a.C per mano dei babilonesi) e la dura repressione delle rivolte ebraiche, gli ebrei subirono la “Grande diaspora” e si dispersero nel mondo. (Antigiudaismo culturale e politico).
Con la cristianizzazione dell’Impero Romano e il consolidamento del potere della Chiesa, il pregiudizio e l’ostilità religiosa si consolidarono: agli ebrei venne attribuita la colpa collettiva della morte e della crocifissione di Gesù Cristo (deicidio), si diffusero superstizioni infondate specialmente in epoca medievale, come profanazioni, omicidi rituali, avvelenamento dei pozzi, diffusione della la Peste Nera (1348). Furono oggetto di persecuzioni ed espulsioni di massa dai regni cattolici dell’Inghilterra (1290) e della Spagna (1492) da cui potevano “salvarsi” solo convertendosi al cattolicesimo.
A partire dal Cinquecento con la Controriforma che portò a un clima di forte controllo culturale, sociale e religioso, l’Europa scelse la via della segregazione: nelle città nacquero i “ghetti”, quartieri separati dove gli ebrei erano costretti a risiedere. Il primo venne istituito a Venezia nel 1516, poi a Roma nel 1555, erano imposte loro forti limitazioni professionali, in genere potevano praticare il commercio degli stracci o il prestito di denaro, attività vietata ai cristiani poiché ritenuta immorale. (Antiebraismo religioso).
Fu nel Settecento, con l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese che gli ebrei poterono emanciparsi, ottenendo finalmente pieni diritti civili in molti Stati europei, e l’accesso a professioni che prima erano loro vietate. Nell’Ottocento non si trattava più solo di religione, i pregiudizi e le ostilità nei loro confronti si trasformarono in risentimento sociale e politico, per culminare nel Novecento in un odio biologico e razziale che ha portato alla Shoah. (Antisemitismo sociale e politico).
• I primi ad arrivare a New York furono gli ebrei sefarditi che nel 1654 crearono un loro primo insediamento nell’America del Nord; provenivano dalla Spagna da cui erano stati espulsi con il decreto dell’Alhambra del 1492 emanato dai re cattolici, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona. Finirono per disperdersi principalmente nell’Impero Ottomano (Salonicco e Istanbul), nel Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia), nei territori italiani (Venezia, Livorno e Ferrara).
Molti fuggirono nel vicino Portogallo, ma nel 1496 anche re Manuele I ne decretò l’espulsione o la conversione forzata. Dalla penisola iberica una parte si diresse verso il Nord Europa (Amsterdam e Londra) altri migrarono verso le colonie francesi, olandesi e inglesi del continente americano. Tradizionalmente la loro lingua è il ladino (giudeo-spagnolo, da non confondere con il ladino dolomitico).
• Intorno al 1840 giunsero a New York gli ebrei ashkenaziti in fuga dai paesi dell’Europa centrale e orientale di lingua tedesca, a causa delle leggi restrittive e discriminatorie cui erano sottoposti. Molti inizialmente si stabilirono nei pressi di Kleindeutschland, il quartiere degli immigrati tedeschi non ebrei, con cui condividevano la lingua e la cultura d’origine. Si integrarono rapidamente esercitando prima come venditori ambulanti, sarti, e poi nel commercio e nel settore bancario.
Un’altra ondata di ebrei ashkenaziti giunse sul finire del 1800, questa volta provenienti dall’Europa dell’Est e in fuga dalle violente persecuzioni e massacri (pogrom), messi in atto nei loro confronti dopo l’assassinio dello zar Alessandro II (1881), che si scatenarono in tutto l’Impero Russo e nell’Est Europa. Poverissimi, legati alle tradizioni ortodosse, si concentrarono nel Lower East Side di Manhattan, vennero impiegati nell’industria dell’abbigliamento dando notevole impulso ai movimenti sindacali della città. La loro lingua storica è lo Yiddish.
• Tra il 1881 e il 1914 migliaia gli ebrei galizianer raggiunsero New York in fuga condizioni economiche durissime. Originari della Galizia, una regione storica dell’Impero Austro-Ungarico (da non confondere con la Galizia spagnola), oggi divisa tra la Polonia meridionale e l’Ucraina occidentale, nonostante godessero di parità di diritti civili e della protezione dell’imperatore Francesco Giuseppe, gli ebrei galiziani vivevano in uno stato di povertà estrema per l’arretratezza della regione priva di un’industrializzazione moderna e per la sovrappopolazione nei villaggi ebrei (shtetl) dovuta all’alto tasso di natalità. Di cultura ashkenazita parlavano principalmente yiddish. Quando arrivarono a New York popolarono in massa il Lower East Side di Manhattan, creando una fitta rete di associazioni di mutuo soccorso (Landsmanshaften).
• A partire dagli anni venti del Novecento a raggiungere New York furono gli ebrei chassidici, una minoranza sviluppatasi tra gli ebrei ashkenaziti dell’Europa dell’Est, che si stabilirono principalmente a Brooklyn.
Il Chassidismo è un movimento religioso nato all’interno dell’ebraismo ortodosso orientale (principalmente in Polonia e Ucraina) durante il XVIII secolo. Di carattere mistico, sostiene il concetto che in ogni cosa vi sia la scintilla del divino e non sia necessario uno studio assiduo della Legge, né una vita di ascesi e di rinunzia, ma piuttosto un forte sentimento interiore che si traduce nel quotidiano in uno stato di gioia e unione emotiva con Dio. È organizzato in dinastie, ognuna fedele al proprio rebbe (capo spirituale carismatico), la loro prima lingua è lo Yiddish.
È una comunità ortodossa che ancora oggi tende a vivere un po’ appartata dal mondo moderno, essendo molto legata al proprio modo di vita tradizionale e volta a salvaguardare una sorta di purezza spirituale. Gli ebrei chassidici hanno regole severe sull’uso dei Media tradizionali e digitali, sulla separazione di genere e sull’abbigliamento che segue infatti un codice molto rigoroso, proprio dei costumi dell’Europa settecentesca: gli uomini portano la barba lunga, i riccioli laterali (payot), indossano lunghi cappotti neri (kapote), cappelli di feltro o di pelliccia. Le donne sposate coprono i capelli con parrucche o foulard, portano gonne lunghe sotto il ginocchio e le maniche fino ai gomiti. Tradizionalmente parlano lo Yiddish che ancora oggi è la loro prima lingua.
Tra le varie comunità che fanno capo al chassidismo c’è la dinastia Satmar, un movimento principalmente di ebrei ungheresi e rumeni che sono sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale. Quando arrivarono a New York a metà del Novecento si stabilirono nel quartiere di Williamsburg, a Brooklyn.
Unorthodox, è una miniserie del 2020 diretta da Maria Schrader, liberamente ispirata all’autobiografia di Deborah Feldman. Ambientata nel quartiere di Williamsburg, racconta delle origini chassidiche di Esty Shapiro (splendidamente interpretata da Shira Haas). È una giovane donna che si dimostra coinvolta ed entusiasta della sua appartenenza alla comunità in cui è cresciuta, ma nello stesso tempo “sente” che la sua natura le viene negata da regole e divieti ormai anacronistici. Lo dimostrata il fatto che la sua stessa comunità, con una certa ipocrisia, cerca di eluderli ‘al bisogno’.
• Gli ebrei mizrahim, che provenivano dai territori del Medio Oriente, del Nord Africa e del Caucaso; in fuga dall’Impero Ottomano ormai decadente e di cui erano parte, furono i primi a sbarcare a New York alla fine dell’Ottocento. Provenivano principalmente dalle antiche comunità di Aleppo e Damasco in Siria, e si integrarono alle preesistenti comunità sefardite.
Nel corso del Novecento arrivarono consistentemente dall’Egitto, Libano, Yemen, Marocco, Tunisia, Iraq, ma il loro divenne un vero e proprio esodo di massa nel 1948 con la nascita dello Stato di Israele e le successive guerre arabo-israeliane. La vita degli ebrei nei paesi musulmani divenne insostenibile e dovettero abbandonare il Medio Oriente, dirigendosi per la maggior parte in Israele mentre altre migliaia trovarono rifugio a New York.
• Agli inizi del Novecento iniziarono ad arrivare i primi ebrei romanioti, una delle comunità ebraiche più antiche presenti nell’area balcanica fin dai tempi dell’Impero Romano e Bizantino. Provenivano per la maggior parte da Ioannina (Giannina), città della regione storica dell’Epiro che dal 1430 faceva parte dell’Impero Ottomano, ormai in declino. La città venne occupata dalle truppe greche nel 1913 durante la prima guerra balcanica, che si concluse con il Trattato di Londra da cui la Grecia ottenne l’Epiro.
La prima guerra balcanica (1912-1913) è stato un conflitto chiave nella storia europea del Novecento, combattuto tra la Lega Balcanica (Serbia, Bulgaria, Grecia e Montenegro, che riuscirono ad allearsi superando temporaneamente le storiche rivalità) e l’Impero Ottomano. La guerra portò alla quasi totale espulsione degli ottomani dalla penisola balcanica e ridisegnò radicalmente i confini della regione.
Ma la spartizione territoriale creò fortissime tensioni tra le parti, specie per la Bulgaria che rimase delusa e insoddisfatta, e solo un mese dopo attaccò i suoi ex alleati scatenando la seconda guerra balcanica (1913). Fu un conflitto breve ma sanguinoso da cui la Bulgaria uscì sconfitta.
Con gli accordi di pace alcune questioni rimasero in sospeso, e anziché stabilizzare la situazione politica della penisola balcanica si crearono le basi per lo scoppio della Prima guerra mondiale.
A New York la comunità romaniota si insediò nel Lower East Side di Manhattan, distinguendosi per i tratti culturali unici che derivavano da una lunghissima storia di isolamento e integrazione vissuta nel mondo ellenico. Essi tradizionalmente parlavano lo yevanico (o giudeo-greco) e conservavano un rito liturgico che ha radici antiche, il Minhag bizantino.
Un ulteriore gruppo di ebrei romanioti arrivò negli Stati Uniti dopo il 1950, i pochi superstiti sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti ritrovandosi senza nulla, in una Grecia martoriata da una guerra civile emigrarono in parte verso Israele e in parte verso New York dove erano presenti reti familiari storiche. La loro cultura è rimasta viva in pochi nuclei, nel Lower East Side di Manhattan sorge l’unica sinagoga romaniota: la Kehila Kedosha Janina che venne fondata dagli immigrati greci all’inizio del Novecento.
• Nel 1979 dall’Iran molti membri della comunità ebraica persiana migrarono negli Stati Uniti, non sentendosi più al sicuro in conseguenza alla Rivoluzione Islamica. Si stabilirono a New York, in particolare nei sobborghi di Long Island.
L’antichissima comunità ebraica persiana risale al 538 a.C. quando Ciro il Grande pose fine alla cattività babilonese e consentì agli ebrei di tornare a Gerusalemme, molti di loro decisero di rimanere sviluppando un legame profondo con l’antica cultura persiana, molto prima della nascita dell’Islam. La comunità ebraica fu riconosciuta una “minoranza protetta” insieme ai cristiani e ai zoroastriani.
• Dalla fine degli anni Ottanta del Novecento decine di migliaia di ebrei bukhariani lasciarono l’Asia centrale per emigrare a New York in seguito al collasso dell’Unione Sovietica. Provenivano principalmente dai territori conquistati dall’Impero russo nel corso dell’Ottocento, che oggi corrispondono all’Uzbekistan e al Tagikistan, entrambi nati nel 1991 come Stati indipendenti. Si stabilirono quasi esclusivamente nel Queens mantenendo intatte le loro tradizioni.
La comunità degli ebrei bukhariani è una delle più antiche dell’Asia centrale. Molti secoli prima si stabilirono lungo la Via della Seta, specialmente nelle antiche città di Bukhara e Samarcanda (nell’odierno Uzbekistan). Per secoli sono rimasti completamente isolati dal resto del mondo ebraico, sviluppando una lingua, una musica e una cultura religiosa proprie.
Le comunità ebraiche che giunsero a New York non solo provenivano da aree geografiche diverse e parlavano lingue differenti, ma avevano anche modi molto distanti di intendere la propria identità, le tradizioni quotidiane e la concezione stessa della religione:
• l’ebraismo riformato e conservatore fu tipico degli ebrei ashkenaziti tedeschi, che cercarono di adeguare i costumi della loro comunità integrandosi nel resto della società; essi abbandonarono presto lo yiddish a favore del tedesco, mantenendo l’ebraismo solo come fede religiosa.
• l’ebraismo ortodosso tradizionale caratterizzava gli ebrei ashkenaziti dell’Europa dell’Est, che concepivano l’ebraismo non solo come religione ma come un’identità nazionale e culturale a 360 gradi. Più moderato e flessibile era invece l’approccio degli ebrei sefarditi, contraddistinto da una grande apertura intellettuale e tolleranza.
• l’ebraismo fortemente tradizionalista degli ebrei mizrahim custodiva tradizioni antichissime e uniche. Per loro la tradizione era un patrimonio identitario, non un dogma punitivo, e l’atteggiamento verso i singoli membri era totalmente privo di rigidità.
• l’ebraismo ultra-ortodosso degli ebrei haredim, rappresenta la corrente più conservatrice e intransigente nel seguire rigorosamente la Torah e i dieci comandamenti. Si definiscono custodi dell’eredità ebraica, e tendono a rifiutare molti aspetti della modernità che ritengono in contrasto con i valori biblici. È la comunità ebraica a più rapida crescita nel mondo: la famiglia è considerata il centro sacro della società e, nel rispetto del primissimo comandamento della Torah (“Crescete e moltiplicatevi”, Genesi 1:28), hanno famiglie numerose, in media di 6-8 figli.
Le comunità ultraortodosse emigrate a New York, si insediarono principalmente nel distretto di Brooklyn ricostruendo da zero il proprio mondo, riuscendo a creare uno Stato nello Stato. A causa del sovraffollamento e dell’elevato costo delle abitazioni si spostarono fuori città, acquistando terreni e fondato vere e proprie cittadine autonome ed enclave ultraortodosse.
All’interno del mondo Haredi storicamente si distinguono due correnti principali:
i Chassidim (La via del cuore e della gioia): un movimento mistico diffusosi a partire dall’Ucraina; devoti a un leader spirituale dinastico (il Rebbe), i chassidim propongono un approccio emotivo e gioioso alla fede, contrastando il freddo intellettualismo dello studio puro;
i Litvaks (La via della mente e dello studio): di origine lituana, non seguono un Rebbe dinastico ma i grandi maestri studiosi del Talmud, all’interno delle accademie rabbiniche (Yeshivot). Essi mettono al centro di tutto l’intelletto, la logica rigorosa e lo studio costante dei testi sacri. Nel vestire, i Litvaks si distinguono per comuni abiti neri dal taglio più contemporaneo, camicia bianca e cappelli di feltro a tesa larga, e tendono a tenere i riccioli laterali (payot) molto corti, discreti e infilati dietro le orecchie.
I Litvaks sono noti anche con il termine Misnagdim o Mitnagdim (ovvero “opponenti”), in quanto nel XVIII secolo si opposero fermamente all’ascesa dei Chassidim, di cui temevano il misticismo ritenendolo una forma di fanatismo pericoloso per lo studio dottrinale. Nel corso del Novecento l’antico scontro tra Chassidim e Litvaks si è ampiamente spento.
Mentre nel resto del continente gli ebrei erano perseguitati, i sovrani del Granducato di Lituania videro in loro un’opportunità straordinaria per modernizzare ed espandere l’economia del proprio Stato. Furono accolti, garantendo loro protezione e lo status di uomini liberi; come risultato, la comunità prosperò.
Il Granducato di Lituania
Il Granducato di Lituania nacque dall’unione delle tribù baltiche nel XIII secolo per difendersi dalle crociate dei Cavalieri Teutonici, volte a convertire e sradicare le ultime sacche di paganesimo e a colonizzare la parte centro-orientale dell’Europa. Il Granducato fu l’ultimo stato pagano europeo a convertirsi: nel XIV secolo con il matrimonio combinato tra Edvige (regina di Polonia) e Jogaila (granduca di Lituania, che divenne Re di Polonia nel 1386), fu stipulato un accordo con cui il granduca con tutta la nobiltà lituana, si convertì ufficialmente al cattolicesimo romano (Unione di Krewo). Nonostante ciò il paganesimo rimase fortemente radicato nel territorio lituano.
Nel XV secolo il Granducato raggiunse la sua massima estensione territoriale.
Nel 1569 con l’Unione di Lublino, che sancì la fusione del Regno di Polonia e del Granducato di Lituania, nacque ufficialmente la Confederazione Polacco-Lituana, che divenne una delle entità nazionali più grandi e popolose d’Europa, raggiungendo il suo massimo splendore tra il XVI e il XVII secolo. Venne successivamente coinvolta nella Grande Guerra del Nord (1700-1721), un lungo conflitto combattuto per l’egemonia sul mar Baltico. Il territorio lituano subì devastazioni, saccheggi e carestie che, unite a una violenta epidemia di peste che imperversava nelle regioni baltiche, decimarono la popolazione. Il conflitto si concluse con la vittoria della Russia di Pietro il Grande, che si affermò come nuova grande potenza europea, e il definitivo tramonto della Svezia come nazione egemone nel nord Europa.
La Confederazione polacco-lituana finì per essere smembrata e spartita tre volte tra Russia, Prussia e Austria, fino al 1795 quando sparì del tutto dalle mappe dell’Europa. Il suo territorio fu annesso quasi interamente all’Impero Russo. Sotto il dominio degli Zar, se da un lato gli ebrei lituani furono pesantemente discriminati e confinati nella cosiddetta Zona di Residenza, dall’altro la popolazione autoctona lituana subì una pesante politica di russificazione: la lingua lituana fu vietata e l’alfabeto latino bandito. La resistenza culturale lituana si organizzò attraverso i Knygnešiai (i contrabbandieri di libri), che introducevano illegalmente libri in lingua madre stampati all’estero. L’identità nazionale fu così tenuta viva clandestinamente fino al termine della Prima guerra mondiale quando, con il crollo degli imperi russo, austro-ungarico e tedesco, la Lituania e la Polonia nel 1918 tornarono ad esistere come Paesi indipendenti.
All’interno della Confederazione polacco-lituana la comunità dei litvaks crebbe ulteriormente e poté godere di una certa autonomia, sviluppando un’identità culturale e un dialetto yiddish fortemente distinti. Nelle campagne lituane si sviluppò il fenomeno degli shtetl, piccoli villaggi a maggioranza ebraica dove la vita scorreva al ritmo delle tradizioni religiose, creando un tessuto sociale unico e coeso, fino l’occupazione nazista nel 1941. I Litvaks vennero in gran parte sterminati durante l’Olocausto.
Nel 1898 venne a formarsi la moderna città di New York, con l’accorpamento (consolidation) dei cinque borough odierni: Manhattan, Brooklyn, Queens, The Bronx, Staten Island. Nei primi anni del Novecento l’economia era in grande espansione ed era richiesta molta manodopera, ciò favorì una forma di “migrazione interna”… continua
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