Mystic pizza

Protagoniste del film sono tre ragazze che vivono a Mystic, pittoresca cittadina americana del Connecticut. Tutte e tre sognano di andar via da quel paesino di pescatori dove l’aragosta è il piatto tipico, e dove non succede mai niente di nuovo.
Tutte e tre aiutano come cameriere nel locale di Leona (Conchata Ferrell), una donna paffuta e materna, apprezzata per la sua pizza unica e inimitabile grazie a un ingrediente segreto che suo nonno ha insegnato a suo padre, e suo padre ha insegnato a lei che a sua volta, una volta andata in pensione, vuole tramandare a una delle sue ragazze, visto che non ha avuto figli.

Tutte e tre sono giovani donne che provengono da una famiglia di immigrati portoghesi, di origini modeste che ha trasmesso loro i valori cattolici.
Hanno decisamente molto in comune.

Tra le due sorelle Araujo, la più tenace è Daisy (Julia Roberts) decisa a cambiare la propria vita ma non sa bene come, forse sposandosi come tutti si aspettano dalla figlia maggiore. A differenza di Jojo Barbosa (Lili Taylor), l’estrosa amica che crede proprio di non potercela fare a sposare Bill, l’eterno fidanzato, disperato, deluso e deriso da tutti.

Daisy è determinata a divertirsi, ma la madre la giudica un’inconcludente. Quando la figlia inizia una relazione con Charles, un ragazzo incontrato in un bar che proviene da una famiglia facoltosa e piena  di pregiudizi, lei non approva e senza pietà tenta di disilluderla: «Non è cattolico, non è portoghese, non ti sposerà mai!». Sa a che delusione può andare incontro…

La minore invece, la più posata e saggia Kat (Annabeth Gish) studia  astronomia e lavora al planetario nel famoso Museo delle balene di Mystic Seaport. Ha le idee chiare a differenza di sua sorella, e vuole andare alla Yale University dove è stata accettata. Ma può usufruire solo di una piccola borsa di studio per cui cerca di mettere da parte un po’ di denaro lavorando al ristorante e facendo la baby-sitter nei turni liberi. È proprio accudendo la piccola Phoebe che conosce Tim, un giovane architetto rimasto solo con la figlia con cui scopre di condividere molti interessi e molte passioni, e del quale incautamente si innamora.
Daisy si ritrova a disilludere la sorella, a considerarla un’ingenua, proprio come ha fatto sua madre con lei. Sa infondo a cosa può andare incontro…  «…il tenebroso trentenne lascerà la moglie e vivrà per sempre, specialmente con te. Allora significa proprio che tu vivi nelle nuvole…».  È sempre la stessa storia…

Tre amiche che condividono amori che sembrano destinati a finire, grandi speranze e progetti che sembrano lontani dal realizzarsi.
Ma la loro tutto sommato è ancora una vita spensierata, anche se sanno che sta per finire e le loro strade si stanno per dividere. Le aspetta una vita da adulte fatta di responsabilità che non riguarderanno più solo loro stesse (ed è proprio questo che spaventa così tanto Jojo…) ma anche di nuove esperienze e nuovi traguardi. Comprendono che devono avere fiducia in loro stesse e nel futuro.

Ma un bel giorno inaspettatamente nel locale di Leona entra un seguitissimo critico gastronomico televisivo, soprannominato “The Fireside Gourmet”. In sottofondo la voce di Frank Sinatra, famosissimo artista di origini italiane 😎 con le note di I’ve got you under my skin (ottima la colonna sonora)…  e il critico ordina la pizza Mystic!

Mystic Pizza
di Donald Petrie
USA, 1988
Genere: commedia

Il film del 1988 ha segnato il debutto alla regia di Petrie e il debutto in un piccolo ruolo di Matt Damon. Ambientato in una comunità di immigrati portoghesi, il titolo del film è stato ispirato da un ristorante-pizzeria realmente esistente, aperto nel 1973 a Mystic nel Connecticut, uno dei cinquanta Stati federati che compongono gli Stati Uniti, situato sulla costa nord-orientale nella regione della Nuova Inghilterra.

Nel 2019 è stato annunciato che sarà realizzato un musical tratto dalla pellicola, ad occuparsi delle musiche la cantautrice Melissa Etheridge.

 

Quando ho visto questo film parecchi anni fa mi è piaciuto molto tanto da rivederlo più volte, al quale mi sento particolarmente legata.
Bella l’ambientazione, curiosamente di primo acchito ero convinta che fosse proprio in Portogallo…
Piacevole la storia di queste tre amiche, ognuna con un’indole diversa, con pregi e difetti e con diverse aspettative dalla vita, ma accomunate da una sincera amicizia. Rappresenta in un certo senso una smentita, riguardo all’opinione molto comune che tra donne non si possa andare d’accordo ed essere complici.
Mi piaceva dedicare via sms il trailer di questo film alle donne in genere durante la trasmissione “Trailer Jukebox” di Coming Soon (gli sms scorrevano su una fascia in basso), come auspicio affinchè possa accadere a tutte di poter fare questa bellissima esperienza che, posso assicurare, rimarrà certamente un gran bel ricordo da portare con sè.

Leda

Si racconta che nell’estate del 1889 Umberto I e la regina Margherita di Savoia per trascorrere un periodo di vacanza soggiornarono nella reggia di Capodimonte, il palazzo reale di Napoli edificato dal 1738 per volere di Carlo di Borbone.
I reali, avendo sentito parlare della pizza pare avessero espresso il desiderio di provarla, così venne chiamato uno dei più celebri pizzaioli di Napoli, certo don Raffaele Esposito, il quale con l’aiuto di donna Rosa, sua consorte, realizzò tre tipi di pizza: due di tipo tradizionale e una inedita, insaporita con pomodoro, mozzarella e basilico.
Pare che la regina Margherita abbia apprezzato in modo particolare l’ultima, tanto che il giorno successivo don Raffaele la lanciò nel suo locale con il nome di pizza “Margherita”.

Nell’enciclopedia I tuoi menù – Idea Donna (I.G.D.A. Novara 1987) si parla della pizza e viene annoverata come un prodotto molto popolare non solo in Italia, ma anche in gran parte dei paesi di ogni continente, tanto che il suo nome è universale e l’insegna “Pizza” è comune quasi quanto quella di “Bar” o “Snack”.
La sua preparazione è tra le più semplici e antiche e deriva dalla schiacciata di pasta di pane che veniva cotta tra pietre roventi e servita in accompagnamento ad altri cibi.

Si desume che la prima classica pizza napoletana nasca quindi bianca, anche perchè il pomodoro importato intorno al 1500 dalle Americhe ancora non era di largo consumo tra la popolazione italiana, almeno fino al XIX secolo.
Così la pizza come la conosciamo oggi si può dire nasca intorno alla metà del 1800 a Napoli, soppiantando tutte le altre preparazioni.
Gli ingredienti di una pizza base, detta anche napoletana, sono pomodoro, olio e alcune alici. Si sono aggiunti poi altri ingredienti e grazie all’estro gastronomico popolare la lista si è allungata con pizze dai sapori più diversi.

L’arte del pizzaiuolo napoletano nel 2017 è stata decretata Patrimonio culturale dell’umanità dall’UNESCO.

Per poter essere veramente buona la pizza, qualunque sia la guarnizione, deve avere determinate caratteristiche: determinanti sono la pasta e la cottura.

Per la cottura è ideale certamente il vecchio forno a legna realizzato con mattoni refrattari, che oramai si trova solo nelle pizzerie di vecchia data o nelle case di campagna. Nelle nostre case utilizzeremo il forno elettrico o a gas, preriscaldato a una temperatura non inferiore ai 220°C così da favorire la lievitazione e la cottura della pasta per almeno una ventina di minuti.

In genere la pizza si accompagna alla birra, ma c’è chi predilige il vino. Si sa che il compito del vino è di completare il piacere di un cibo, per cui è preferibile optare per un vino leggero e giovane così da non sovrastare il sapore di una preparazione estremamente semplice qual è la pizza, cosa che invece un vino importante e corposo andrebbe a fare.

La pizza si può considerare un piatto completo, servita a spicchi funge anche da antipasto magari servita con un vino bianco, secco e leggero. Va comunque tenuto conto anche degli ingredienti utilizzati per la guarnizione della pizza.

BASE PER PIZZA

Vorrei qui proporre la ricetta in due versioni: la prima che mi ha insegnato Mamy, nick di un’utente di un vecchio forum ed è un impasto classico, un po’ rustico; la seconda versione che ultimamente prediligo perchè più digeribile e leggera, si avvicina molto alla pizza a metro (o al taglio) e si rifà all’impasto della focaccia ligure.

PRIMA VERSIONE

Ingredienti:

500 gr di farina manitoba (ricca di glutine trattiene i gas della lievitazione permettendo un notevole sviluppo del prodotto durante la cottura)
1 cubetto di lievito (25 gr)
4 cucchiai di olio
250 gr di acqua tiepida
15 gr di sale

Preparazione:

Stemperate il lievito sbriciolato nell’acqua tiepida fino a sciogliersi.
Setacciate la farina sul piano da lavoro, fate un buco al centro e versatevi a filo l’acqua con il lievito, poi l’olio e infine incorporate il sale.
Amalgamate bene gli ingredienti e impastate bene con energia finchè la pasta non si attaccherà più alle mani e otterrete una pasta liscia ed elastica.
Con la pasta formate quindi una palla e mettetela in una ciotola infarinata, fate un taglio a croce sulla superficie e coprite con un canovaccio umido. Mettetela a lievitare in luogo tiepido.
Quando l’impasto avrà raddoppiato il volume e sarà soffice mettetelo sul piano di lavoro, appiattitelo con le mani e poi lavoratelo con energia sbattendolo più volte (si dice, domare la pasta).
Lasciatelo lievitare ancora un’ora, poi stendetelo con le mani e condite a piacere.

SECONDA VERSIONE

Ingredienti:

250 gr di farina manitoba
100 gr di farina 0
150 gr di semola
300 gr di acqua tiepida
30 gr di olio extravergine d’oliva
8 gr di lievito di birra in cubetto oppure 50 gr di lievito madre essiccato (o secondo le indicazioni che trovate nella confezione)
1 cucchiaino abbondante di miele
13 gr di sale

Preparazione:

Per ottenere una base buona e fragrante preparate e pesate accuratamente tutti gli ingredienti.
Il lievito va sciolto con una parte dell’acqua tiepida della dose.

Setacciate tutta la farina in una ciotola da impasto in acciaio, abbastanza capiente.
Aggiungete gli ingredienti uno alla volta con questa sequenza, sempre mescolando la farina gentilmente con una mano:
il miele colato a filo,
l’olio sempre a filo
il lievito ben sciolto e poi l’acqua restante,
e per ultimo il sale incorporato un po’ alla volta.

Sempre dentro la ciotola, impastate brevemente (questo genere di impasto non ama essere trattato con energia) fino a raggiungere una consistenza morbida e ben amalgamata (probabile che vi verrà la tentazione di aggiungere farina. NON fatelo, resistete!)
Ponete l’impasto al centro della ciotola, infarinate con un velo di farina la superficie e praticatevi una croce. Coprite con un canovaccio umido e lasciate lievitare finchè raddoppia il suo volume.

Quindi impastate ancora brevemente e poi stendete la pasta su delle teglie per pizza allargandola gentilmente con la punta delle dita e formando delle gobbette (come per la focaccia) e lasciate riposare. Nel frattempo preparate gli ingredienti per farcire la pizza.
Cuocere in forno preriscaldato a 220°C.

Se graditi, aggiungo alcuni consigli:

Nella stagione invernale preparate l’impasto al mattino per fare la pizza a pranzo, oppure alle prime ore del pomeriggio per consumarlo la sera.
Per favorire la lievitazione preriscaldate il forno a 50°C spegnete e inserite la ciotola con la pasta lasciandola per il tempo necessario.
A me piace molto la pizza fragrante, così per la cottura ho imparato ad adottare un accorgimento suggerito da Mr Loto per il pane, cioè prima di infornare inserisco una ciotolina resistente al calore piena d’acqua sul fondo del forno. Funziona!

Buona pizza a tutti!

Leda

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