Lago di Tovel – Trentino-Alto Adige/Südtirol


Foto personale

“IL LAGO ROSSO”

Mi piace rivedere questo lago, sono foto mie un po’ vecchiotte dai colori sbiaditi dal tempo, ma riescono ancora a trasmettermi la maestosità e il silenzio della montagna intorno e l’estrema delicatezza di questo lago, che visitai più di trent’anni fa.

Il lago di Tovel è un piccolo lago alpino molto suggestivo che si trova in Val di Non (Trento) all’interno del Parco naturale Adamello-Brenta (1178m di altitudine). Circondato da fitti boschi e protetto dalle cime maestose delle Dolomiti del Gruppo Brenta, è alimentato dai torrenti Rislà e S. Maria Flavona, mentre l’acqua defluisce attraverso il Torrente Tresenga, emissario del lago.

PARCO NATURALE ADAMELLO-BRENTA

Il Parco naturale Adamello-Brenta fu istituito nel 1967, ma già ai primi del Novecento autorevoli studiosi invocarono la protezione di questa area di particolare interesse naturalistico.
Solo alla fine degli anni Ottanta l’atto istitutivo fu tradotto in precise norme di protezione e gestione del territorio.
A gestire il Parco è un ente autonomo che si avvale della consulenza tecnico-scientifica di un apposito Comitato Scientifico Provinciale.
Il Parco Adamello-Brenta, situato nel Trentino occidentale, ha una superficie di 618 kmq. Comprende due grosse catene montuose, il gruppo granitico dell’Adamello-Presanella e il gruppo dolomitico di Brenta.
Più di un terzo della superficie del Parco è occupato da boschi e foreste. Quasi ovunque dominano le conifere, mentre di scarsa estensione sono i boschi di latifoglia. Verso le quote più alte, i boschi si diradano per lasciare spazio a pascoli alpini e brughiere.

Il nome del lago pare derivi dal latino tubulus, dato che la valle che porta allo specchio d’acqua si incunea come un tunnel scoperto in mezzo alle montagne per circa 17 chilometri.

Il lago di Tovel è famoso per una caratteristica sembra unica al mondo: d’estate e in particolari condizioni climatiche le rive del lago si tingevano di rosso e creavano uno spettacolo veramente unico.

“Si tingevano” perchè questo fenomeno nel 1981, quando vi ho fatto tappa di viaggio, ne restava solo una vaga idea visibile dall’alto del sentiero che lo percorre attorno. Sembra che l’ultima volta che si è verificato questo fenomeno, parzialmente, sia stato nel 1984.
In quell’occasione qualcuno mi raccontò che l’effetto era dovuto alle alghe rosse di cui si nutrivano i girini di rana e che l’inquinamento dovuto all’uso di barche a motore ne aveva provocato la scomparsa.

 


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In effetti studi approfonditi avrebbero spiegato la motivazione della colorazione, che sarebbe dovuta a un microrganismo algale. Le acque confluenti al lago, scorrendo vicino a malghe e allevamenti di bestiame, trasportavano giù rifiuti organici ricchi di fosforo e azoto, elementi alla base del ciclo vitale della microalga. In seguito all’abbandono totale, o quasi, dell’allevamento montano di bestiame, il fenomeno si sarebbe interrotto e fior di studiosi stanno discutendo se sia scomparso del tutto o se sia possibile, almeno in via teorica, ripristinarlo.

Una passeggiata permette di girare  intorno al lago, e di godere dall’alto del “Belvedere”, una visuale magnifica sul lago, e scattare qualche bella foto tra i cinguetii degli uccelli e il fruscio delle foglie degli alberi portato dal vento.

Spero tanto che il lago sia stato preservato nel corso del tempo, è uno specchio d’acqua bellissimo immerso nel silenzio della natura e vi si respira un’atmosfera davvero particolare.

Una leggenda locale racconta che in tempi antichi viveva nella zona la principessa Tresenga figlia dell’ultimo re di Ragoli. Ella veniva chiesta in moglie da molti pretendenti, ma lei li rifiutava tutti.
Uno di loro, Lavinto re di Tuenno, non si rassegnò quando vide respingere le sue offerte per l’ennesima volta, mandò quindi un esercito contro il re Ragoli nel tentativo di indurre Tresenga a più miti consigli. Il caso volle che nè lei, nè il suo popolo, volessero essere sottomessi dall’arrogante re di Tuenno e, pur inferiori in forza e numero, risposero all’attacco. La principessa stessa non si tirò indietro e marciò alla testa della sua gente.
La battaglia ebbe luogo sulle rive del lago e vide i paesani di Ragoli uno ad uno soccombere sotto i colpi dei soldati di Tuenno. Anche Tresenga alla fine trovò la morte per mano proprio di Lavinto, che la uccise con un colpo di spada.
Alla fine della giornata il lago era rosso per il sangue dei morti, e si dice che sia per questo che ancora oggi si colora, per ricordare il coraggio degli abitanti di Ragoli e della loro principessa.

La notte la si sente ancora… seduta sulle rive del lago a piangere per la sorte della sua gente.

 


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E al lago di Tovel ci sono tornata, nel 2017, ed è stato molto emozionante. Non mi sono lasciata scappare l’occasione offerta da un viaggio organizzato.
La prima cosa che mi ha colpito è stata la grandezza del lago, me lo ricordavo molto più piccolo 🙂 e poi, pur essendo più o meno lo stesso periodo, c’era decisamente più gente dell’altra volta.
Con il pullman siamo arrivati fino al parcheggio superiore poco distante dal lago, dove c’erano moltissime moto. Se si usa l’auto propria, invece, ci si ferma al parcheggio più in basso dove è attiva una navetta che porta sù, fino al lago. Questo naturalmente per preservare l’ambiente e il suo ecosistema.

 


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La guida turistica del Trentino che ci accompagnava, peraltro una donna molto cordiale e molto professionale, nel manifestare la mia meraviglia per aver trovato dopo così tanto tempo il lago e l’ambiente circostante così incontaminati e immutati, a parte la naturale evoluzione, ha affermato con una certa dose di orgoglio che sì, per gli abitanti di questa regione è fondamentale la salvaguardia del territorio.

Il Lago di Tovel, ad esempio, gode di molta più tranquillità rispetto al Lago di Braies, divenuto molto noto in seguito a una serie televisiva trasmessa dalla RAI.
La Valle di Braies e in particolare il lago sono stati il set cinematografico della serie televisiva Un passo dal cielo girata nell’estate 2010 con protagonista Terence Hill nella parte di Pietro, un comandante di squadra del Corpo forestale di San Candido (il lago nel film è chiamato “Lago di San Candido”).

Il lago di Braies dalle acque verde smeraldo si trova più in alto, a 1.496m. sul livello del mare, più vicino a Bolzano. È situato all’interno del Parco naturale Fanes-Sennes e Braies, una delle aree protette più vaste dell’Alto Adige costituito nel 1980.

 


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All’interno del parco vi sono altri laghi come il Lago di Dobbiaco (1.176 m), formatosi in seguito allo sbarramento della valle determinato da una conoide (un particolare accumulo di sedimenti) ancora attiva. Infatti il lago periodicamente necessita di lavori di risanamento per il continuo apporto di detriti e per lo sviluppo di piante acquatiche sommerse che avanzano sempre di più, diminuendo la reale superficie del lago.
Dobbiaco si trova fra le valli della Drava e della Rienza che in realtà formano un unico solco, detto Pusteria. Dall’acqua della Rienza l’Azienda Elettrica di Dobbiaco, fondata nel 1899, produce energia idroelettrica che alimenta il territorio circostante.
Il Lago di Dobbiaco rappresenta una delle poche zone umide della regione alpina, e dal 1977 il bacino rientra a far parte di un’area protetta.

San Candido è un comune della provincia autonoma di Bolzano, le cui sorgenti termali di acque sulfuree e minerali pare fossero conosciute sin dall’antichità. L’esistenza di uno stabilimento termale risale al sedicesimo secolo e dal 1856 i Bagni di San Candido furono sede di un sanatorio per opera del medico ungherese Johann Schreiber e più tardi di un Grand Hotel dove vi soggiornava l’aristocrazia prussiana ed austriaca. La fama dello stabilimento andò in declino a seguito della Prima guerra mondiale, in seguito lo splendido edificio venne abbandonato e lasciato all’incuria del tempo.

La località di San Candido si trova nell’Alta Pusteria all’interno del Parco naturale Tre Cime (o Parco Naturale Dolomiti di Sesto prima del 2010).
È un Parco regionale ufficialmente istituito nel 1981 dalla Provincia autonoma di Bolzano che confina con l’Austria e con il Parco naturale Fanes-Sennes e Braies, in cui sono presenti laghi di piccole dimensioni, tra cui il Lago di Landro nell’omonima valle.
In questo parco sorgono molte cime dolomitiche scalate da alpinisti di provenienti da tutto il mondo. Tra queste molto famose sono le Tre Cime di Lavaredo che in gran parte si trovano in territorio veneto dove c’è il Lago di Misurina il lago naturale più grande del Cadore, e il Lago di Santa Caterina (o Lago di Auronzo) bacino artificiale formatosi grazie allo sbarramento della diga sul fiume Ansiei, entrato nel programma di sviluppo di energia idroelettrica dell’area veneta della SADE.

In questa regione una rete di piste ciclabili collegano le principali vallate tra di loro e con le regioni confinanti, anche di altri Stati (Austria e Svizzera).

 


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Mi è dispiaciuto, ma la tappa mi ha consentito il tempo di fare solo metà del percorso che circonda il lago. Lungo il sentiero tracciato e irregolare sono rimasta estasiata dalle vedute così diverse, dal verde smeraldo al blu intenso, e così spettacolari sul lago.

Al ritorno, dal pullman, ho visto persone con gli zaini scendere a piedi su un percorso naturale, parallelo alla strada. Un po’ li ho invidiati, avrei fatto volentieri anch’io un bella camminata tra la natura che ci riporta alla nostra giusta dimensione mettendo in circolo tutto il meglio di noi stessi.

Leda

 

 

LA RETE ECOLOGICA EUROPEA

Questi e altri parchi naturali italiani sono parte della Rete ecologica europea Natura 2000, il cui obiettivo è la tutela degli habitat naturali e seminaturali così come delle relative specie animali e vegetali. Le basi normative per l’applicazione del progetto sono le direttive europee Habitat e Uccelli, a tale scopo in Alto Adige sono stati elaborati specifici piani di gestione.

LE DOLOMITI

Le Dolomiti dal 2009 sono state iscritte nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, in virtù della loro bellezza paesaggistica e della straordinaria importanza geologica e geomorfologica. In questa lista sono accolti, dopo una procedura estremamente selettiva, i beni naturali o culturali considerati straordinari e unici a livello mondiale e la cui conservazione è di importanza per l’intera collettività internazionale.
Il riconoscimento implica però anche un impegno e una responsabilità particolari sotto il profilo della tutela e dello sviluppo sostenibile di questa straordinaria regione montana.