Lago di Levico – Trentino-Alto Adige/Südtirol

Dopo aver rivisitato il lago di Tovel ho colto l’occasione per fare una gita al Lago di Levico, ma stavolta siamo nella stagione fredda e l’inverno è appena cominciato.

Il Trentino-Alto Adige/Südtirol è davvero una regione ricca di laghi, se ne contano quasi trecento! che variano per dimensioni e altitudine, a cominciare da quelli in fondovalle a salire agli altipiani, fino ai laghi alpini incastonati tra i monti. Sono specchi d’acqua che sanno regalare sfumature di colore di rara bellezza. Veri e propri gioielli della Natura.

IL LAGO DI LEVICO

La giornata è un po’ uggiosa ma si sa, in montagna il tempo cambia velocemente. Ed ecco infatti che dopo un po’ comincia a mostrarsi il sole.
Di solito i laghi alpini sono immersi nelle foreste, in questo caso no, il lago di Levico si trova poco lontano dalla cittadina termale e si può raggiungere benissimo a piedi, così mi posso gustare il panorama. Ed eccolo! Lo vedo spuntare dietro alle case, ed è davvero uno spettacolo suggestivo e particolare.


Foto personale

Il lago di Levico si trova a 440 m sul livello del mare ed è un vero e proprio fiore all’occhiello del comune di Levico Terme, in provincia di Trento. Mi emoziona un po’ questo suo svelarsi man mano che mi avvicino, fino al suo aprirsi davanti a me: un incantevole specchio d’acqua limpidissimo.

Per estensione è il secondo lago della Valsugana, una delle più belle vallate del Trentino, è circondato dal verde e si dice che per la sua conformazione ricordi un fiordo norvegese.
Il lago è alimentato da due emissari ed è gestito in modo ecosostenibile, le sue acque sono così cristalline da essersi guadagnato la Bandiera Blu della FEE (Foundation for Environmental Education).


Foto personale

È proprio un’oasi felice per flora e fauna che qui trovano un habitat ideale. Pesci e animali selvatici trovano riparo nel Canneto, un’ansa protetta che si estende lungo le rive meridionali sconfinando nel bosco paludoso di ontano nero. Qui nidificano vari uccelli acquatici, altri vi sostano durante le migrazioni.

Sulla riva ad est ci sono due stabilimenti balneari aperti durante la stagione estiva, non manca la spiaggia libera facilmente accessibile. È considerato uno dei laghi più caldi del Sud Europa, ma la stagione non mi consente certo di verificarlo. A tranquille nuotate si possono alternare uscite con le barche a remi, in canoa e in kajak.

Si possono fare anche numerose passeggiate tra la natura, lungo il lago suggestiva è la Via dei Pescatori. È luogo ideale dove praticare la pesca, le specie che maggiormente popolano il lago sono la trota, il salmerino, la tinca e il persico reale che spesso sono alla base delle ricette tipiche della zona.


Foto personale

Ci si può impegnare anche in escursioni e trekking, innumerevoli sono gli itinerari di diversa difficoltà. D’inverno si può salire sull’altopiano di Vezzena (1414 m) per camminare sulla neve fresca con le ciaspole o fare sci da fondo; è questa l’area di produzione del gustosissimo formaggio Vezzena che da secoli si produce negli alpeggi. Oppure ci sono gli impianti sciistici sul monte Panarotta  (2002 m) o si può salire camminando fino al rifugio omonimo, punto d’arrivo della 18ª tappa del Giro d’Italia del 2014.

Per chi ama muoversi in bicicletta numerosi sono i percorsi, specie per montain bike con suggestivi scorci panoramici e interessanti angoli di natura e di storia.
Come quello che porta al Forte del Colle delle Benne costruito dagli austroungarici tra il 1880 ed il 1882 a difesa del territorio, opera gemella del Forte di Tenna che sovrasta il lato opposto del lago. Entrambe le fortificazioni sono state recentemente ristrutturate e sono incluse nel percorso del Sentiero della Pace, un tracciato lungo oltre 520 chilometri che unisce tra loro i luoghi e le memorie della Grande guerra. Il sentiero inizia a Passo del Tonale e termina in Val di Fassa, la segnaletica è contrassegnata da una colomba.

Si può anche ammirare dall’alto il suggestivo e ampio panorama sulla Valsugana con il parapendio, molte sono le scuole e club di volo in Trentino che mettono a disposizione istruttori e attrezzature.

LEVICO TERME

Piacevole è la passeggiata che porta al vicino centro di Levico Terme, lungo la quale è impossibile non notare la Torre del Belvedere, chiamata familiarmente la toresèla.

Foto personale

La sua costruzione risale alla prima metà dell’Ottocento ad opera dell’allora podestà Emilio degli Avancini, di nobile famiglia levicense.

A pianta ottagonale la torre è alta 18 metri ed è munita di una scala esterna a spirale in pietra incastrata nella muratura, che insieme alla curiosa decorazione di gusto esotico con motivi a scacchiera la rendono unica nel paesaggio circostante. Suddivisa su tre piani, il quarto si apre su una terrazza da cui si ammira il Massiccio della Panarotta.
La torre un tempo segnava il limite tra l’abitato e l’aperta campagna.

Entrata nel censimento nazionale I Luoghi del Cuore promosso dal FAI, grazie alla raccolta firme tra gli abitanti, le scuole e le associazioni, è stato possibile il suo recupero con il restauro conclusosi nel 2019.

Giungendo davanti alla Chiesa del Santissimo Redentore, dall’imponente stile neoromanico accompagnato da lievi tocchi bizantini e gotici si può vedere il presepe.
Le statue sono intagliate e realizzate con il legname di recupero della tempesta Vaia del 2018 come segno “della voglia di ricominciare con gioia e nello spirito del Natale. Una costruzione povera che rappresenta la tenacia e il sacrificio dei nostri avi che hanno vissuto in questo splendido territorio del Trentino“, così recita il testo descrittivo che l’accompagna.


Foto personale

L’antico centro storico svela vecchi palazzi, antiche botteghe artigiane e angoli molto suggestivi.
Il piccolo borgo rurale di Levico nel 1896 vide l’inaugurazione di una nuova linea ferroviaria che favorì il collegamento con la Valsugana e con il resto d’Europa, una tappa fondamentale che lo porterà ad espandersi e a diventare un vero e proprio centro urbano, ma soprattutto un rinomato luogo di cura termale.
Le fonti di acqua sorgiva sono infatti un’importante risorsa naturale del territorio alpino.

Le Terme di Levico

Le acque termali scendono dalle montagne del Lagorai e scorrendo tra le rocce del sottosuolo si arricchiscono di preziosi elementi minerali. In particolare, quella denominata “Acqua Forte” è un’acqua arsenicale-ferrugginosa che a contatto con l’aria ossida, conferendo alla fonte da cui sgorga una particolarissima colorazione rossastra.
Le eccezionali proprietà terapeutiche e rigenerative note da più di due secoli e apprezzate già dall’aristocrazia asburgica, rendono queste acque veramente uniche per quanto riguarda le patologie della pelle, dell’apparato muscolo-scheletrico e delle vie respiratorie, affezioni legate allo stress e all’ansia e problematiche ginecologiche.

La sorgente che sgorga a Vetriolo (1500m), una piccola frazione non lontana da Levico Terme, venne scoperta durante il Medioevo scavando le gallerie minerarie per l’estrazione di ferro e rame.  L’acqua termale inizialmente utilizzata solo dai locali, dal 1860 potè giungere fino a Levico con la costruzione di un acquedotto realizzato dalla “Società Balneare”, che aveva ottenuto la concessione della gestione delle acque termali. Un grande stabilimento venne costruito a ovest dell’abitato, che venne ampliato e completato verso il 1886/87. Ebbe così inizio lo sviluppo termale della città.


Foto personale

Ma durante le due guerre mondiali le originarie strutture termali furono messe a dura prova, i ripetuti bombardamenti aerei causarono gravi danni sia alle strutture alberghiere che agli impianti balneari.
Tra questi anche il vecchio stabilimento che venne ricostruito nel 1921 con il nome di Grande Albergo Regina, che a sua volta venne bombardato e completamente distrutto nel 1945.
Su parte di quell’area negli anni Sessanta la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol fece costruire il Palazzo delle Terme (foto sotto), sul progetto dell’architetto Efrem Ferrari. La struttura che si trova all’interno dell’abitato, venne inaugurata nel 1965, ed è uno dei due impianti di cura e benessere che fanno parte del Complesso delle Terme di Levico e di Vetriolo.


Foto personale

Proseguendo nel tragitto passo accanto al “Giardino della Memoria” e vi sosto un po’ a leggere le stele e a rendere omaggio. Il giardino è stato inaugurato nel 2007 dall’Amministrazione Comunale ponendo due piante e due stele a ricordo di Giorgio Perlasca e della Shoah, e del Metz Yegern, il genocidio del popolo armeno. Altre piante negli anni successivi sono state poste a ricordo delle Vittime dei Gulag e delle Foibe.

Si giunge quindi al Parco delle Terme, chiamato anche Parco asburgico dal nome della casata di Francesco Giuseppe d’Austria, consorte di Elisabetta di Baviera (Sissi) che regnava nell’Impero austro-ungarico di cui la regione faceva parte. La sua storia è strettamente correlata all’idea della città termale ed ebbe inizio nel 1895 quando l’imprenditore austro-ungarico Julius Adrian Pollacsek fondò la società “Levico-Vetriolo-Heilquellen”, e ottenuta la concessione subentrò alla “Società Balneare nella gestione dell’attività termale.


Foto personale

Nel 1898 Pollacsek acquisì nella zona ad est dell’abitato un “arativo con viti e gelsi…” e pensando in grande fece costruire un nuovo edificio: il Grand Hotel Imperial progettato dall’architetto tedesco Otto Stahn, che si caratterizza per il raffinato stile liberty, con annesso uno stabilimento termale e un grande parco. La società inoltre incrementò anche il commercio delle bottiglie di acqua minerale e costruì un nuovo deposito per l’immagazzinamento.

II Parco delle Terme

La progettazione del grande parco antistante il Grand Hotel venne affidata all’architetto paesaggista Georg Ziehl, che volle creare delle aree con maestosi alberi monumentali di specie esotiche tra i quali poter passeggiare, e ampi spazi aperti per ammirare i monti intorno, e radure tra i gruppi di alberi dove praticare l’elioterapia (ossia la cura del sole). Successivamente furono introdotti faggi e varie specie di latifoglie, e le aiuole dai fiori variopinti, mentre più recenti infine sono gli abeti del Caucaso che delimitano alcuni viali principali dove si può trovare silenzio e pace.  Un grande dono dal passato che mantiene intatto il suo fascino.

Foto personale

All’interno del parco si trova anche Villa Paradiso, una graziosa costruzione in stile Liberty situata in prossimità dell’ingresso principale che s’affaccia sul viale che porta alla stazione dei treni. Oggi è sede di mostre temporanee.

Il complesso venne inaugurato nel 1900 e attirò ospiti di alto rango entrando a pieno titolo nel circuito europeo delle stazioni termali.

Il Parco delle terme è il parco storico più importante della Provincia Autonoma di Trento, ed è entrato nella lista dei Grandi Giardini Italiani, un grande riconoscimento per l’attenzione dell’ente pubblico nei confronti di aree di interesse storico.
Il Parco è fruibile in tutte le stagioni, si organizzano eventi culturali e ricreativi sia per gli abitanti che per i turisti. Nella stagione primaverile in particolare viene organizzato Ortinparco, una manifestazione dedicata agli orti e alle piante; in quella estiva Vivere il Parco promuove attività didattiche con laboratori a tema, visite botaniche, racconti, concerti, mostre, matinées musicali estivi…; in inverno magica è l’atmosfera dei Mercatini di Natale lungo i vialetti del parco.


Foto personale

Tempesta Vaia

La tempesta Vaia il 29 ottobre 2018 ha colpito duramente anche qui in Trentino. Nello storico parco di Levico ha causato lo sradicamento o lo schianto di 216 grandi alberi. Anche il lago di Carezza e il vicino lago di Caldonazzo hanno subito ingenti danni alla flora e alla fauna. È stata una delle peggiori catastrofi climatiche del Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Vedere questi alberi sradicati ti provoca una fitta al cuore, ti fa capire quanto fragile sia l’equilibrio del nostro ambiente, di ciò che riteniamo scontato appartenerci, ci ricorda che dobbiamo prenderci cura di ciò che ci è stato donato.

La popolazione comunque non si è rassegnata ed è partita una sfida per tornare alla normalità mettendo in campo una serie di progetti per la salvaguardia e il recupero del territorio.

Una settantina di volontari della Società Italiana di Arboricoltura (SIA) insieme all’Associazione arboricoltori, hanno messo a disposizione le loro conoscenze per riparare le ferite e far rinascere il parco asburgico di Levico terme. Loro appello è stato quello di non tagliare indiscriminatamente tutti gli alberi, ma valutarne le condizioni e piantarne di nuovi.
Così si sono mesi al lavoro aprendo cantieri di potatura, abbattimento, consolidamento degli alberi, ma anche di piantumazione di nuovi arbusti.

Molti grandi alberi sono già stati messi a dimora nel parco anche grazie alla generosità di numerosi cittadini italiani e stranieri, di strutture pubbliche e private che hanno partecipato alla campagna “Adotta un albero” promossa dal Consorzio Levico Terme.

Il video del sopralluogo

La tempesta Vaia ha investito per alcuni giorni le regioni del Nord-est d’Italia a partire dal 26 ottobre 2018 a seguito di una forte perturbazione di origine atlantica.
Le persistenti piogge hanno fatto straripare i fiumi, l’alluvione ha coinvolto alcuni comuni veneti, trentini e friulani ma anche lombardi.
A tutto questo si è aggiunto per diverse ore anche un fortissimo vento caldo di scirocco con raffiche tra i 100 e i 200 km/h che nell’area montana ha provocato l’abbattimento di milioni di alberi con la conseguente distruzione di decine di migliaia di ettari di foreste alpine, per ristabilire le quali ci vorranno decenni.
Il paesaggio è stato significativamente mutato, l’evento è stato definito come il peggiore tra quelli precedentemente registrati sul territorio, una vera catastrofe che ha causato moltissimi danni, specialmente sull’Altopiano dei Sette comuni in Veneto, che è stata la regione più colpita.
Se non bastasse, sempre nel contesto di questa tempesta, il 29 ottobre si sono verificati due eventi di alta marea eccezionale che hanno interessato il centro storico di Venezia.

È ora di riprendere la strada di casa. Si riparte da Levico e appena superato il colle di Tenna, che divide i due laghi, vedo scorrere alla mia sinistra il lago di Caldonazzo. Subito mi viene in mente la mia compagna di banco, che trascorreva qui ogni anno le sue vacanze estive. Finalmente vedo i luoghi di cui mi raccontava, il lago dove faceva spesso il bagno.


Lago di Caldonazzo – Foto personale

Ho sempre pensato che fosse una temeraria ad affrontare le acque fredde di un lago di montagna, ma tutto si spiega una volta saputo che è uno dei laghi più caldi d’Europa. Nei giorni di sole (non proprio in questo mio di oggi..!) si dice sia una grande macchia blu cobalto nel cuore del verde della Valsugana. Ci posso credere!

Si è fatto proprio tardi ed è ora di ritornare a casa, la giornata è stata lunga ma mi sono proprio divertita.

Leda