Donnie Darko e la predestinazione

Quando nel 2001 uscì nelle sale cinematografiche il film Donnie Darko non risultò proprio facile da comprendere, e registrò incassi piuttosto bassi. Ma tra gli spettatori ci fu chi rimase affascinato e si creò un certo seguito di pubblico attraverso un passaparola, che lo portò a diventare un film di culto, molto apprezzato anche per la colonna sonora che include brani famosi degli anni Ottanta.

Il protagonista del film nel pieno della sua adolescenza, vive una fase della vita già di per sé complicata per un individuo in formazione, sullo sfondo di un periodo storico piuttosto complesso.
La società civile sembra vivere una tranquillità spesso artificiale, in un sistema finalizzato ad alimentare i consumi, a soddisfare i desideri e l’illusione di vivere in un tempo eterno obnubilato dal consumismo.
Un sistema sociale caratterizzato da un conformismo borghese, che già la Beat generation tentò di erodere negli anni cinquanta del Novecento, un sistema patriarcale oppressivo che anche un giovane come Christopher McCandless rifiutò abbandonando tutto per vivere on the road, nel tentativo di dare un senso alla propria vita.

A scuola la professoressa di lettere sembra essere consapevole del fatto che Donnie Darko sia uno studente fuori dalle righe, e per avere un commento che sia frutto di un pensiero, è a lui che chiede un’opinione sulle azioni compiute dai protagonisti del racconto ‘The destructors’ (I distruttori), scritto da Graham Green nel 1954. Egli afferma:

«Distruggere fa parte del processo creativo, perciò, bruciare i soldi è una provocazione. Vogliono vedere che cosa succede a sfasciare il mondo. Vogliono cambiare le cose».

Donnie riesce a fronteggiare il suo malessere riflettendolo su Frank, che egli definisce un “amico immaginario”. È il suo alter ego che visto allo specchio gli mostra il suo lato oscuro, lo spinge ad agire, ad avere coraggio. «Puoi fare tutto quello che vuoi» …anche svelare il marcio dietro un perbenismo di facciata di una società tradizionalista e repressiva

Alter ego è un’espressione latina che significa un “altro sé”, una rappresentazione alternativa o speculare di una parte del sé, una manifestazione di aspetti della personalità nascosti o repressi, di una versione idealizzata di sé (più sicura, più forte, più libera).
Avere un alter ego non significa soffrire di un disturbo psicologico, come lo è il disturbo dissociativo dell’identità (con identità multiple separate e non integrate), ma è espressione del modo in cui costruiamo e raccontiamo noi stessi. Può essere adottato in ambito artistico o professionale. Può avere una funzione di difesa, una strategia per poter gestire conflitti interiori o pressioni esterne.

La dottoressa Thurman, che a suo dire si occupa delle “sue turbe”, a un certo punto decide di sottoporlo a ipnosi, lui le racconta di aver conosciuto Gretchen e che ora “stanno insieme”. La dottoressa tenta di spostare il discorso sui conflitti con la scuola, ma Donnie torna a parlare delle ragazze, sconfinando nei desideri sessuali… tanto da essere costretta a svegliarlo.

L’ipnosi è una specie di sonno artificiale, uno stato di trance o di alterazione dello stato di coscienza che può essere indotto con mezzi di suggestione o per mezzo di sostanze chimiche. In ambito terapeutico può favorire il rilassamento e quindi ridurre ansia e tensione, ridurre i freni psicologici e le inibizioni e consentire una maggiore connessione con l’inconscio, con  ricordi o emozioni represse, può essere utile per gestire il dolore e trattare disturbi di origine psicosomatica.
In Italia l’ipnoterapia, la disciplina che utilizza l’ipnosi, può essere praticata solo da professionisti qualificati, specialmente in ambito terapeutico.

Donnie: «Cosa si prova ad avere un figlio schizzato??»
Mamma: «È una cosa meravigliosa».

Infondo Donnie vive la sua vita in modo più cosciente e profondo rispetto ai suoi coetanei. E una cosa che sembra mandare ‘fuori di testa’ solo lui, è quel Jim Cunningham e la sua propaganda intrisa di ipocrisia:

«Ancora troppi ragazzi e ragazze, oggi, sono… sono completamente paralizzati dalle loro paure. Diventano schiavi delle tentazioni e vittime dei danni provocati da droghe, alcool e sesso prematrimoniale. Bene! Ora vi racconterò una piccola storia. La storia triste e commovente di un giovane come voi, la cui vita è stata completamente distrutta da questi strumenti di paura. Un giovane che cercava l’amore, ma lo cercava nei posti sbagliati. Si chiamava Frank».

Non riesce a trattenersi, è come se in Donnie avvenisse una mutazione… infondo il suo «sembra il nome di un supereroe», no?

LA PAURA

La paura è un’emozione primaria che come la gioia, la rabbia o la tristezza è presente sia nel genere umano che nel regno animale. Ha una funzione adattiva: protegge l’individuo di fronte a un pericolo o a una minaccia, reale o immaginaria che sia. Senza tale meccanismo metteremmo continuamente a rischio la nostra incolumità, ecco perché non ha senso eliminare la paura (aver paura della paura). È più vantaggioso invece cercare di viverla in maniera appropriata: imparare ad ascoltarla, a gestirla, a dominarla, razionalizzando i motivi o le situazioni che la inducono.

La paura è un meccanismo di difesa che può indurre reazioni come la lotta o la fuga, ma anche l’immobilità assoluta: quest’ultima è una strategia ancestrale, un modo per rendersi “invisibili” di fronte ai predatori che reagiscono al movimento. L’intensità può variare da una sensazione di leggero disagio a una paura intensa, che può anche sfociare in ansia o fobie. Può diventare una gabbia da cui è difficile uscire.
La paura è vita e morte. Vita perché ci mette in guardia dai pericoli; morte perché ci trattiene dall’azione, può renderci incapaci di affrontare i pericoli.
Ci sono persone che “cercano” la paura, sfidando se stessi nel salire sulle montagne russe, nel guardare film horror, nel seguire cruenti fatti di cronaca nera, partecipando ad escape room (un gioco di ruolo dal vivo in cui i partecipanti rinchiusi in una stanza con ambientazione a tema, devono trovare una via di uscita attraverso vari stratagemmi ed entro un determinato tempo). Tutto ciò allo scopo di riprovare quella cascata di reazioni dovute al rilascio di endorfine e dopamina che queste situazioni inducono, quel senso di euforia e sollievo post-pericolo che crea quasi dipendenza.

Per i popoli antichi la paura consentiva di mantenere un certo ordine in rapporto all’esistenza di un mondo spirituale integrato nel tessuto sociale e religioso, impersonificato da una divinità da adorare o placare. Rispettare tabù, leggi e gerarchie rendeva il gruppo saldo di fronte ai pericoli dell’esistenza. Attraverso rituali, amuleti e formule magiche, l’uomo antico poteva dare una forma concreta all’ignoto, e neutralizzare il timore evocato da spiriti e fantasmi, dal buio della notte. Di fronte a eventi naturali estremi, ai cataclismi interpretati come la collera divina, il ‘sacrificio’ rappresentava lo strumento per ristabilire l’equilibrio tra le forze del bene e del male, tra l’umano e il sacro. Perché ciò venisse assimilato si faceva ricorso ai miti, poi con i filosofi le vecchie superstizioni vennero in gran parte abbandonate.

Mentre i filosofi greci cercavano di trovare spiegazioni razionali ai processi della natura, si costituì a poco a poco una scienza storica che cercava di scoprire le cause naturali che si nascondevano dietro gli avvenimenti: in altre parole si fece strada l’idea che, se uno Stato perdeva una guerra, la responsabilità non fosse da attribuirsi agli dei e al loro desiderio di vendetta. I più famosi storici greci furono Erodoto (484-430 circa a.C.) e Tucidide (460-400 circa a.C.).
[..]
Molte civiltà, oltre a quella greca, credevano che le malattie avessero una causa sovrannaturale. Il termine «influenza», per citare un caso curioso, deriva infatti dalla forma latina medioevale influentia, che significa «azione degli astri sul destino umano»: quindi una persona si ammalava se veniva a trovarsi sotto l’«influenza» negativa dei pianeti. Ancora oggi non sono in pochi a credere che le malattie, per esempio l’AIDS, siano una punizione di Dio e, analogamente, che un malato possa guarire in virtù dell’intervento di una forza sovrannaturale.
Nello stesso periodo in cui i filosofi greci cominciarono a riflettere sulla natura, nacque anche una scienza medica che cercava di scoprire le cause naturali della salute e delle malattie. Colui che pose le basi di tale scienza medica greca fu probabilmente Ippocrate, che nacque nell’isola di Cos intorno al 460 avanti Cristo”.

Tratto da “Le scienze storiche e la scienza medica“ − Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder

 

Qualcosa sblocca un ricordo ai genitori di Donnie: quello di un certo Frankie Feedler, studiavano insieme ed è morto mentre andava al ballo del diploma. Anche Rose si ricorda di lui: «Era predestinato, dissero. Ora potrebbero dirlo anche di Donnie».

 

La predestinazione

La predestinazione è un concetto secondo cui la sorte, il destino di qualcuno è già prestabilito, è stato deciso in anticipo. Da un punto di vista teologico e filosofico il destino di ogni essere umano è già stabilito secondo un piano divino ancor prima della nascita, e avviene indipendentemente dalle scelte o dai meriti futuri dell’individuo.
Nella mitologia greca, personificazione del destino ineluttabile è Ananke, la dea del destino, della necessità inalterabile, del fato; e le Moire, le tre dee filatrici che governano il destino:
Cloto: la più giovane, tiene la conocchia e fila il filo della vita, dando inizio all’esistenza.
Lachesi: gira il fuso e misura la lunghezza del filo, decidendo la sorte assegnata a ciascuno.
Atropo: la più anziana, inflessibile recide il filo decretando la morte inesorabile.
Il destino è una forza cosmica impersonale alla quale persino gli dei dell’Olimpo (compreso Zeus) devono sottomettersi.

Nel dipinto Le filatrici (Las hilanderas), che Diego Velazquez realizzò intorno al 1657 e oggi conservato nel Museo del Prado di Madrid, è rappresentato il mito greco di Aracne: una mortale con il dono straordinario di essere un’abile filatrice e tessitrice, per il suo smisurato orgoglio osò sfidare al telaio Atena (Minerva per i romani), la dea dell’arte della tessitura, della sapienza e della strategia. Aracne in tal modo peccò di superbia (hybris) e venne punita: trasformata in un ragno è condannata a filare la sua tela per l’eternità. Aracne, osando prendere il controllo del “filo” (del proprio destino di mortale) si è posta al pari degli dei, alterando così l’ordine cosmico stabilito dal Fato.

Il concetto di predestinazione è sostenuto da diverse tradizioni religiose, e interpretato con sfumature e gradi di rigidità molto differenti. Partendo dal presupposto che Dio è onnisciente, cioè conosce ogni cosa passata, presente e futura, si ritiene che la volontà umana sia limitata o del tutto subordinata al disegno divino.
• Per quanto riguarda la tradizione delle Chiese Cristiane Protestanti:
il Protestantesimo riformato (Calvinismo), sostiene la forma più radicale di predestinazione (doppia predestinazione) secondo cui Dio non solo predestina alcuni alla grazia (gli eletti) ma decide che altri siano destinati alla dannazione eterna (i dannati), indipendentemente dai meriti individuali e ciò prima che l’uomo nasca. Il motivo per cui Dio abbia prescelto uno e condannato l’altro è un segreto in cui l’uomo non deve cercare di addentrarsi. Ne consegue che la decisione sul proprio destino viene completamente sottratta all’uomo;
il Luteranesimo, riconosce la predestinazione alla salvezza per grazia divina, ma rifiuta la predestinazione alla dannazione: Dio desidera la salvezza di tutti gli uomini e chi si perde lo fa unicamente per la propria personale resistenza alla grazia.
• Per il Cattolicesimo e l’Ortodossia, la grazia divina è necessaria per la salvezza, ma si preserva il ruolo del libero arbitrio: l’essere umano è chiamato a cooperare con la grazia ed è responsabile delle proprie azioni, in armonia con l’amore supremo annunciato nel Nuovo Testamento.
•  Nell’Islam, pur credendo che nulla avvenga al di fuori della volontà divina, la dottrina islamica sostiene che l’uomo possieda una responsabilità morale sulle proprie scelte, per le quali verrà giudicato.
•  Il Giudaismo rabbinico, sviluppatosi dopo la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. e fondato sullo studio della Torah guidato dai rabbini, pone un forte accento sul libero arbitrio. Un celebre principio del Talmud recita: “Tutto è nelle mani del Cielo, tranne il timore del Cielo”. Dio conosce il futuro, ma lascia l’essere umano libero di scegliere tra il bene e il male.
•  Per altre religioni, come l’Induismo e il buddhismo, esiste la Legge del Karma: niente accade per caso, ogni azione, parola o pensiero genera una conseguenza. Se le azioni compiute nelle vite precedenti determinano la condizione di nascita e le circostanze attuali, le decisioni che la persona compie nel presente permettono di modificare il proprio destino futuro e spezzare il ciclo delle reincarnazioni (Samsara).

È evidente che nella storia del pensiero umano il concetto di predestinazione ha creato un forte dibattito, molte domande e molti dubbi: ma se tutto è già scritto, che senso ha il libero arbitrio? L’uomo è davvero libero di scegliere tra il bene e il male?

Durante una delle sue allucinazioni Donnie visualizza una specie di serpente liquido che fuoriesce dal petto delle persone e che precede i loro movimenti, ne deduce che «ogni essere vivente si muove su un sentiero già tracciato», e di conseguenza «se uno vedesse il proprio sentiero fino in fondo, potrebbe vedere il futuro… e questo non è una specie di viaggio nel tempo?»

Alla festa di Halloween che si tiene in casa Darko, sulle note della canzone “Under The Milky Way” dei The Church, gruppo rock alternativo australiano, tutto si muove a rallentatore come dentro a una bolla, Donnie vede il serpente liquido guidare ogni persona verso il proprio destino, ancora non ha capito quale sarà il suo. È come vivesse sospeso, in un altrove, in attesa che qualcosa possa accadere, dove tutto è  possibile ma ancora non è avvenuto…

♫♪♪♫♫♪
Vorrei sapere che cosa stavi cercando,
potevo sapere che cosa avresti trovato,
sotto la Via Lattea, stanotte.
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L’origine della Via Lattea


L’origine della Via Lattea di Jacopo Tintoretto, 1575-1580
conservato nella National Gallery di Londra

Secondo la mitologia greca Zeus, il re dell’Olimpo, invaghitosi della mortale Alcmena per sedurla assunse le sembianze del marito, che era lontano. Dalla loro unione nacque Eracle (Ercole per i romani) un piccolo semidio che Zeus approfittando del sonno di Era, sua moglie, fece sì che potesse nutrirsi al suo seno, così da ottenere l’immortalità. Ma Era svegliandosi di soprassalto allontanò il bambino facendo schizzare il latte verso il cielo, dando così origine alla Via Lattea. 

Invece secondo il mito di Fetonte, figlio di Apollo e della ninfa Climene, nel perdere il controllo del carro del Sole i cavalli imbizzarriti corsero per la volta celeste, infuocando il cielo lasciarono una scia che formò la Via Lattea.

Per gli antichi la scia luminosa nel cielo era spiegata attraverso i miti. Nel 1609 Galileo Galilei scoprì osservandola con il cannocchiale, che la Via Lattea era composta da una miriade di stelle. Il filosofo tedesco Immanuel Kant fu il primo a teorizzare che la Via Lattea fosse una galassia, costituita da un gran numero di stelle tenute insieme dalla gravità.
Solo cent’anni fa l’uomo scoprì che la nostra galassia, la Via Lattea, non è l’unica nell’Universo. La scoperta pose fine al cosiddetto Grande Dibattito sulla natura delle “nebulose”, così erano chiamate all’epoca, come quella di Andromeda, e di conseguenza sulle dimensioni dell’universo osservabile.

Per diverse culture e mitologie del mondo, la Via Lattea era concepita come fosse un ponte, un varco tra due mondi: tra la terra e il cielo, tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Per i popoli nativi americani rappresentava “la strada degli spiriti” (Wanagi Ta Canku), ossia un ponte celeste attraversato dalle anime dei defunti per raggiungere il regno degli spiriti (Wanagi Yata); o “il cammino delle anime”, un sentiero che guidava le anime verso l’oltretomba le cui soglie erano custodite spesso da un serpente cosmico, un cammino percorso dagli sciamani in trance per viaggiare tra il mondo fisico e la dimensione spirituale.
Per le culture africane tradizionali, la Via Lattea assunse significati simbolici profondi come un confine o ponte sacro tra il mondo dell’ordine sociale terreno e il mondo del caos primordiale.
Nella cultura medievale europea, la Via Lattea era conosciuta come la rotta del “Cammino di Santiago”, noto anche come “la Via delle stelle” (El Camino de las Estrellas), una rotta che impressa nella volta celeste guidava i pellegrini verso Santiago de Compostela, consentendo la connessione tra il piano spirituale-divino e il mondo terreno del viandante.

Il serpente

È una figura mitologica e simbolica universale, che rappresenta concetti opposti come la vita e la morte, la saggezza e il pericolo, la guarigione e il peccato.
È simbolo di rinascita e immortalità negli antichi miti classici; come nel mito di Asclepio, un semidio che ricevette in dono il potere di guarire i mali e riportare in vita i morti, ma Zeus temendo che gli uomini potessero sconfiggere la morte e diventare immortali come le divinità, lo uccise con un fulmine così da ristabilire l’ordine cosmico. Asclepio poi venne reso immortale e tramutato nella costellazione dell’Ofiuco (Colui che porta il serpente).
A rappresentare la ciclicità dell’esistenza è l’uroboro, un simbolo molto antico che raffigura un serpente che si morde la coda formando così una figura circolare. Simboleggia l’infinito, l’eterno ritorno e l’unità del cosmo.
Il serpente è simbolo della tentazione e del male. Nel Giardino dell’Eden rappresenta l’inganno, la trasgressione e il demonio, secondo la tradizione giudeo-cristiana.
In molte culture antiche, come quella norrena e quella egizia, incarna l’energia primordiale e le forze del caos.

«Quanti anni avrà “Nonna Morte”?»
«Centouno! Tutti i giorni fa la stessa cosa: va avanti e indietro, avanti e indietro, tra la casa e la cassetta della posta. E… non le scrive mai nessuno!».

È come se ella vivesse in una dimensione parallela: assente al presente e in attesa di qualcosa che non arriva.

Un po’ come nel delizioso film “La casa sul lago del tempo” del 2006 diretto da Alejandro Agresti, un remake della pellicola sudcoreana Il Mare (Si-wor-ae) del 2000 diretta da Lee Hyun-seung.
I due protagonisti, interpretati dai magnifici Keanu Reeves e Sandra Bullock, abitano la stessa casa, ma a due anni di distanza temporale. La dottoressa Kate Forster che sta per trasferirsi in un’altro Stato, lascia la splendida e insolita casa sul lago costruita su palafitte con pareti interamente di vetro. Ma prima di andarsene decide di lasciare nella cassetta della posta una lettera per il prossimo inquilino.
L’architetto Alex Wyler che si è trasferito in quella stessa casa sul lago, trova nella cassetta la lettera ma nota che qualcosa non quadra rispetto a ciò che ha lasciato scritto Kate. Si avvia una corrispondenza tra i due che iniziano a conoscersi, ma ben presto scoprono che stanno vivendo nella stessa casa ma in periodi diversi: Alex è nel 2004 e Kate nel 2006. L’unico punto di contatto è proprio la magica cassetta delle lettere, e un affascinante enigma: riusciranno mai ad incontrarsi nel futuro?

Donnie è talmente interessato ai viaggi nel tempo che decide di chiedere al Professor Monnitoff durante il laboratorio di fisica, se sa qualcosa a riguardo. Il professore con una certa riluttanza gli porge un libro scritto da qualcuno che insegnava in quella scuola, raccomandandogli di non dirlo a nessuno. Donnie legge il titolo: “La filosofia del viaggio nel tempo” e poi l’autore… e fa una scoperta sensazionale…

Il desiderio di viaggiare nel tempo può rappresentare una fuga dalla realtà: un’evasione da un presente che non ci piace e in cui ci sentiamo estranei. Si desidera tornare indietro per ritrovare ciò di cui si ha nostalgia, un momento in cui ci sentivamo “a casa”, prima che le cose si complicassero, il rimpianto per scelte perse o mancate, l’illusione che altre strade avrebbero portato a una vita migliore… ma non è detto, poteva andare anche molto peggio.
La fantasia può essere un rifugio mentale, al contrario spegnere la mente, cercare una vita più eccitante attraverso l’abuso di alcool, sostanze stupefacenti, sesso compulsivo, gioco d’azzardo, e perversioni, equivale a una fuga distruttiva dalla realtà e dal proprio sé.

Donnie è intrappolato in un “Universo Tangente”, una dimensione temporale parallela, una realtà alternativa, e instabile, destinata a collassare su se stessa e a inghiottire l’universo primario. Ma all’improvviso comprende… ogni individuo è solo di fronte al proprio destino.

Ogni creatura sulla terra,
quando muore è sola

 

* Nota Bene: lo scopo di questo post è solo divulgativo e narrativo, senza alcuna intenzione di promuovere ideologie, celebrare miti o incentivare condotte vietate. Non è sponsorizzato e non ha fini commerciali. Tutti i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari.

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