Dopo Mystras giungiamo alla famosa Micene dove, una volta scese dal pullman, cerchiamo subito un luogo dove sostare per la notte. I gestori del camping, che non a caso si chiama “Famili”, ci accolgono con molta cordialità, ci consentono persino l’uso del frigorifero nella cucina della loro abitazione, dove possiamo mettere le nostre borracce piene d’acqua così da trovarle pronte per la prossima escursione.
Per dormire è stata predisposta una grande piattaforma in cemento coperta da una tettoia. Ah! Va detto che dopo Olimpia abbiamo deciso di rinunciare alla tenda! Così optiamo decisamente per il cielo stellato e prendiamo posto con i sacchi a pelo sotto un ulivo, dove gustiamo per la prima volta l’anguria greca che è davvero dolcissima e le pesche gialle grosse e succose.
Quindi sistemati i bagagli, con grande emozione andiamo a visitare Micene.

MICENE

Micene è il sito archeologico più importante del Peloponneso, sorge nell’Argolide, nei pressi di Argo ed è uno dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Le sue origini non sono ben chiare, si sa che nel II millennio a.C. popoli di origine indoeuropea attraversando i Balcani giunsero nel Peloponneso; tra questi, i primi furono gli Achei seguiti dagli Eoli e poi dagli Ioni, le tre popolazioni elleniche che invasero la Grecia antica.
Gli Achei finirono col predominare sulle genti pre-elleniche, definite Pelasgi, citati per la prima volta nei poemi di Omero, insediandosi in molte zone del Peloponneso, nelle isole e nel resto della Grecia dando vita a potenti città-Stato. Fra queste è soprattutto Micene a emergere, dando vita alla civiltà micenea di cui divenne il centro e di cui rimane traccia nella Mitologia greca e nei poemi di Omero.
I micenei guidati da Agamennone della dinastia degli Atridi, figurano tra gli eserciti greci che combatterono nella guerra di Troia narrata da Omero nell’Iliade.
Micene fu una vera e propria fortezza inespugnabile per via delle grandi mura molto spesse, conosciute anche con l’appellativo di Mura Ciclopiche. Possenti e ben conservate, secondo la Mitologia greca furono fortificate da Perseo figlio di Zeus.

Perseo


Danae e Perseo rinchiusi nella cassa, olio su tela di John William Waterhouse, 1862

La leggenda racconta che Perseo nacque dall’unione di Zeus, disceso in forma di pioggia d’oro, con la mortale Danae, figlia di Acrisio re di Argo.
Perseo viene ricordato soprattutto per l’uccisione di Medusa, una delle tre orribili Gorgoni che avevano il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il loro sguardo. Ma anche per aver salvato Andromeda, principessa della terra degli Etiopi data in sacrificio a un mostro marino.

Andromeda diventerà sua sposa, ma ritornando ad Argo viene a manifestarsi una lontana profezia che un oracolo aveva rivelato ad Acrisio circa la sua morte per mano del figlio di Danae. Accadde così che Perseo, durante una gara di lancio del disco colpì accidentalmente Acrisio, provocandone la morte.
Divenuto re, Perseo rinunciò a regnare su quelle terre a favore di Megapente, suo cugino, che gli cedette il trono di Tirinto. Fondò quindi Micene facendo costruire dai Ciclopi delle mura invincibili come quelle di Tirinto.

Alla morte di Perseo la dea Atena, per onorare la sua gloria, lo trasformò in una costellazione cui pose a fianco la sua amata Andromeda, Cefeo e Cassiopea, la cui vanità aveva fatto sì che i due giovani si incontrassero. Ancor oggi queste costellazioni portano i loro nomi e nei mesi fra settembre e marzo si possono individuare bene nell’emisfero boreale.

La costellazione di Perseo è la sede del radiante dell’annuale sciame meteorico delle Perseidi che la Terra si trova ad attraversare durante il periodo estivo nel percorrere la sua orbita intorno al Sole.

Dalla guida del Touring Club Italiano apprendiamo che nell’acropoli sono rinvenibili la celebre porta dei Leoni, accesso principale alla città, la tomba di Atreo e il palazzo reale.
Che dire… rimaniamo stupefatte di fronte alla monumentale porta che ci accoglie: è la Porta dei Leoni  che conserva quasi intatto il portale frontale su cui sono scolpiti, appunto, due leoni.

A distanza di quasi trent’anni ripensando a quel giorno e alla magnificenza di questa porta, per qualche motivo mi vien da pensare alla Storia Infinita e alla scena della porta delle Sfingi, il cui sguardo incenerisce gli eroi il cui cuore non è puro abbastanza…


La porta dei leoni

Oltrepassata la porta si trova il recinto sacro di una necropoli reale. Il culto dei morti e la fede nella vita d’oltretomba erano molto forti nella civiltà micenea, come testimoniano le grandiose tombe reali, nelle quali sono stati rinvenuti diversi oggetti preziosi, quali: le maschere d’oro, spade in bronzo con impugnature in oro e avorio, pugnali decorati in oro, vasi e gioielli aurei.

La tomba di Atreo (1400 a.C), la più famosa, è un’enorme cupola (Tholos) monumentale che appare ai visitatori come una collina con una grande porta di accesso alta circa 8 metri, che introduce in un’ampia sala adibita a sepoltura. Qui, insieme al suo tesoro venne sepolto Atreo, figlio di quel Pelope che diede il nome al Peloponneso, e a sua volta padre di Agamennone e Menelao.

Sostanzialmente la civiltà micenea, come quella minoica di Creta, ebbe il palazzo come centro politico, sociale, religioso ed economico. Dominata da un’aristocrazia guerriera, si espandeva tramite la conquista dei territori e faceva uso di una propria arcaica forma di greco e di una scrittura chiamata scrittura Lineare B.
L’organizzazione sociale era gerarchica: al vertice vi era il re (wanax) seguito dal capo dell’esercito (lawaghetas), scelto tra le famiglie aristocratiche (lawoi). A seguire, l’aristocrazia e i sacerdoti, quindi il popolo (damo), soprattutto agricoltori e artigiani, e nel gradino più basso gli schiavi (doeroi).
Soltanto agli aristocratici era concesso possedere terre e bestiame; il popolo, come nell’Europa medievale, poteva solamente coltivare la terra dei signori e trattenere una piccola parte del raccolto.

Tra il 1200 e il 1100 a.C. la Grecia fu attraversata da una fortissima crisi nota come collasso dell’età del bronzo, concomitante all’invasione dei Dori (un’altra popolazione di origine indoeuropea) e dei popoli del mare (Mediterraneo-Egeo), che provocò un periodo di arretramento con la totale scomparsa della scrittura e la distruzione della maggior parte delle città. La memoria storica sopravviverà oralmente, attraverso le storie cantate dagli aedi e rapsodi greci.

Nell’acropoli di forma triangolare, è rinvenibile il Palazzo reale (o Dimora di Atreo) di cui è rimasto ben poco. Nel 1200 a.C., infatti, fu completamente distrutto da un incendio che segnò l’inizio della decadenza della città. Rimasti pochi resti Micene venne abbandonata dai suoi abitanti e cadde nell’oblio, fino al 1874 quando l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann nel corso di scavi archeologici la riportò alla luce.
È a Micene che nel 1876 Schliemann rinvenne la celeberrima maschera di Agamennone: una maschera funebre in lamina d’oro attualmente conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene.

Fa molto caldo e il calore del sole è cocente, cerchiamo qualche punto d’ombra. Nell’angolo più lontano dell’acropoli troviamo l’ingresso alla sorgente sotterranea, che un tempo serviva per rifornire d’acqua la cittadella durante gli assedi. La cisterna ci incuriosisce molto per cui ci uniamo ad altre persone che in fila indiana tentano di scendere i gradini. Occorre fare attenzione, la superficie è sdrucciolevole, ma a un certo punto c’è buio pesto e nessuno ha una torcia, per cui rinunciamo e risaliamo consolandoci del fatto che almeno ci siamo godute un po’ di frescura!
È venuta l’ora di tornare al camping dove dopo una bella doccia, una buona cena, ce ne andiamo a dormire sotto le stelle…

Il mattino seguente facciamo una bella colazione con il tè e pane, burro e miele sotto al pergolato in compagnia delle api che ci svolazzano intorno.
Scopriamo che il miele squisito della colazione proviene dalle arnie dei gestori.

Quando finalmente le api ci danno un po’ di tregua, sbirciamo incuriosite un librone dalla copertina amaranto che sta su un tavolino: è il Libro del viaggiatore dove si può lasciare una dedica, un messaggio, un disegno o una semplice firma. Leggiamo alcuni pensieri che risalgono agli anni Settanta scritti da dei motociclisti entusiasti che attraversando la Grecia sono passati di lì, e altri commenti più recenti di visitatori amareggiati perchè, a loro dire, hanno ritrovato Micene snaturalizzata dal turismo di massa.
Mi chiedo: chissà come l’avranno vista loro in passato…!

Dopo pranzo ci carichiamo lo zaino in spalla e salutiamo con gratitudine i gestori per averci accolto così bene e ci rimettiamo in viaggio. Ci spostiamo sulla costa e più precisamente alla prossima tappa ci aspetta l’incantevole Nauplia.

NAUPLIA

Secondo la mitologia greca è stata fondata da Nauplio, il mitico figlio di Poseidone, re del mare. In età medievale la città si chiamò “Napoli di Romania”.
Questo antichissimo centro fu per molto  tempo sotto la dominazione della repubblica di Venezia, ne porta ancora le caratteristiche nel suo centro storico, e secoli dopo fu la prima capitale della Grecia indipendente.


Il Palamídi

Antico porticciolo con stradine dall’atmosfera italiana con case basse e imbiancate a calce, è dominato dal forte veneziano di Palamídi che sorge su una collina rocciosa, raggiungibile percorrendo una scalinata di 835 gradini.
In mezzo alla baia di fronte alla città c’è l’isola di Bourzi con il Castel da Mar, un fortino realizzato dai veneziani e destinato alla difesa dell’ingresso del porto.


Il Castel da Mar

In questa splendida località si dice che i più anziani parlino ancora una specie di dialetto veneziano. Quando arriviamo al porto si avvicina subito un greco che parla un ottimo italiano e ci offre cibo e riparo per la notte per poche dracme.
Lo seguiamo a piedi su per i vicoletti e intanto facciamo conoscenza e ci racconta della sua famiglia e della sua vita. Ci accolgono tutti con calore e semplicità e ci indicano dove lasciare gli zaini: nel terrazzo che fa da tetto alla casa dove, dietro a una tenda ci sono i nostri due letti. Ceniamo con loro e poi facciamo un giretto notturno per la città vecchia dove i negozietti sono stipati fin sul soffitto di bellissimi oggetti. Questo video, anche se più recente, rende bene l’atmosfera.

L’indomani abbiamo in programma di vedere una moschea (però non possiamo entrare) e la fortezza che si vede dal terrazzo, per cui andiamo a dormire sotto un meraviglioso cielo stellato, cullate dal mare che si sente in lontananza. Magico!


LEGGENDA

Un tempo si narrava che a Nauplia un asino avesse mangiato un tralcio di vite, rendendone d’allora in poi, più abbondante il frutto. I Nauplei, poiché avevano appreso dall’asino l’importanza del potare le viti, gli resero onore scolpendo la sua immagine in una roccia.

Proseguendo il nostro viaggio ci dirigiamo verso Epidauro, altro sito archeologico inserito nella lista del Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO dal 1988.

EPIDAURO

Antica città-stato sorta fra le colline dell’Argolide, era sede del tempio dedicato al dio Asclepio, divinità della medicina.
Situato in luogo salubre, il tempio aveva la funzione di ospedale e di santuario. I sacerdoti trasmettevano il culto di padre in figlio e i consulti avvenivano a mezzo di oracoli.
I pazienti vi si recavano per essere curati dal dio Asclepio che si dice, apparisse in sonno ai malati dettando loro le cure necessarie per debellare la malattia. In alcuni casi il dio operava direttamente sul malato che, al risveglio, risultava guarito.
Questi trattamenti si potevano accompagnare a intrattenimenti, bagni, ed esercizi fisici.

Tra i resti archeologici della città vi è uno splendido ed immenso teatro in ottimo stato di conservazione. È stato realizzato nel 340 a.C. su progetto di Policlito il Giovane.
È noto che uno dei pregi maggiori di questo teatro, dovuto probabilmente a un attento calcolo delle dimensioni della skené (spazio scenico) e della curvatura della cavea (insieme di grandinate divise in settori), è l’acustica perfetta che consente di far giungere la voce sin nei piani più alti, amplificando ogni minima emissione sonora. Si ritiene che nessun altro teatro eguagli per perfezione e armonia di proporzioni, l’architettura di Epidauro.
Grazie alla sua eccellente acustica, ancora oggi il teatro è utilizzato per spettacoli di prosa e concerti.


Il teatro

Già m’ intriga l’aneddoto secondo cui lanciando una monetina nel mezzo della platea, se ne può udire il suono anche nella parte più alta degli spalti, così senza indugio saliamo fin sugli ultimi gradini. Non c’è molta gente. Ci sediamo sul gradone in pietra. Giù alcuni attori stanno facendo le prove per una rappresentazione teatrale che avrà luogo la sera stessa. Ho davvero una strana sensazione: percepisco un ambiente ovattato e le voci degli attori arrivano ai miei orecchi, senza eco, come se fossero molto vicini, come se fossimo in una stanza… davvero una sensazione particolare..!

Il giorno dopo ripartiamo per Corinto dove ci fermiamo al Camping Corinth Beach per riposarci un po’ prima della grande Atene, che sarà la prossima tappa. Intanto visitiamo il sito archeologico ricco di storia, che ci fa sognare ad occhi aperti.

CORINTO

Antica città greca che fu fondata, secondo la leggenda da Sisifo figlio di Eolo, secondo la storia ad opera dei Dori.
Durante il periodo bizantino Corinto ebbe a sviluppare un’acropoli, una città alta che ancora domina il paesaggio da una posizione invidiabile.

È l‘Acrocorinto, un enorme castello con le sue mure avvinghiate alle montagne che domina i resti dell’antica città. Il luogo ha avuto una grande importanza strategica, subendo vari periodi di dominazione (Bizantini, Veneziani e Ottomani) lungo le varie fasi storiche del Peloponneso.


Acrocorinto

L’opulenza di Corinto fu famosa in tutto il mondo antico per il lusso, i vizi e la decadenza morale, come le centinaia di donne che esercitavano la prostituzione sacra nel tempio di Afrodite.
Per le sue vicissitudini storiche Corinto ebbe a vivere periodi d’oro alternati a grandi rovine, spesso causati da sconvolgenti terremoti che a più riprese rasero al suolo la città. L’ultimo nel 1858, costrinse a ricostruire la città spostandola di qualche chilometro.


Tempio di Apollo

Tra le rovine più significative ci sono:
il Tempio di Apollo, con le 7 colonne in stile dorico, semplice ma d’effetto;
la vicina Agorà quale luogo di riunione dove si trovava una grande statua di Athena;
la Fontana di Pirene, dono di Erode Attico, la cui sorgente sottostante rifornisce ancora di acqua la moderna città di Corinto, e nelle cui acque veniva temprato il bronzo corinzio, una lega considerata molto pregiata durante l’antichità classica che, si dice si sia formata casualmente durante l’incendio di Corinto del 146 a.C,;
e poi altre rovine di edifici greci e romani, tra cui fontane, terme e palazzi pubblici.


La Fontana di Pirene

LEGGENDA

Secondo il mito descritto dal viaggiatore Pausania nel II secolo, Pirene fu una donna che versò tante lacrime per la morte del figlio Crencria ucciso accidentalmente da Artemide, dea della caccia e della foresta e del tiro con l’arco, figlia di Zeus e sorella gemella di Apollo (dea greca che è stata spesso associata alla dea romana Diana).
Ella pianse così tanto da trasformarsi in una sorgente che dà nome alla fonte alle porte di Corinto.
Pirene da Poseidone, dio del mare e dei terremoti e maremoti, ebbe due figli: Leche e Cencria, che diedero il nome ai porti di Corinto: Lecheo e Cencrea. 

Si dice che alla fonte si fosse abbeverato Pegaso, il cavallo alato della Mitologia greca, e fosse luogo sacro alle Muse, e che i poeti vi giungessero per trarre ispirazione. La fonte detta anche Pirene inferiore – per distinguerla dalla Pirene superiore, nell’Acrocorinto – fu abbellita in età ellenistica e poi trasformata da Erode Attico in un grandioso ninfeo.

La fonte ha subito molte trasformazioni nella sua storia fino al restauro in epoca imperiale romana, operato da Erode Attico che diede l’attuale forma della fontana, cui si aggiunsero ulteriori modificazioni nel periodo bizantino.

Corinto godeva di una posizione geografica ideale. Situata nell’istmo omonimo (la stretta striscia di terra che unisce il Peloponneso alla terraferma della Grecia), si affaccia sia sul Mar Ionio dal golfo di Corinto, che sul Mar Egeo dal golfo Saronico tramite i suoi due porti: Cencrea (Κεγχρειά), da dove partivano le rotte commerciali verso il Mar Egeo, e Lecheo (Λέχαιον) che gestiva i traffici verso le colonie di Corinto in Magna Grecia. Nei due porti alloggiavano, inoltre, la flotta militare della polis.

Il Canale di Corinto

È un canale artificiale che collega il Golfo di Corinto (mar Ionio) con il Golfo Saronico (mar Egeo). Un’opera realizzata tra il 1881 e il 1893 con i suoi 6345 m. di lunghezza che permise di risparmiare più di 400 km sulla rotta tra il Mar Ionio e l’Egeo, evitando la circumnavigazione del Peloponneso.
L’idea del canale è da attribuirsi all’Imperatore Nerone che ne iniziò lo scavo nel 67 d.C., ma a causa della sua morte i lavori vennero abbandonati.
Oggi il canale artificiale è troppo stretto per le navi di grosso tonnellaggio, ma migliaia sono le barche che ogni anno attraversano la fessura intagliata nell’istmo di Corinto. Se vi capita di assistere al passaggio di una imbarcazione non rimarrete delusi dallo spettacolo.

Lasciamo già con un certo rimpianto, il Peloponneso. Il nostro viaggio prosegue con la seconda parte, dedicata ad Atene e le Isole Cicladi dove ci aspetta molto da vedere.

Leda

ATENE