Ridi, vivi, progetta, cambia e l’ anima guarisce. La depressione

Noi non accettiamo che la vita abbia in sè la sofferenza. Non l’accettiamo, non ci piace. Allora pasticche contro questo, iniezioni contro quell’altro, droga, gioie effimere, per nascondere la verità… che accanto al piacere c’è la sofferenza. Non è la cura. È la guarigione che cerco, e la guarigione è la ricostituzione dell’equilibrio. Il consiglio che do a tutti è cominciar ridendo e finendo ridendo, con una gran risata ahhaha! ahhaha! Questo è il momento in cui, qualunque sia il ruolo, un uomo deve fare quel che è giusto e non quel che gli conviene.

Tiziano Terzani

 


Non sempre quello che provi è così folle come credi

It’s Kind of a Funny Story


5 giorni fuori
regia di Anna Boden, Ryan Fleck
USA, 2010

Craig è un sedicenne che vive un forte disagio per le aspettative che gli amici, il padre ed egli stesso ha nei riguardi del suo futuro.
È ossessionato dal pensiero del suicidio, tanto da decidere di telefonare al numero antisuicidi. Il medico su insistenza del ragazzo, decide di internarlo per 5 giorni nel reparto psichiatrico dell’ospedale dove a causa di una ristrutturazione, coesistono adulti e adolescenti insieme.
Qui fa conoscenza con Bobby che ben presto diventa suo amico e mentore, e si innamora della coetanea Noelle.

Ben presto Craig si rende conto che dovrà rimanere nel reparto per 5 giorni e sarà tenuto a partecipare al programma, si troverà costretto ad affrontare la sua difficoltà e ad accettare di eseguire semplici attività creative. Ma sarà proprio attraverso queste attività che ritroverà il gusto di esprimersi. Inoltre conoscere e rapportarsi con il vissuto di altre persone (infondo tutti hanno i loro problemi), gli consentirà di prendere pian piano coscienza delle proprie difficoltà e dei propri problemi psicologici, tentando di trovare delle soluzioni per risolverli. Imparerà a usare la creatività anche per interagire con gli altri ospiti, che a loro volta trarranno beneficio dagli approcci del ragazzo.

Commento: un medico di base, molto saggio, una volta mi disse: “Il miglior medico siamo noi stessi” nel senso che comprendere i sintomi che ci trasmette il nostro corpo è il primo passo per trovare insieme al medico le possibili soluzioni al problema.

Leda

Il film è tratto dall’omonimo romanzo del 2006 dello scrittore statunitense Ned Vizzini, pubblicato in Italia con il titolo “Mi ammazzo, per il resto tutto OK”. Intrigante, sottile, divertente è una commedia generazionale decisamente fuori dal comune.
La regia a quattro mani di Ryan Fleck e Anna Boden non pecca di personalità, così come il cast.
La band indie rock canadese Broken Social Scene ha lavorato per la colonna sonora regalando un buon ritmo alle scene.
In Italia il film è stato distribuito direttamente per il mercato Home video dal 3 agosto 2011.

 


TIENI IL SEGNO: La depressione

Depressione: due milioni di italiani ne soffre,
ma in pochi si curano

9 giugno 2010

In Italia sono almeno 6 milioni le persone che hanno sofferto almeno una volta nella vita di depressione, e quasi due milioni ne soffrono, ma solo il 15% di chi e’ depresso chiede aiuto. Sono i dati di un’indagine promossa dalla Commissione Salute istituita dal Ministro per le Pari Opportunità e presentati dal ministro Mara Carfagna oggi a Roma.
‘Ad essere colpiti dalla depressione sono in maggioranza donne e giovani – ha aggiunto il ministro – e tre donne su cinque, soprattutto nelle grandi città, conoscono questa malattia’… continua

Fonte: aduc.it


Quando la depressione svela chi siamo

La depressione ha una funzione “nascosta”: libera l’uomo naturale che è dentro di noi, colui che incarna la nostra essenza; per questo va “ascoltata”.

Se siamo troppo esteriori, la depressione arriva puntuale

Già nel 200 d.C. Plotino, filosofo neoplatonico, poneva l’accento su un argomento a dir poco attuale: il celebre pensatore rifletteva sulle sorti dell’uomo della sua epoca, troppo sbilanciato all’esterno, «soffocato dall’esteriorità, collegato da mille vincoli alle attrattive del mondo». Talmente distratto da smarrire il proprio percorso, e consegnarsi a un’infelicità esistenziale che oggi chiameremmo depressione.

Eppure, assicura Plotino, sotto la scorza dell’uomo esteriore se ne nasconde un altro: l’uomo naturale, arcaico, colui che incarna la nostra essenza, il più vicino alla nostra autentica natura… continua

Fonte: Riza.it

LA DEPRESSIONE

La depressione: le cause

L’errore che ci consegna al male di vivere

È la cieca chiusura al nuovo a farci cadere a poco a poco tra le sue braccia

Siamo come in catene, aggrappati al nostro ruolo, al passato. Energia e libertà rimangono inespresse. Ecco all’ora l’ansia a ricordarci che il futuro è il tempo del possibile. Ecco la depressione, a segnalarci che stiamo rinunciando a noi stessi.

Quali sono i pilastri su cui poggia il modello della nostra epoca? L’essere individui realizzati passa attraverso alcuni dogmi ben chiari: avere denaro, potere, essere omologati esteticamente, mantenersi eternamente giovani, ma soprattutto restare saldamente attaccati a ciò che si ha, che si è costruito. Non importa se per arrivare è indispensabile rinunciare ad ogni originalità e restare sempre alla superficie delle cose, cristallizzati in un ben definito personaggio. Non importa se bisogna adattarsi, piegare la propria natura pur di mantenere lo status raggiunto. Non importa neppure se è necessario imboccare la via della più ottusa superbia di chi non lascia andare le cose come devono, ma le vuole piegare per ricondurle all’interno di un ruolo. Sembriamo la generazione, per lo meno nel mondo industrializzato, più “riuscita”, più realizzata… di conseguenza dovremmo essere anche la più felice. Eppure non è così, anzi al contrario, siamo gli esseri più “malati” che la storia ricordi, e in particolare siamo grandi divoratori di psicofarmaci. Che cos’é, dunque, che non ha funzionato e continua a non funzionare? I grandi peccati che stiamo commettendo si chiamano ripetitività, attaccamento, chiusura cieca al nuovo e così facendo, da un lato veniamo travolti dal male di vivere, dalla noia che si trasforma poi in depressione… dall’altro siamo pronti ad essere divorati dal nuovo che comunque avanza nonostante noi.


La depressione: identikit

Come si comporta e cosa pensa chi precipita nella malattia

Getta la spugna prima di battersi

È convinto che “tanto non serve a nulla”. Deprimersi condiziona il nostro comportamento e la salute, i rapporti con gli altri e il modo di vedere la vita e il futuro. È un velo che caliamo sulla nostra testa per separarci dagli altri.

LO STILE: Cerca sicurezze
Trascorrere l’esistenza rincorrendo la “stabilità”, creandosi convinzioni, ideali e pregiudizi per difendersi dall’imprevisto. Un lavoro sicuro, una relazione amorosa tranquilla, pochi o nessun amico gli forniscono un’ottima occasione per una lagnanza in più: “A me non succede mai niente!”.

CHI È: Anziano precoce, e con un po’ di superbia
È un giovane invecchiato, rimasto ostinatamente legato a cose ormai superate, morte, dalle quali non riesce e non vuole separarsi: per abitudine, per tranquillità, e spesso anche un po’ per superbia, “…tanto cosa vuoi che cambi!”. Forse perché, come dice l’adagio, “chi lascia la strada vecchia per la nuova…”, resistere gli appare più rassicurante che lasciarsi andare al fluire degli eventi.

COSA DICE: Ostenta sempre rassegnazione
“Sono fatto così”, “non si può più tornare indietro”, “bisognerebbe cambiare tutto, ma…”. Le sue tipiche frasi di rassegnazione ostentata pesano come macigni per fermare lo slancio vitale che tenta in tutti i modi di disancorarlo dalla posizione statica e ripetitiva che ha scelto di assumere; ma sembra inutile visto che, come spesso gli sentiamo dire, “…ormai è troppo tardi”.

I TRUCCHI: Smonta con cura ogni occasione di cambiare
Quando il nuovo riesce a fare capolino nella sua vita, escogita mille stratagemmi per resistere al cambiamento: tentando di oscurarne il fascino con un velo di negatività: “Tanto non dura”; oppure prodigandosi per individuarne subito i difetti e poter poi affermare con un pizzico di soddisfazione: “Come volevasi dimostrare… tutto procede come al solito!”.

CON GLI ALTRI: “Adesivo” e aggressivo
Più che amare “si attacca” alle poche cose o persone che lo rassicurano. Il resto gli è del tutto indifferente. Non se ne cura, non se ne lascia coinvolgere. Ma se le sue certezze vengono messe in pericolo da qualcuno, è anche capace di sfoderare un’inaspettata aggressività, mascherata dietro lamentele come: “Nessuno mi capisce”, o “È tutto inutile: so già come andrà a finire!”.

CONSEGUENZE E SINTOMI

Cala la voglia di fare l’amore cresce la voglia di fare autocritica

“Remare contro corrente” gli causa un enorme dispendio di energie… è per questo che è sempre stanco! Si alza a fatica dal letto, indossa abiti dai colori spenti e appare molto spesso dall’aspetto sciatto.

Insoddisfazione e malinconia sono stampati sul suo volto perennemente imbronciato. Si trascina senza trovare nulla che valga veramente la pena di fare, il suo desiderio sessuale e le sue fantasie erotiche calano fino a spegnersi. In compenso, i sensi di colpa dilagano ossessivamente nella sua mente dando origine ad una feroce e costante autocritica. Persino le sue funzioni fisiologiche appaiono rallentate. L’attività dell’intestino si va gradualmente riducendo, come se il corpo volesse trattenere per sé le poche risorse rimaste. Il cuore si gonfia di tristezza, insoddisfazione e malinconia riproducendo nel torace quell’insostenibile pesantezza dell’essere. Il sonno, talvolta faticoso e disturbato, talvolta eccessivamente ricercato, diviene l’alibi perfetto per non affrontare la vita. E i muscoli, doloranti, se non addirittura bloccati, si fanno paladini della sua radicale opposizione al cambiamento.

SALGONO:
* sensi di colpa
* stitichezza
* pesantezza toracica
* dolori muscolari

SCENDONO:
* energia
* fantasia
* sonno
* desiderio


La depressione: comportamenti a rischio

Sei incubi che ci trattengono nel “guscio del passato”

Hai meno coraggio di un pulcino

Il guscio vuoto è l’immagine del nostro attaccamento al vecchio, alle sicurezze che spengono le energie. Il permanere di questi atteggiamenti conduce inevitabilmente alla depressione. Scegliere il nuovo, optare per il cambiamento, significa decidere per la vita.

LA BELLEZZA – Lotta contro il tempo
Lo specchio sembra burlarsi di noi e comunicarci che la nostra bellezza è oramai sfiorita, se non totalmente tramontata. Se la prima cosa che facciamo ogni giorno è il guardarci con ansia… attenzione: significa che siamo troppo legati alla nostra immagine esteriore che, inesorabilmente muta col tempo.

LE OCCASIONI – Il “tram” che non ritorna
Il pensiero legato alla perdita di un’opportunità può seriamente costituire uno dei fattori scatenanti della depressione. Siamo ossessionati dall’idea che non possano più ripresentarsi per noi altre occasioni, temiamo che non possa esserci spazio sufficiente per riuscire ad esprimere il nostro talento. E continuando a rimuginare su ciò che non è accaduto, l’umore si incupisce.

LA FAMA – Non accetta il tramonto
Ieri erano famosi, oggi non lo sono più. Ma nonostante tutto persistono nell’identificarsi con la loro immagine del passato, oramai morta, senza ritrovarcisi più. Chi ne paga il prezzo è l’umore…

IL FALLIMENTO – Che trauma ripartire!
Veder svanire all’improvviso ciò che si possiede, come ad esempio subire un furto, un tracollo finanziario o una perdita in Borsa, significa trovarsi a dover convivere con una nuova condizione esistenziale; significa doversi aprire a una nuova dimensione, che fa sì che si spezzi definitivamente quel morboso legame che avevamo instaurato con un determinato ruolo che, ora, non ci riguarda più…

L’ABBANDONO – Ma si stenta ad accettarlo
“Finché morte non vi separi”: è il motto di coloro che non sono disposti ad accettare la fine di un amore e vogliono tenere in piedi il rapporto a tutti i costi. Frustrati e infelici, restano ancorati al vecchio, per timore di ciò che la scelta del nuovo potrebbe comportare.

IL PERSONAGGIO – È rimasto senza copione
Una madre legata a tal punto al suo ruolo da non riuscire ad accettare il fatto che il figlio si costruisca una sua vita… Un ex seduttore divenuto consapevole di non esserlo più… L’eterno “bambinone”. Quante volte senza accorgercene continuiamo a incarnare un personaggio per tutta la vita? Anche queste sono situazioni a rischio, proprio perché invischiate in un’immagine del passato, in un modello di vita che non esiste più.

IL GUSCIO – La vita del depresso ha perso colore
É come se un’ombra grigia l’avesse oscurata. Vecchio da giovane, il depresso ha paura della libertà. Continua a tenere in vita le cose morte, a restare ancorato ad un guscio vuoto e ormai sterile, disperdendo in tal modo energia.

IL PULCINO – Trovare il coraggio di uscire dal guscio
Significa fare come il girino, la larva e il serpente, che una volta soggetti a processi biologici di trasformazione, si ripresentano in un nuovo stato, sotto forma di una nuova vita.


La depressione: le regole

Sei azioni facili ma efficaci per tornare in quota

È un salto nel vuoto che ci riempirà la vita

La depressione ci fa scendere nel nulla, dove ogni cosa sembra perdere senso. Resistere non fa che allungare la sofferenza. Solo abbandonandoci impariamo il suo messaggio: dobbiamo cambiare direzione alla nostra vita. E cominciamo a risalire.

1 – La più importante – Non separare bene e male
Fin da bambini ci insegnano a dividere le cose giuste da quelle sbagliate, quelle vere da quelle false, quelle buone da quelle cattive, rendendoci schiavi di visioni frammentarie e limitate che ci impediscono di godere della vita nella sua totalità. Non giudicare, dunque, questa è la prima delle regole da seguire per scongiurare la minaccia della depressione.

2 – Sveglia il nuovo – Non c’è niente di immobile: tutto transita, si evolve
Quindi smetti di resistere al processo e lascia che anche la tua mente e la tua vita si rinnovino. Il nuovo è dappertutto. Devi solo imparare a coglierlo. Come? Prova a chiederti, prima di dormire: “Che cosa ho imparato di nuovo oggi?”. Ti accorgerai che ogni giorno è diverso da tutti gli altri e che, anche quando ti sembra di esserti comportato “come al solito”, in realtà potrebbe non essere stato così.

3 – Ritrova la semplicitàQuando la macchina che desideri sarà nel tuo garage, quando avrai fatto carriera e un bel po’ di denaro si sarà accumulato in banca, dovrai crearti un altro desiderio per sfuggire al vuoto
Scrive Jung: “Semplice è il centro, l’anima, la parte non soggetta a opinione…”. Se resti centrato in te stesso osserverai la futilità di opinioni e idee preconcette. E riconoscerai con piacere che, smettendo di ragionare al futuro o al passato, “adesso” nella vita potrebbe non occorrerti altro!

4 – Basta abitudiniBasta con i comportamenti abitudinari, ripetitivi e automatici!
Riscopri il piacere di preparare il caffè; allacciati le scarpe pensando a quello che stai facendo; assapora fino in fondo le sensazioni che può darti una caramella. Ritrova la consapevolezza in ogni tuo gesto, insomma… e se ti sorprendi ad agire in modo automatico, fermati! Non costringere la tua mente a “ripetere” quando hai la possibilità di “creare”, altrimenti prima o poi si spegnerà. Quindi smetti di resistere.

5 – Metti in pratica i pensieri Fai cose pratiche:
ritagliati uno spazio della giornata per preparare una torta, per riordinare le vecchie fotografie, per tagliare il prato, per compiere, insomma, delle attività fisiche contrapposte a un’attività mentale spesso troppo intensa e prolungata. . E ricorda che, se non riesci a essere pratico, la tua energia potrebbe diventare distruttiva: l’energia per creare e quella per distruggere sono la stessa cosa… cambia solo la direzione.

6 – Dai spazio al risoNon prendertela, non fare il presuntuoso, non essere troppo serio!
“Se trasformi la tristezza in celebrazione – suggeriscono i saggi – convertirai la tua morte in resurrezione”. L’ironia ha il potere di sprigionare un’onda energetica in grado di modificare al meglio anche la chimica del sangue dispensando gioia a tutto l’organismo. Ridici sopra, dunque, sdrammatizza! Non prendere troppo sul serio il personaggio che interpreti nella vita…

7 – La storiaL’enigma del cavallo
In un villaggio viveva un vecchio che possedeva un bellissimo cavallo: i re gli offrivano di tutto per averlo, ma lui, benché poverissimo, non voleva venderlo. Un giorno il cavallo sparì. L’intero villaggio accorse e tutti dissero: “Vecchio sciocco! Sapevamo che prima o poi te lo avrebbero rubato! Avresti dovuto venderlo. Che disgrazia!”. Ma il vecchio rispose: “Limitatevi a dire che il cavallo non è più nella stalla: questo è il fatto!”. Dopo una settimana il cavallo ritornò seguito da una decina di cavalli selvaggi. La gente allora, accorse di nuovo e disse: “Avevi ragione: quella non era una disgrazia, bensì una benedizione!”. E il vecchio replicò: “State di nuovo giudicando! Chissà se è una benedizione oppure no? È solo un frammento. Come potete leggere una sola parola e pretendere di giudicare l’intero libro della vita?” (I Tarocchi di Rajneesh)

Fonte: healtheworldpro.forumfree.it

Tesi psicosomatica o tesi farmacologica?

LA TESI PSICOSOMATICA : L’ascolto è l’unica terapia.

Sempre più spesso, a una diagnosi di depressione fa seguito una prescrizione farmacologica. È un errore grave. Lo spiega Eugenio Borgna, psichiatra e direttore del Servizio Psichiatrico dell’Ospedale di Novara… continua

Fonte: promiseland.it


“...disse che soffrivo di una forma particolare di disturbo dell’adattamento. La separazione aveva funzionato nella mia psiche come una bomba ad orologeria e a un certo punto aveva prodotto un effetto di rottura. Anzi una serie di rotture a catena. Avevo fatto male a trascurare il problema per tanti mesi. C’era stata una degenerazione del disturbo di adattamento, che rischiava di trasformarsi in una depressione di media severità.
[..]
Poi si mise a scrivere, riempiendo la pagina di ricettario con nomi di ansiolitici e antidepressivi.
Dovevo prendere quella roba per due mesi. Dovevo cercare di distrarmi. Dovevo evitare di rimuginare su me stesso. Dovevo cercare di cogliere gli aspetti positivi delle cose evitando di pensare che la mia situazione fosse senza sbocco. Dovevo dargli trecentomila, di ricevuta non parliamone e ci vediamo di qui a due mesi per il controllo.
Salutandomi, sulla porta, mi sconsigliò di leggere i foglietti illustrativi dei farmaci. Era un vero conoscitore della psiche umana.

Tratto da Testimone inconsapevole, di Gianrico Carofiglio, Sellerio editore Palermo, 2002

 

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