Museo dell’Acropoli, Atene

Asclepio è una divinità della Mitologia greca nato dall’unione di Apollo con la mortale Coronide. Viene raffigurato con in mano un bastone a cui è attorcigliato un serpente, animale ritenuto sacro la cui muta era simbolo di “rinnovamento” e di “rinascita”.

Il mito racconta che Asclepio fu affidato al centauro Chirone affinchè lo istruisse alle arti mediche; si narra egli fosse in grado di riportare in vita i morti avendo ricevuto in dono dalla dea Atena il sangue di Medusa, di cui poteva fare un duplice uso: con  il sangue che colato dalle vene della parte destra del cuore poteva dare la morte, mentre con quello colato dalla parte sinistra poteva resuscitare i morti.
Venerato come un dio la fama di Asclepio si sparse in tutta l’antica Grecia. Si diffuse la credenza per guarire da ogni male bastasse dormire in un tempio dedicato ad Asclepio, che generalmente ospitava almeno un serpente che proveniva dal santuario di Epidauro, l’asclepeion principale.
Nei pressi di luoghi salubri con fonti purissime o termali sorsero molti templi a lui dedicati, con gimnasi e sanatori.

L’ASCLEPEION

L’Asclepeion (il tempio) fungeva da ospedale e da santuario, originariamente era costituito da una fonte o un pozzo con un altare chiusi da un sacro recinto ove cresceva un bosco sacro, secondo quanto riportato da Pausania.
In un secondo tempo il nucleo originario venne delimitato da muri, portici e propilei monumentali, a formare un sontuoso tempio all’interno del quale vi era la statua crisoelefantina (chrysós, χρυσός, “fatto d’oro”- élephas, ἔλεφας, “e d’avorio” ) di Asclepio.
I sacerdoti e i medici si prodigavano nella cura dei pazienti con una prima fase di purificazione fisica con bagni e digiuno, e spirituale con l’arte, come il teatro e la musica.
Seguivano le offerte votive e quindi il rito dell’incubazione o terapia dei sogni. Tale rito consisteva del dormire sdraiato sotto i portici aspettando il sogno rivelatore del dio. Si credeva infatti che la visita in sogno di Asclepio fosse la chiave per curare tutte le malattie. Dall’interpretazione del sogno sarebbero arrivate la terapia che il paziente doveva seguire per ottenere la completa guarigione.

Le malattie erano considerate il risultato di molteplici fattori: sociali, ambientali, psicologici, spirituali, emotivi e fisici, e scopo della terapia (il cui spunto emergeva dalla persona stessa, dai suoi sogni, quindi dall’inconscio) era quello di armonizzare e bilanciare tutti questi fattori.

In sostanza ciò che veniva preso in considerazione non era solo il corpo del malato, ma l’interezza della persona (Scienze Olistiche).

Il culto di Asclepio come divinità guaritrice si estese rapidamente in tutto il mondo antico. Nell’antica Roma, in seguito all’epidemia del 293 a.C. venne fatto giungere un sacro serpente dal tempio di Epidauro, introducendo così il culto di Esculapio (nome latino di Asclepio) che durò fino agli ultimi tempi del Paganesimo.

La leggenda racconta che giunta la nave, mentre risaliva il Tevere il serpente fuggì e si rifugiò presso l’isola Tiberina. Ciò fu interpretato come la volontà di Esculapio che il suo tempio fosse eretto proprio lì. Il luogo rimase dedicato all’arte salutare anche in tempi cristiani.

Si narra che Asclepio avesse tre figli e cinque figlie:
Macaone e Podalirio entrambi medici, entrambi citati nei poemi omerici, e Telesforo dio della convalescenza;
Igea personificazione della salute, Panacea personificazione della guarigione ottenuta per mezzo delle piante, Iaso personificazione della guarigione, Egle ritenuta la madre delle Grazie, Acheso che sovrintendeva al processo di guarigione delle ferite.


Bassorilievo votivo con Asclepio e due figli, Podalirio e Macaone, e tre figlie, laso, Acheso e Panacea, e una famiglia di supplicanti.
(Atene, Museo Archeologico Nazionale)

Alcuni di essi venivano citati all’inizio dell’antico testo del giuramento di Ippocrate prestato dai medici prima di iniziare la loro professione.

«Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto»

Ippocrate

Ippocrate di Coo (o Kos) discendente di una famiglia di medici asclepiadi, visse nell’antica Grecia tra il V e il IV secolo a.C. e si dedicò alla pratica e all’insegnamento della medicina.
Ricevuti i primi insegnamenti dal padre e dal medico Erodico, compì frequenti viaggi per apprendere l’arte medica. Si presume sia giunto ad Atene e in Tessaglia, regione storica dell’antica Grecia, arrivando probabilmente fino in Libia e in Egitto dove fu iniziato alla conoscenza degli antichi segreti della medicina egizia. Egli diede grandissima fama alla scuola medica della sua città natale dove svolse la sua attività più importante.

Ippocrate contribuì a trasformare l’arte medica antica in una prima forma di scienza medica, basata sull’osservazione (aspetto e sintomi nei pazienti) e sulla spiegazione razionale dei fenomeni (ricerca delle cause), uscendo dalla fase pre-scientifica legata a pratiche e credenze magiche o religiose, per favorire conoscenze mediche più precise basate sull’esperienza e il ragionamento.
Il suo pensiero in particolare abbraccia una concezione unitaria dell’organismo del paziente alla cui salute contribuiscono tutti gli organi, mentre le malattie sono considerate come un’alterazione dell’equilibrio generale.
I concetti di salute e malattia si basano sulla teoria dei quattro umori:
• la bile nera, legata alla terra, è descritta come un fluido freddo e secco e ha sede nella milza,
• la bile gialla,  legata al fuoco, con proprietà di secchezza e caldo, ha sede nel fegato,
• il sangue legato all’aria, con qualità di umidità e caldo, ha sede nel cuore,
• il flegma, legato all’acqua, con qualità di umidità e freddo ha sede nella testa.

Una buona salute è identificata con il perfetto equilibrio degli umori, mentre dallo squilibrio di un determinato umore derivano le malattie e un “temperamento” specifico in una persona, poichè quello che si verifica nella mente ha effetti sull’organismo, e viceversa.

Secondo Ippocrate il corpo ha in sé i mezzi della guarigione: la “Vis medicatrix naturae” (la forza curatrice naturale) è una forza vitale che tende per natura a riequilibrare le disarmonie che causano le malattie.
Il medico non deve fare altro che adottare una terapia che miri a ristabilire l’equilibrio andato perso, attraverso una progressiva rieducazione dell’organismo alla salute con un regime di vita regolato da una dieta salutare, dall’esercizio fisico, da buone condizioni igieniche e ambientali.
Nella terapia si adotta quindi un approccio olistico si direbbe oggi, che prende in considerazione non solo il corpo del malato, ma l’interezza della persona.

Ritenuto il fondatore della medicina scientifica in Grecia, Ippocrate e il suo insegnamento è stato il fondamento della scienza medica sino al Settecento.
Ancora oggi i principi fondamentali enunciati nel celebre Giuramento a lui attribuito, sono parte integrante del codice etico della professione medica.

 

Il bastone con cui viene raffigurato Asclepio è divenuto il simbolo della Medicina.

Una croce azzurra con sei braccia con all’interno il bastone di Asclepio è il simbolo internazionale del soccorso medico, detto anche Star of Life o Stella della Vita. Tale simbolo serve a identificare  tutti i mezzi civili di soccorso sanitario.
Una stella simile, ma arancione, viene utilizzata dal personale che svolge missioni di ricerca e salvataggio.
È presente anche nel logo della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’agenzia speciale dell’ONU per la salute che venne fondata nel 1946 ed entrò in vigore nel 1948, con sede a Ginevra.
Infine è  simbolo della Associazione Medica Americana (AMA), fondata nel 1847 è la più grande e importante associazione di medici e studenti di medicina degli Stati Uniti.

Il bastone di Asclepio viene spesso confuso con il caduceo di Ermes, simbolo di pace e prosperità associato al dio greco Hermes (Mercurio per i Romani), il messaggero degli dèi e mediatore della volontà divina presso gli uomini.
È il bastone alato in cui due sono i serpenti intrecciati, che rappresentano il bene e il male degli uomini, tenuti in equilibrio dalla bacchetta del dio Ermes.
Le ali simboleggiano il primato dell’intelligenza, che si pone al di sopra della materia per poterla dominare attraverso la conoscenza.
Un bastone simile veniva mostrato dagli araldi e dagli ambasciatori come simbolo della loro funzione mediatrice e come emblema della loro inviolabilità.
Rappresenta inoltre il potere di conciliare tra loro gli opposti, creando armonia tra elementi diversi, come l’acqua e il fuoco, la terra e l’aria. Per questo ricorre frequentemente in alchimia, quale indicazione della sintesi di zolfo e mercurio e nel simbolismo della farmacopea e della guarigione fisica.

In Italia il caduceo è il simbolo del farmacista in quanto può essere interpretato con i due serpenti che rappresentano uno la dose terapeutica, curativa e vitale, e l’altro la dose tossica, il veleno.
Il bastone alato rappresenta il farmacista che si eleva sopra le parti in quanto conoscitore dell’una e dell’altra, che si frappone tra il farmaco ed il veleno in quanto consapevole del giusto dosaggio.
Paracelso insegna: “Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto”.

Il Caduceo è uno dei simboli più antichi della storia della civiltà umana ed è comune a diverse civiltà, come quella mesopotamica e babilonese.

Secondo il mito Zeus uccise Asclepio con un fulmine temendo che potesse sovvertire le leggi dell’universo. Asclepio dopo la sua morte raggiunse la sua dimora presso la costellazione dell’Ofiuco (Colui che porta il serpente).



Costellazioni “Serpens et Serpentarius” rappresentati da Johannes Hevelius

La costellazione di Ofiuco, conosciuta fin dall’antichità, è una delle 48 costellazioni descritte da Tolomeo, matematico greco che operò ad Alessandria d’Egitto dell’Impero romano. È anche conosciuta come Serpentario (in latino Serpentarius).

La costellazione dell’Ofiuco è stata a lungo l’unica costellazione zodiacale esclusa dall’Astrologia. Pare ciò possa essere dovuto a due fattori: uno per la valenza negativa che il serpente rappresentava in epoca cristiana, quale simbolo del Male in contrapposizione a quello dell’Aquila (il Bene); l’altro per l’esplosione di una supernova che interessò proprio la costellazione dell’Ofiuco, che apparve il 10 ottobre 1604.
Fu uno degli eventi storici più importanti, osservato da Johannes Kepler, che le dette il proprio nome (Stella di Keplero) e la descrisse pubblicando un libro chiamato De stella nova in pede Serpentarii.
Questa breve apparizione fu usata da Galileo Galilei come prova contro il dogma aristotelico dell’immutabilità dei cieli. Ciò provocò l’immediata reazione dei teologi che a più voci continuarono a sostenere la superiorità e l’infallibilità della teologia rispetto all’astronomia e alle altre scienze, considerate al tempo inferiori e fallaci.

Nel 1929 dall’Unione Astronomica Internazionale venne disegnata una mappatura delle Costellazioni in cui venne inserita anche una tredicesima Costellazione. Ma questo modello pare non sia accettato dalla stragrande maggioranza delle scuole astrologiche, sia tropiche che sideree.

ASTROLOGIA

Fin dai primordi il cielo per l’uomo è stato qualcosa di ignoto, di superiore, ergendolo a sede delle divinità che governano il mondo. Un punto fermo, cardine e controllore della vita sulla Terra.
Le origini dell’Astrologia che risiedono nella divinazione basata sui presagi celesti, si perdono nei tempi e si confondono con quelle dell’Astronomia. A differenza di quanto avviene oggi, infatti, nel mondo antico non esisteva una netta distinzione tra Astrologia e Astronomia, entrambe le parole erano usate per indicare lo studio del cielo.
Già presso la civiltà mesopotamica in particolare, il consolidamento dell’istituzione sacerdotale incaricata di riferire al re i risultati delle osservazioni del cielo, ha certamente favorito lo sviluppo di queste due discipline.
I ritrovamenti in questa regione di tavolette cuneiformi dimostrano che sin dal II millennio erano effettuate e registrate regolari osservazioni dei corpi celesti a scopi divinatori e per le esigenze del calendario religioso.

Se presso i Sumeri e i Babilonesi le dottrine astrologiche avevano uno sfondo religioso, nel caso delle dottrine greche (5° secolo a.C.) lo sfondo era misterico e soteriologico (di salvezza), o ancora in Cina, in India, presso i Maya e gli Aztechi, dai Greci d’Alessandria con Claudio Tolomeo e dai suoi seguaci islamici maturò quello colto e razionale.
All’Astronomia che provvide a suddividere il tempo in ore, giorni, mesi, anni, secondo i moti celesti e a fissare il calendario legato ai cicli stagionali e lunari, con conseguenze positive per l’agricoltura e per la sopravvivenza dell’uomo antico, si associarono le credenze astrologiche connesse con le mitologie, i rituali tribali, funerari e religiosi.
Per di più l’Astrologia presenta numerose sovrapposizioni anche con la Cosmologia, la Geografia, la Matematica, la Meteorologia e perfino con l’Armonia e con la Medicina.

LO ZODIACO

Dalla cultura mesopotamica trae origine anche lo Zodiaco, che comprende le costellazioni che si trovano nel nostro cielo; a ciascuna veniva attribuita una figura che la forma della costellazione stessa suggeriva. Alcune di esse ricevettero un nome già nel 1800 a.C., mentre un documento del 1000 a.C. contiene una descrizione molto più antica delle diciotto costellazioni dell’eclittica.
La divisione di queste costellazioni in dodici archi uguali di 30° era probabilmente ispirata alla divisione dell’anno in dodici mesi di trenta giorni ciascuno. Rappresentava quindi anche un metodo per visualizzare il passaggio del tempo, come un calendario.
Nella tradizione le costellazioni zodiacali conosciute ai più, probabilmente proprio perchè adottate dall’Astrologia, sono 12, ma la realtà astronomica ne presenta 13, l’ultima, quella esclusa è chiamata Ofiuco.

ASTROLOGIA TROPICALE

È il sistema astrologico utilizzato in Occidente da quasi due millenni. Si basa sulla relazione tra la Terra e il Sole, sui cambi di stagione e prende come riferimento un calendario naturale basato sugli equinozi e i solstizi che hanno un ruolo fondamentale.
Usato fin dall’antichità dai popoli del Nord, era un sistema per comporre il calendario, che fu successivamente perfezionato dai Greci.
Vedi: Il calendario degli antichi greci – grecoantico.com

Il ciclo dello Zodiaco tropicale inizia con l’equinozio di primavera col Sole a 0° gradi dell’Ariete; così era in effetti diciannove secoli fa, ai tempi di Tolomeo, suo fondatore, il primo autore classico ad affrontare l’argomento astrologico con rigore. Tuttavia, a causa della precessione degli equinozi (a sua volta dovuta al moto eccentrico dell’asse terrestre) non calcolata in questo sistema, si osserva uno sfasamento del punto di equinozio.

ASTROLOGIA SIDERALE

È il sistema astrologico utilizzato dai popoli delle terre vicine ai tropici e all’equatore. Si basa sulla relazione tra la Terra, il Sole e le Stelle.
Per tracciare lo Zodiaco siderale vengono infatti prese come riferimento le Stelle fisse, in particolare Aldebaran, Antares e Spica, e le reali Costellazioni del firmamento.
Questo sistema tiene conto della precessione (la rotazione di un corpo attorno ad un asse) degli equinozi, un fenomeno dovuto a un lento movimento conico dell’asse terrestre, simile a quello di una trottola che comincia a vacillare; inoltre prende come riferimento le Stelle reali allineandosi correttamente rispetto al Centro Galattico (è il centro rotazionale della Via Lattea rimasto a lungo misterioso e solo recentemente osservato grazie ai grandi telescopi europei dell’emisfero australe) e alla Galassia stessa che è

…simbolo del tutto che ci circonda, entità cosmica alla quale il nostro sistema solare appartiene e a cui come esseri terrestri noi tutti apparteniamo. Significa dunque il superamento dell’idea di separazione dei fenomeni e quindi l’interpretazione di ogni avvenimento che sperimentiamo come manifestazione della sincronicità del nostro sistema di riferimento locale con i piani celesti, ovvero con il sistema solare, con le Stelle della Galassia e oltre.

da Astro Bashir

Questo sistema discende da una tradizione antica e iniziatica.
La tradizione vedica dell’India da sempre segue questo modello, come anche, anticamente, quella caldea-babilonese, quella egizia e quella maya.
Il sistema astrologico siderale (da sidera, stelle in latino) é stato riscoperto e rivalutato in Occidente a metà del secolo scorso grazie alla ricostruzione dello Zodiaco caldeo-babilonese e al lavoro di Cyril Fagan, astrologo ed egittologo irlandese.