Per una nascita senza violenza

Domenica, 26 marzo 1978 – giorno di Pasqua

Questo libro ti farà rivivere il trauma della tua nascita,
quello che tutti portiamo dentro, nel nostro inconscio,
trauma che talvolta si manifesta nei tuoi incubi,
quando senti dentro un qualcosa di sconvolto,
di paura, di dolore immotivati.
La vita non è sofferenza e così la nascita dell’uomo.

É una frase che ho scritto all’interno di questo libro. Sono sempre stata molto sensibile ai temi riguardanti i bambini perchè ho sempre avuto la chiara percezione di quanto le esperienze vissute nell’infanzia siano determinanti nella nostra vita.

Per una nascita senza violenza
di Frédérick Leboyer
Traduttrice: Luisa Bonnard
Genere: saggistica, medicina
Editore: Bompiani, 1975

 

Di questo libro ha parlato la stampa internazionale molto prima che uscisse l’edizione originale francese.

Esso ha per tema la NASCITA, il VENIRE AL MONDO,
Il PARTO dal punto di vista del bambino,
cioè come viene vissuto concretamente dal neonato.

Come tutti sanno, il parto avviene in una sala illuminata a giorno, in mezzo alle urla della madre e alle voci di coloro che l’assistono; appena il bambino esce dal grembo materno subisce il taglio del cordone ombelicale (e ciò provoca spesso qualche attimo di anossia), viene afferrato per i piedi e sollevato a testa in giù, schiaffeggiato perchè urli (l’urlo è ritenuto segno di salute), lavato, pesato, avvolto in panni, ecc. ecc.
Dopo aver messo al mondo circa diecimila bambini, dopo aver acquistato familiarità con pratiche indiane completamente diverse, Frédérick Leboyer ha maturato la convinzione che le nostre procedure costituiscano un’inutile violenza, una sorta di punizione, un atto di brutalità: la luce ferisce dolorosamente gli occhi del neonato abituato all’oscurità, a volte vagamente rosata, del grembo; il rumore brutalizza il suo orecchio assuefatto al silenzio ritmato soltanto dal martellare remoto del cuore materno; l’ossigeno che gli scartoccia i polmoni, i quali sostituiscono di colpo la respirazione ombelicale, gli causa un’insopportabile bruciatura…
Lungo la sua esposizione, drammaticamente mossa, illustrata da stupende fotografie, tutte queste pratiche si rivelano pure superstizioni, riti di iniziazione di un’umanità segnata dall’angoscia, dal rimpianto del nulla, dalla paura: da sostituire con urgenza con altri metodi, molto più ragionevoli, anche se a prima vista singolari (il parto nel buio e nel silenzio, il rinvio del taglio del cordone ombelicale, l’immersione del neonato nell’acqua tiepida): atti a collocare il parto, la vita, sotto il segno della dolcezza e della gioia.

Questo libro non è soltanto una sconcertante “proposta ginecologica”: è un suggerimento per un’umanità più pacificata e felice, un “libro di saggezza” che interesserà chiunque sia coinvolto, in un modo o nell’altro, nella grande cerimonia della nascita.

Frédérick Leboyer è nato nel 1918, ha studiato medicina a Parigi a partire dal 1937, ha partecipato alla Resistenza, si è laureato dopo la Liberazione, è stato Chef de clinique à la Faculté, ha lavorato per le Nazioni Unite. Nel 1959 ha avutopadding-left: 20px; padding-right: 20px; un primo contatto con l’India, dove ritorna ogni anno per qualche mese e da cui traggono origine le sue ricerche sulla nascita.
Ha cominciato a elaborare le idee e le proposte contenute in questo libro verso il 1966, e gode oggi di una fama mondiale.

Fonte: la copertina del libro

Leboyer è un ostetrico e ginecologo francese. È considerato il precursore del cosiddetto parto dolce o parto senza violenza, noto anche come metodo Leboyer.
Nella clinica parigina nella quale lavorò stabilì una serie di condizioni che permettessero al neonato una nascita senza traumi inutili.

Fra le condizioni poste da Leboyer si ha che:
Dopo il parto il bambino possa riprendersi dallo stress del parto sull’addome della madre affinché continui a sentirne il calore ed il battito cardiaco.
Il cordone ombelicale venga clampato e reciso tardivamente (dopo che ha smesso di pulsare) in modo da facilitare e rendere meno traumatico il passaggio alla respirazione polmonare.
Alla madre e al bambino venga lasciato un po’ di tempo per “conoscersi” e che il bagnetto e le procedure mediche post-parto vengano effettuate successivamente.
Qualora possibile tutte le operazioni che coinvolgono il bambino dovrebbero avvenire in modo molto delicato, evitando rumori, movimenti bruschi e luci troppo intense.
Le sale parto dovrebbero corrispondere a questa esigenza, dovrebbero essere quindi degli ambienti confortevoli, isolati acusticamente e senza luci troppo intense.
Molte di queste indicazioni sono state nel tempo recepite da molti reparti di ostetricia degli ospedali di tutto il mondo.

A Leboyer si deve anche l’introduzione nel mondo occidentale del massaggio neonatale.
Attualmente vive a Londra.

Nonostante le apparenze,
nulla muta.
Ed è sempre dall’Oriente
che ci viene la luce.
Senza Sw. e senza l’India,
questo libro non sarebbe mai stato scritto.
Non me ne sarebbe neppure
venuta l’idea.
A loro è dunque dedicato,
umile omaggio.
Cerco di saldare
una parte del mio debito.
Tento di rendere un po’
di quanto ho ricevuto.

Commento: dai racconti di mia madre la nascita dei figli in casa, se da un lato risultava più naturale e garantiva una certa intimità coinvolgendo tutta la famiglia, dall’altro comportava seri rischi in presenza di complicazioni che la levatrice (che non era altro che una donna esperta per aver seguito molti parti) spesso non era in grado di affrontare con la dovuta competenza, e dove spesso gli ospedali non erano facilmente raggiungibili e i mezzi di trasporto scarsi.
Il tasso di mortalità era piuttosto elevato, quindi l’ospedalizzazione che a quanto mi risulta iniziò tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta del secolo scorso, da un certo punto di vista rappresentò un sollievo per molte donne nell’essere seguite da personale specializzato: le ostetriche, che hanno un ruolo di primo piano nel parto, e il ginecologo che interviene qualora ci siano complicazioni o operazioni specifiche.
Questa nuova condizione però ha portato la medicina ad appropriarsi di un evento così importante per una donna, e l’eccessiva medicalizzazione ha portato gradualmente alla percezione della gravidanza e del parto più come una malattia che non come un evento naturale. Così via via negli anni la donna anzichè essere soggetto si è trovata a dover subire determinate procedure, o suo malgrado sollecitata a fare delle scelte più in base all’organizzazione dell’ospedale e del personale medico che per se stessa e il suo bambino. C’è stata una strumentalizzazione vera e propria del parto cesareo ben noto a tutti, un business per aumentare gli introiti di ospedali e cliniche private.

Il libro di Leboyer contribuì a risvegliare in un considerevole numero di donne la presa di coscienza che questo evento le riguardava in prima persona e occorreva riappropriarsene.
È stato un lungo cammino, anche molto sofferto, l’ambiente medico accetta con molta reticenza il rimettere in gioco determinate procedure anche se queste come ha sottolineato Leboyer sono solo il frutto di superstizioni o di abitudini. Molti ginecologi e pediatri sorridevano a queste teorie considerate un po’ esagerate, non c’era la sensibilità che c’è ora, molti erano dell’opinione che i bambini prima e dopo la nascita non potessero avere delle emozioni, la delicatezza e la gentilezza nel trattare le persone non faceva parte della cultura estremamente gerarchica di quegli anni.

Personalmente, ho sperimentato un incredibile istinto materno di cui mi sono fidata e ho la certezza di essermi risparmiata molte inutili complicazioni.
Quello che considero fondamentale per una donna che decide di avere un figlio è prima di tutto di considerarlo un evento naturale e non sentirsi malata.

Il mio percorso di vita a differenza di molte mie coetanee è stato un po’ insolito, oserei dire che ho precorso i tempi. Mi sono sposata tardi, l’età media in cui ci si sposava per una donna era tra i 20 e 24 anni, io ne avevo 27 (che si potrebbero paragonare ai 35 di adesso) e già in molti pensavano che sarei rimasta zittella.😅
In realtà volevo fare le mie esperienze in piena autonomia in modo da non avere rimpianti, perchè ero conscia che creare una famiglia comportava più responsabilità e meno tempo disponibile. Avrei preferito convivere, ad essere sincera, ma per i tempi e la piccola comunità in cui mi ero trasferita rappresentava una scelta improponibile, così mi adeguai.
Non ho avuto figli subito perchè volevo avere il tempo di consolidare l’unione e l’attività lavorativa che nei primi anni Novanta prese il volo. Il lavoro era davvero tanto. Nella mia famiglia di origine ero stata educata a considerare il lavoro come uno strumento per migliorare la mia vita, non a diventarne schiava, e lo stesso per il denaro: “sapersi accontentare per mantenere una qualità di vita”. Invece, mio malgrado, il lavoro riempì gran parte del mio tempo distraendo la mia attenzione da me stessa e, aggiungendo il fatto che ero immersa in un ambiente prevalentemente frequentato da giovani, persi la reale percezione di quella che ero. Nei miei discorsi usavo spesso la parola “noi”, con la quale esprimevo come mi sentivo: mi identificavo in un’eterna ragazza. Un giorno di punto in bianco, come un botto, quel “noi” è diventato una nota stonata nelle mie orecchie e ho avuto la piena consapevolezza che io non facevo più parte di quella fascia di età, che il mio orologio biologico era andato avanti senza di me. Va aggiunto il fatto che finendo sempre più spesso di lavorare fino a tardi  si cenava spesso fuori casa perchè ero troppo stanca per mettermi a cucinare, così misi sù qualche chiletto di troppo e ci fu chi cominciò a chiedermi: “A quando il lieto evento…?” oppure “Abbiamo deciso di aumentare la famiglia…eh?” e lì mi sentii addosso tutta quella pressione sociale, tutte quelle aspettative che investono una coppia senza figli dopo anni di matrimonio. Sette lunghi anni che per me sono passati in un soffio, tanto da non rendermi conto che non stavo vivendo la mia vita.
Così decisi che era arrivato il momento di uscire da quel limbo e di realizzare un mio desiderio che avevo da sempre: avere dei figli.
Ma a quanto pare fu un desiderio più mio che di coppia.
Mi astengo a parlare del consorte, che già è straconvinto che stia su internet tutto il tempo a sparlare di lui… Io lo definisco spesso come l’uomo dalle tre E:
Egocentrico
Egoista
Eccentrico
Mi è capitato più volte di ricevere qualche confidenza di giovani donne rammaricate perchè da troppo tempo sentivano il desiderio di avere un figlio, ma attendevano che il loro compagno fosse pronto per questa nuova avventura. Ciò che spesso ho detto loro è che l’uomo non sempre è in grado di comprendere che noi donne abbiamo un orologio biologico che incombe, e che il loro desiderio di avere un figlio può maturare in un tempo che per noi è già scaduto. E di parlarne. Occorre che la donna, ma anche l’uomo, abbiano consapevolezza di questo, più avanti si va con l’età minore è la probabilità di poter avere un figlio, maggiore diventa l’ansia che va a complicare ulteriormente la realizzazione di questo bel sogno. E in questa società non è ancora accettato il concetto che una donna rimane donna, anche se non può o non vuole avere dei figli.
Riflettendoci sù, se un tempo la donna non poteva scegliere e si trovava ad avere un figlio dietro l’altro perchè non c’era il controllo delle nascite, ora ci troviamo all’estremo opposto: siamo così “controllati” nella nostra vita che perdiamo di vista il fatto che essa scorre e non siamo immortali.

Così ho vissuto la gravidanza in modo pieno e del tutto naturale, continuai a lavorare ma presi più tempo per me.
Mi seguì il mio ginecologo che mi prescrisse gli esami di controllo di routine, compreso quello per l’AIDS perchè anche se non ero un soggetto a rischio era bene esserne certi, le tre ecografie di rito, un integratore salino visto che avevo davanti tutta l’estate e mi diede pochi e semplici consigli, tra cui condurre una vita normale e tenermi attiva. Mi ricordo ancora quando informandolo della gravidanza, lo anticipai e gli dissi che sapevo che secondo la scienza ero definita una “primipara tardiva” –, che brutto termine! Si fece una gran risata e mi rispose: “Tranquilla, ormai i tuoi 34 anni stanno diventando l’età media per il primo e spesso unico figlio”. Si era negli anni Novanta.

Ammetto che ho avuto qualche momento di insicurezza, credo che una donna per acquisire serenità per prima cosa deve informarsi: quello che si conosce non fa paura.
Esistono moltissimi libri e ora anche attraverso Internet si può avere tutta l’informazione che si vuole, ma non scenderei nel campo troppo tecnico, opterei piuttosto per quello psicologico per acquisire più sicurezza nel nostro istinto. Se si impara ad ascoltarlo ci si sorprende di quello di cui possiamo essere capaci.

A me fu di molto aiuto il libro “Noi e il nostro corpo che è stato fondamentale per acquisire confidenza con il mio corpo e sentirlo un tutt’uno con la mia personalità, così come “La straordinaria avventura di una vita che nasce.

Trovai inoltre in edicola i primi fascicoli con videocassetta di “Io e il mio bambino” un’opera semplice, molto positiva e istruttiva, che contemplava tutto il periodo dalla gravidanza al compimento del primo anno di vita del bambino.


Io e il mio bambino
di Roberto Albani
Editore: Eurotrend – VIDEORAI KINA EDIZIONI 1993
Piano dell’opera: 10 fascicoli con 10 videocassette in allegato.

Argomenti:

1. Gli esami in gravidanza
2. Ginnastica preparto e parto
3. Allattamento al seno
4. Allattamento artificiale
5. Impariamo a vestirlo e svestirlo
6. Come è fatto il nostro bambino
7. Il suo linguaggio è il pianto
8. I controlli pediatrici e le vaccinazioni
9. Svezzamento e dentizione
10. Esplorazione e primi passi

Dalla presentazione di Roberto Albani:

Come mai il mensile Io e il mio bambino, al quale io collaboro da molto tempo e tanto conosciuto da tutte le mamme, ha deciso di apparire sul piccolo schermo e mostrare il suo volto?
I motivi che sono alla base di questo progetto è che il mezzo televisivo, più vivo e coinvolgente, è più efficace della carta stampata. La videocassetta, infatti, parla per immagini più immediate che raggiungono e coinvolgono non solo la mamma ma anche gli altri componenti della famiglia, inclusi i papà, i nonni, cioè tutte le persone che si occupano in qualche misura del piccolo.
Nel realizzare le videocassette abbiamo voluto evitare in primo luogo un’impostazione tradizionale, cioè di mostrare mese per mese lo sviluppo del bambino, oppure di darvi notizie scontate che si possono ottenere da una qualsiasi altra fonte. Ci siamo invece sforzati di individuare le informazioni particolarmente utili per risolvere dubbi angosciosi e sfatare pregiudizi infondati. Esiste, infatti, tutta una serie di domande, curiosità, ansie, dubbi che fanno di questo delicato periodo della crescita del bambino, prima e dopo la nascita, il periodo più difficile per molte mamme; anzi, per quasi tutte, persino per quelle che hanno già avuto il primo bambino.
Per i vostri dubbi e le vostre paure sappiamo che non potete accontentarvi delle spiegazioni e rassicurazioni di una persona qualsiasi; è molto meglio, invece, affidarsi all’esperienza di un esperto perchè troppi e contraddittori sono i consigli, che vengono da amici e parenti, che creano solo insicurezza e confusione.
A me capita continuamente di vedere delle neomamme alle prese con lo spiacevole stato d’animo causato in buona parte proprio dall’allarmismo delle persone che le circondano e che, a fin di bene, danno generosi consigli.
Nella mia lunga esperienza ho imparato a capire quali sono i dubbi, i pregiudizi e le paure che vengono trasmessi proprio in questo modo: sono quasi sempre gli stessi e quasi sempre ingiustificati. Ed è da molto tempo, quindi, che lavoro per sfatare le convinzioni dannose, i tabù radicati, i consigli sbagliati, per rendere, speriamo, il compito di voi genitori, voi mamme in particolare, più consapevole e sereno.
…Potete così considerare le videocassette una vera e propria enciclopedia visiva sulla salute del bambino prima e dopo la nascita, fino al suo primo anno di vita. Speriamo con il nostro lavoro di aver creato uno strumento utile e facile da consultare ogni volta che vi trovate in difficoltà.

Commento: credo che non ci sia un altro settore così pieno di pregiudizi, resistentissimi al tempo e alle nuove conoscenze psicologiche e scientifiche; io stessa pur avendo una certa sicurezza datami dalla preparazione scolastica e dall’esperienza di lavoro in asilo nido, a volte mi sono sentita davvero disorientata, confusa e insicura.
Quest’opera mi è stata utilissima e mi sono trovata in perfetta sintonia con il punto di vista dell’autore, che a quel tempo era piuttosto insolito trovare in un pediatra. Mi ha trasmesso molto entusiasmo e sicurezza in quelle che erano anche le mie convinzioni.

Frequentai anche un corso pre-parto organizzato da una ASL vicina e fu una bellissima esperienza poterla condividere con altre donne, poter esprimere dubbi e ansie, ebbi occasione anche di sperimentare il training autogeno durante il quale ebbi delle sensazioni davvero fantastiche riguardo la percezione del mio corpo e del bambino che era in me.

Così il parto lo affrontai preparata sia psicologicamente che fisicamente, mi aiutò molto la tonicità della muscolatura dovuta al nuoto e alla bicicletta praticati con moderazione, che mi resero tutto più controllabile e una brava ostetrica che conversava e scherzava con me e con il medico, e soprattutto mi rilassava in modo incredibile bagnandomi con del liquido caldo. Fu tutto molto veloce e…. niente urla, quelle stanno solo nei film per spaventarci! 😉

Leda

La maternità non è una malattia

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *