Tieni il segno: Dopo anni di oblio riscoperto un racconto “sexy” di Asimov

30 novembre 2010

Quando il manoscritto sconosciuto di un autore importante ricompare alla luce dopo anni di oblio è sempre un momento acclamato da critici e lettori (celebre la scoperta del baule di Fernando Pessoa, pieno di carte mai pubblicate). Nel caso degli scrittori molto prolifici, può accadere più semplicemente che un romanzo dimenticato, un breve racconto, un semplice abbozzo sia recuperato, nel magma ingestibile della bibliografia, dalle amorevoli cure di qualche appassionato.

Sono pochi gli scrittori che possono vantare un maggior numero di lettori di Isaac Asimov, il celebre scrittore di fantascienza, nato in Bielorussia e cresciuto in America, oggetto di un culto fedele tra gli amanti del genere. Altrettanto pochi scrittori possono vantarsi di una tale prolificità, avendo Asimov scritto durante la sua vita diverse centinaia di libri. In tutto questo mucchio di opere, malgrado la fama duratura e mai venuta meno, si trovano ancora delle pepite nascoste, pagine dimenticate dal tempo che qualche lettore riporta alla luce come da un porto sepolto.

Nell’oceanica produzione di Asimov, c’è una storia… continua

Isaac Asimov (1920-1992) è stato biochimico e scrittore russo naturalizzato statunitense. Le sue opere sono considerate una pietra miliare sia nel campo della fantascienza sia nel campo della divulgazione scientifica.
La storia futura dell’umanità scritta da Isaac Asimov parte circa dai nostri giorni, raccontando come l’automazione e la robotica cambieranno il mondo, spingendo successivamente l’umanità sulla strada delle stelle fino ad un futuro che si colloca a circa 400-500 secoli da noi.

Le opere principali di Asimov sono suddivise in cicli. Le vicende narrate sono vicine tra loro di pochi decenni, secoli e millenni, ma pur rimanendo isole temporali nel susseguirsi delle ere, molti elementi poi collegano un ciclo all’altro contribuendo a dare un senso di continuità.

Il Ciclo dei Robot – che comprende una serie di racconti e di romanzi di fantascienza pubblicati tra il 1950 e il 1985, è ambientato in un futuro in cui la Terra è sovraffollata e decadente, dove i robot sono pochissimi e malvisti, e i Terrestri vivono in enormi megalopoli sotterranee illuminate da luce artificiale, sofferenti di agorafobia (la paura degli spazi aperti) per loro l’ambiente esterno rappresenta una minaccia.
Una parte dell’umanità, gli Spaziali che secoli prima avevano lasciato la Terra e colonizzato nuovi mondi, hanno sviluppato una civiltà avanzatissima e totalmente dipendente dal lavoro dei robot. Vivono vite lunghissime, agiate e pigre, chiusi nei loro perfetti paradisi artificiali sono destinati a una lenta ma inesorabile estinzione.
Gli Spaziali provano un profondo disprezzo sia per i terrestri, considerati una massa di selvaggi retrogradi, sia per la Terra, sulla quale grava un piano spietato atto a distruggerla definitivamente, attraverso un dispositivo nucleare che la renderà mortalmente radioattiva.

Luogo chiave a tal fine sono le rovine abbandonate della centrale nucleare di Three Mile Island, ma due leggendari robot scoprono il complotto e si attivano per fermare l’operazione. Però essi non possono violare la prima delle Tre leggi della Robotica: “Un robot non può recare danno a un essere umano”, e nel tentativo di risolvere il cortocircuito che si è creato giungono a elaborare una quarta legge, la Legge Zero: “Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’umanità riceva danno”.
L’intera umanità è il bene supremo, che supera quello del singolo individuo.
Ma non tutti i terrestri si arrendono al loro destino, una parte di essi chiamati i Coloni, più dinamici e intraprendenti decidono di reagire alle loro difficoltà e di abbandonare la Terra per colonizzare nuovi pianeti.

All’interno delle rovine abbandonate della centrale nucleare di Three Mile Island viene stabilita la base operativa segreta di chi vuol distruggere l’umanità rimasta sulla Terra, che rappresenta una minaccia per i pianeti colonizzati dai robot. Lì attivano un dispositivo fantascientifico chiamato “intensificatore nucleare”, con lo scopo di accelerare il decadimento radioattivo naturale della crosta terrestre, rendendo lentamente il pianeta tossico e inabitabile per l’uomo. L’attivazione del dispositivo a Three Mile Island dà il via alla lenta e inesorabile radioattività della Terra.

Ciclo dell’Impero Galattico, pubblicato tra il 1950 e il 1952. Dopo la fine dell’epopea dei robot e la progressiva colonizzazione dell’intera galassia, i discendenti dei Coloni terrestri fondano un impero unico con un immenso potere centrale:  l’Impero Galattico. I romanzi di questo ciclo sono storie di spionaggio, intrighi politici e scoperte scientifiche.

Ciclo delle Fondazioni, è stato pubblicato tra il 1951 e il 1993. Se il Ciclo dei Robot racconta le origini e il Ciclo dell’Impero la stabilità, il Ciclo delle Fondazioni racconta il crollo dell’Impero Galattico che, ormai millenario è sull’orlo del collasso totale, e della rinascita della civiltà.
L’intero ciclo ruota attorno al concetto di Psicostoria, una scienza inventata da Isaac Asimov che combina storia, sociologia e matematica statistica.
Prima fondazione: una comunità di scienziati viene incaricata ufficialmente di redigere un’enciclopedia del sapere umano. Si troverà ad affrontare una serie di tappe obbligate che supera trasformandosi di volta in volta.
A un certo punto però accade qualcosa di imprevedibile, che la matematica statistica non ha previsto: appare un mutante che ha il potere mentale di manipolare e controllare le emozioni delle persone, il quale sconfigge la Fondazione e conquista la galassia.
Ma esiste una misteriosa Seconda Fondazione questa volta composta da scienziati mentali, psicologi e matematici dotati di poteri mentali simili a quelli del mutante.

In tutta questa serie di romanzi e di racconti Asimov immagina una storia futura dell’umanità; negli anni Ottanta egli scrisse dei sequel, in cui i protagonisti cercano di capire chi stia davvero controllando la galassia.

La celebre raccolta di racconti di fantascienza “Io, Robot” di Isaac Asimov è stata di ispirazione per l’album “I Robot” del gruppo rock progressivo The Alan Parsons Project, realizzato nel 1977 e focalizzato sul pericolo della perdita di umanità dell’uomo, sul rapporto simbiotico e conflittuale tra l’umanità e la tecnologia, e dell’eventuale ascesa o dominazione delle macchine sull’uomo.

Three Mile Island – è un’isola della Pennsylvania in cui il 28 marzo 1979 si ebbe il più grave incidente mai avvenuto in una centrale nucleare statunitense. Ad essa fanno riferimento libri, film, documentari, brani musicali. Il sito è attualmente al centro di un progetto di riapertura per alimentare i data center dell’intelligenza artificiale.

Nel film Sindrome cinese del 1979 con Jane Fonda, Jack Lemmon e Michael Douglas si parla di un incidente in una centrale nucleare e di un tentativo di insabbiamento. Il film uscì nelle sale americane il 16 marzo 1979, appena dodici giorni prima del vero incidente di Three Mile Island, si creò così una coincidenza e una risonanza mediatica spaventosa per l’epoca.

La centrale nucleare Three Mile Island è citata da Isaac Asimov nel suo libro “I robot e l’Impero”, che fa parte del Ciclo dei Robot, scritto nel 1985: sei anni dopo l’incidente e un anno prima del disastro di Chernobyl (1986). Nelle rovine abbandonate della centrale viene installato l’intensificatore nucleare destinato a rendere radioattiva la Terra.

Nel film X-Men: Le origini – Wolverine del 2009 è la centrale di Three Mile Island è utilizzata dal Colonnello William Stryker come laboratorio segreto per il programma “Arma X” e per imprigionare i mutanti. Le radiazioni della centrale attiva fungono da copertura perfetta per mascherare gli esperimenti condotti sui mutanti.

Per approfondire è interessante l’articolo: L’incidente di Three Mile Island – ilpost.it

La disumanità del computer sta nel fatto che,
una volta programmato e messo in funzione,
si comporta in modo perfettamente onesto.

La verità si ritrova sempre nella semplicità,
mai nella confusione.

Sono conscio dello stato della mia ignoranza
e pronto a imparare da chiunque,
indipendentemente dalla sua qualifica.

La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.

Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa:
il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più;
si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d’oggi,
ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola.

Isaac Asimov

 

“Mammagamma” è un altro brano del gruppo The Alan Parsons Project, questa volta strumentale e dal ritmo incalzante le cui sonorità evocano il tema dell’avanzata tecnologica che attende l’umanità e del rischio della perdita dell’elemento umano nel mondo moderno.

È l’ottava traccia dell’album “Eye In the Sky” pubblicato nel 1982 incentrato sui temi della sorveglianza, dell’isolamento dell’individuo, del controllo ossessivo sia da parte della tecnologia, delle istituzioni o nelle relazioni interpersonali.

♫♪♪♫♫♪
Io sono l’occhio nel cielo che ti osserva
posso leggerti nella mente.
Sono colui che fa le regole
che ha a che fare con i folli.
Posso ingannarti
senza che tu te ne accorga.

Il testo è parte del ritornello di “Eye In the Sky”, la seconda traccia che dà anche il titolo all’album,  che parla di qualcuno che sta al di sopra dell’uomo, in grado di conoscere gli altrui sogni e illusioni, pensieri e intenzioni.
Si racconta che per il titolo della canzone il compositore e paroliere del gruppo Eric Woolfson si sia ispirato osservando le telecamere di sorveglianza in un casinò, situazione riconducibile al famoso romanzo distopico “1984” di George Orwell e alla sgradevole sensazione di essere costantemente osservati e giudicati da un’entità invisibile e onnipresente, il “Grande Fratello”.

Non a caso è l’occhio di Horus il simbolo dorato che compare sulla copertina dell’album, curata dallo studio fotografico e di grafica Hipgnosis di Storm Thorgerson fondato nel 1968 che ha realizzato una lunga serie di celebri e rivoluzionarie copertine per singoli e album discografici, tra le più famose quelle per i dischi dei Pink Floyd in particolare la copertina di “The Dark Side of the Moon con il prisma triangolare, da molti considerata la migliore di tutti i tempi.

L’occhio di Horus, antico simbolo egizio di protezione e salute, era molto diffuso come amuleto in quanto si riteneva avesse poteri magici e guaritori, e spesso accompagnava il corpo del defunto in quanto simbolo di rigenerazione.

Horus era una delle principali divinità del pantheon egizio, il suo culto era attestato in tutto il paese, ma era ad Edfu che sorgeva il suo tempio più importante.
Figlio di Iside e Osiride, vendicò suo padre, ucciso dallo zio Seth, in uno scontro che lo portò ad essere riconosciuto come re degli dei. Dio della regalità, Horus era anche il signore del cielo e in questa forma aveva l’aspetto di un falco, il cui occhio destro indicava il sole e il sinistro la luna.

Nelle immagini: Figura stante di Horus a testa di falco stante, in posizione di versare una libagione da un vaso hes.(sopra)
Stele magica: Horus sui coccodrilli (sotto)

Horus bambino è spesso raffigurato su stele nell’atto di calpestare due coccodrilli e stringere tra le mani animali pericolosi. L’acqua versata su questi oggetti, scorrendo sulla superficie ricoperta di formule magiche, acquistava il potere di guarire chi la beveva dalle punture degli scorpioni e dai morsi dei serpenti. Le stele dovevano la loro efficacia al mito secondo cui Iside guarì con arti magiche il figlioletto Horus, morso da animali velenosi inviati dallo zio Seth, dopo che questi aveva ucciso il padre di Horus, Osiride. Allevato in segreto nella palude, il fanciullo aspettava di diventare adulto per combattere contro Seth, vendicare il padre, riprendere il trono d’Egitto e ristabilire l’ordine, la Maat.

Museo Egizio di Torino

Il 1982, l’anno di uscita dell’album “Eye In the Sky”, era l’alba della tecnologia digitale di massa e un momento di profonda transizione per la musica. The Alan Parsons Project ha intercettato queste vibrazioni culturali, fondendo le ansie dell’epoca con le più avanzate tecnologie musicali del momento.

* Nota Bene: lo scopo di questo post è solo divulgativo e narrativo, senza alcuna intenzione di promuovere ideologie, celebrare miti o incentivare condotte vietate. Non è sponsorizzato e non ha fini commerciali. Tutti i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari.

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