Il piccolo principe

Un racconto davvero magico, ne consiglio l’ascolto.

Il piccolo principe
di Antoine de Saint-Exupéry
Genere: Racconto
Voce narrante: Fabio Concato
Musiche: originali di Fabio Concato
Tipologia: oltre alla versione letta e adattata da Fabio Concato del 2004, ce n’è un’altra del 2010 che è un cofanetto contenente il libro nella sua versione classica e un doppio cd letto da Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco. Entrambe  le versioni sono a pagamento.

Il fascino di questo racconto sta nella sua disarmante semplicità. Ci insegna tante cose che abbiamo dimenticato crescendo. Perciò esso non può essere considerato solo un libro per bambini; ha molto da dire anche ai grandi.
L’autore, in maniera originale e magica, descrive il mondo degli adulti attraverso gli occhi innocenti di un bambino evidenziandone i comportamenti irragionevoli e talvolta inutili. Il piccolo principe vive su un pianeta talmente piccolo che può ammirare gli adorati tramonti ogni volta che vuole semplicemente spostando la sedia. Sua unica compagnia una rosa il cui seme è arrivato lì chissà da dove. A dire la verità si tratta di una rosa un po’ capricciosa e ingrata che esaspera talmente il piccolo principe da farlo scappar via, approfittando della migrazione di alcune rondini.
Il suo è un viaggio lungo e tortuoso durante il quale incontra personaggi bizzarri che gli mostrano un mondo fino a quel momento sconosciuto. C’è chi conta e riconta le stelle sostenendo di possederle come un capitale; chi si crede di regnare sull’universo intero quando non c’è nessuno a sapere della sua esistenza; chi è ligio al suo dovere al limite del paradosso; chi è vanitoso e vive nell’attesa di qualcuno che lo ammiri. Ogni personaggio rispecchia un aspetto diverso della vita degli adulti.
Giunge infine sulla Terra che è il più grande tra i pianeti visitati e di gran lunga il più interessante. Incontra una volpe che nonostante sia diffidente con gli uomini, di fronte all’ingenuità del protagonista vorrebbe farsi “addomesticare” per essere l’unica al mondo e non uguale a centomila. Addomesticare è una cosa dimenticata da molto tempo ormai e vuol dire “creare legami”. Queste alcune delle parole della volpe:

“Non si conoscono che le cose che si addomesticano. Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici”.

Incontra un giardino fiorito di rose che inizialmente lo rende infelice e lo fa piangere.
Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l’universo. Ed ecco che ce n’erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino. Ma poi ne comprende l’unicità grazie agli insegnamenti della volpe stessa:

“Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho annaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.”

Infine incontra chi narra questa storia, l’aviatore dispersosi nel Sahara, che, impegnato nella riparazione del suo aereo, non si accorge immediatamente di quanto prezioso sia quel bimbo strano.
Ma presto tra di loro nasce una stretta amicizia che li arricchirà solo come le vere amicizie sanno fare e che li terrà sempre vicini nonostante le distanze geografiche.
Ma la frase che è l’emblema di questo racconto è senza dubbio questa:

“Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Un libro senza tempo e senza età per tutti coloro che amano creare legami, credono nell’amicizia e nei rapporti semplici e veri. Un libro per i ragazzi. Un libro per gli adulti affinché non dimentichino mai di essere stati bambini.

Commento: la narrazione di Concato è molto coinvolgente ed eccezionale il bambino, in certi passi è molto toccante. È un racconto che affronta i pregiudizi e alcuni comportamenti assurdi del mondo degli adulti riguardo l’amore, l’amicizia e il senso della vita in generale. L’importanza dei riti, di un certo ordine, della responsabilità, del considerare le possibili conseguenze delle nostre azioni sugli altri e su noi stessi.
Però confesso che fin dalla prima volta che l’ho letto ho sentito una stonatura riguardo il termine “addomesticare” che mi ha lasciata perplessa, nonostante abbia cercato di interpretarlo dai vari punti di vista.
Addomesticare è sinonimo di rendere docili, mansueti, domati, incapaci di essere indipendenti, come gli animali allevati in cattività che poi una volta liberi sono incapaci di badare a se stessi.
Quest’opera è considerata una sorta di educazione sentimentale e ciò rende questo termine ancor più discutibile, indipendentemente dal fatto che sia riferito all’uomo o alla donna, perchè due persone che decidono di percorrere insieme la loro strada, di condividere la loro vita sentono sì il bisogno l’uno dell’altra, si cercano, ma perchè si amano e insieme stanno bene; non si amano perchè hanno sviluppato una sorta di dipendenza l’una dall’altra. Non si annullano diventando una sola persona, ma sono due persone che si completano l’una con l’altra, si prendono cura l’una dell’altra. Lo spiega bene la frase di Erich Fromm in “L’arte di amare”:

L’Amore immaturo dice: “Ti amo perché ho bisogno di te”.
L’amore maturo dice: “Ho bisogno di te perché ti amo.

Se poi si vuol proprio cavillare, nel racconto l’addomesticare è chiaramente inteso al femminile (la volpe), mentre il piccolo principe quasi incolpa la volpe di averlo voluto lei, di essere addomesticata, e una volta abbandonata le rimane la consolazione del ricordo. Il termine inserito nel contesto storico in cui è stato scritto il racconto trova un suo senso, in quello attuale a mio avviso esprime un concetto fuorviante per una sana relazione sentimentale.
“Le parole sono importanti.” cit.

Leda

A chi può interessare: Ai bambini, agli adulti che amano sentirsi bambini per un’oretta con un racconto pieno di significato.

Breve biografia dell’autore: Antoine de Saint-Exupéry è stato uno scrittore, aviatore e militare francese, che ha ottenuto molta notorietà per il suo famoso romanzo Il piccolo principe, e per i suoi racconti sul mondo dei primi voli aerei.

Nato a Lione (Francia) nel 1900 in una famiglia di nobili origini è il terzo di cinque figli, all’età di quattro anni resta orfano del padre per cui viene cresciuto dalla madre, una pittrice di talento, trasferendosi a Le Mans nel castello di Saint  Maurice de Rémens dove tutto sommato con i quattro fratelli egli visse un’infanzia felice. A scuola si dimostra un ragazzo fantasioso, ma anche un po’ prepotente e viziato.
Nel 1912 sale per la prima volta su un aereo, nel 1921 parte per il servizio militare nell’aviazione a Strasburgo, e ottiene il brevetto di pilota dapprima civile, poi militare.
Si reca quindi a Parigi dove inizia a dedicarsi alla scrittura.
Nel 1926 viene assunto come pilota  per trasportare la posta da Tolosa a Dakar, e pubblica il suo primo libro, Corriere del sud seguito due anni dopo da Vol de nuit.
Dopo l’avventura africana, Saint-Exupéry nel 1930 si trasferisce in Sud America e diviene direttore della linea aeropostale Argentina-Francia.  A Buenos Aires incontra Consuelo, un’artista surrealista con cui si sposa nel 1931 e diverrà la sua musa ispiratrice.
L’Aéropostale, compagnia aerea francese attiva dal 1927, per problemi finanziari nel 1933 viene fusa con altre compagnie francesi per formare una nuova società: l’Air France.
Saint-Exupéry torna quindi in Francia dove si dedica alla scrittura e al giornalismo; la passione per i velivoli lo porta a brevettare un dispositivo per l’atterraggio di aerei, e a numerosi altri brevetti su dettagli tecnici di velivoli.
Nel 1935 tenta la trasvolata Parigi-Saigon ma precipita in territorio libico in pieno deserto, nei giorni successivi di lui e del suo meccanico non si hanno più notizie per cui vengono attivate le ricerche. Salvati da alcuni beduini, la brutta esperienza lascerà un profondo segno nella vita di Saint-Exupéry e nel suo modo di raccontare e scrivere.

Durante la Seconda guerra mondiale si arruola nell’aviazione militare francese facendo parte di una squadriglia di ricognizione aerea e viene citato per la croce di guerra. Nel 1942 viene arruolato nell’aviazione americana.
In piena guerra saranno proprio gli statunitensi a pubblicare per primi e in inglese Il piccolo principe (1943), divenuto poi un best-seller.
Gli viene affidata quindi una serie di ricognizioni aeree, dall’ultima delle quali non tornerà più: è il 1944 Saint-Exupéry precipita in mare in circostanze non chiarite del tutto.
La sua scomparsa a soli 44 anni restò per molti anni misteriosa, la fama leggendaria e romantica del personaggio diede origine a diversi miti,  finchè nel 2004 viene annunciato il ritrovamento dei rottami dell’aereo in profondità nella zona di mare vicino la costa marsigliese.
L’anno successivo Il piccolo principe viene pubblicato anche in Francia e nel 1949 in Italia. Faranno seguito altri scritti e pubblicazioni.
Nel 2000, in occasione del centenario della nascita di Antoine de Saint-Exupéry, l’aeroporto di Lione viene intitolato all’aviatore e scrittore francese.

Il suo libro più noto, senza dubbio è “Il Piccolo Principe”, un racconto che dedicò all’amico Léon Werth, a cui era legato da una profonda amicizia.

Breve biografia della voce narrante: Fabio Concato nasce a Milano il 31 Maggio 1953, in una famiglia ricca di stimoli culturali e musicali: la madre è giornalista e stimata poetessa, il padre ottimo chitarrista e noto autore e divulgatore della musica jazz. Nel 1965 forma con il fratello maggiore il suo primo gruppo rock.
Nel 1974 con due grandi amici – Bruno Graceffa e Giorgio Porcaro – dà vita ai “Mormoranti”, un gruppo di cabaret in cui scrive testi e musiche e che, da subito, dalle prime esibizioni al “Derby” di Milano, riscuote grande successo.

La storia discografica di Fabio Concato inizia nel 1977, con la pubblicazione del primo album, “Storie di sempre”, che contiene “A Dean Martin”, scherzosa presa in giro del cantante americano che si fa apprezzare per la sua vena ironica e originale.
L’anno successivo è la volta di “Svendita totale”, secondo album che prelude ad un cambio di etichetta – dalla Saar alla Philips -con cui nel 1979 Concato pubblica “Zio Tom”, album a cui collabora uno dei più bravi armonicisti al mondo, Thoots Thielemans.
Trascorrono tre anni prima che il cantautore milanese decida di ripresentarsi al pubblico, lo fa nel 1982 con un album intitolato semplicemente “Fabio Concato”.

È un successo e il brano “Domenica bestiale” – ancora oggi tra i più programmati in radio – conquista e seduce il grande pubblico, diventando così la prima pietra miliare nella produzione musicale dell’artista. È l’avvio di una fase artistica molto fortunata, che prosegue nel 1984 con “Fabio Concato”, album che conquista il doppio disco di platino e rende popolari canzoni come “Guido piano”, “Rosalina”, “Sexy Tango”, “Ti ricordo ancora” e “Fiore di maggio”, veri punti di riferimento nella musica d’autore italiana e “Senza avvisare”(1986) disco d’oro.
Nel 1988 Concato pubblica il singolo “051/222525“, con i proventi destinati a mantenere in vita il servizio del “Telefono Azzurro”, allora minacciato di chiusura, un pezzo drammatico di straordinaria forza.

Nel 1990 esce un nuovo album, “Giannutri”, che Concato registra a Parigi sotto la guida di Phil Ramone; un disco di caratura internazionale, seppure ispirato alla vista della bellissima isola del Tirreno.
Lo stesso anno si cimenta con le canzoni dedicate ai bambini, scrivendo “L’Ocona sgangherona”, terza classificata alla 33° edizione dello Zecchino d’Oro.

Segue una raccolta di successi datata 1991, “Punto e virgola” e l’album del 1992 “In viaggio”, nel quale sono pubblicate “Giulia”, “E’ festa” e l’intensa “Canzone di Laura” che Concato scrive con Pino Daniele.
Nel 1994, preceduta dall’uscita del singolo “Troppo vento”, esce la raccolta “Scomporre e ricomporre”, una rilettura dei brani cui l’artista milanese è maggiormente legato realizzata con nuovi arrangiamenti strumentali e vocali.
A testimonianza del suo ricorrente interesse nei confronti dell’infanzia, nello stesso anno Fabio Concato presta la sua voce alla narrazione di una delle opere letterarie più conosciute del mondo, “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupery, pubblicata dalla Polygram su un audiolibro curato dalla Editrice Pontaccio. Del cd-libro Concato cura anche la realizzazione delle musiche.

Nel 1996 esce BLU, il decimo album di studio, prodotto dal tastierista della PFM Flavio Premoli. Nel 1999 è la volta di “Fabio Concato”, un nuovo album di inediti impreziosito dalla presenza di un duetto con Josè Feliciano, nel brano “M’innamoro davvero”. Nel 2001 Fabio Concato partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, con il brano “Ciao Ninìn”, e pubblica l’album “Ballando con Chet Baker”.
Nel 2006 torna ad occuparsi di Telefono Azzurro e nasce così “Azzurro & Concato”, la raccolta dei suoi brani di maggior successo riarrangiati in una nuova versione, il cui ricavato viene devoluto al sostegno dei progetti di Telefono Azzurro. Poco dopo torna al Festival di Sanremo con il brano “Oltre il giardino”.
A distanza di ben 11 anni dal precedente, a marzo 2012 esce un nuovo album di inediti “Tutto Qua”, in cui continua a raccontare storie personali e, al tempo stesso, facilmente condivisibili con il grande pubblico.

Tratto da: fabioconcato.it

Amare non vuol dire guardarsi negli occhi,
ma guardare insieme nella stessa direzione.

“Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.
L’autorità riposa, prima di tutto, sulla ragione.
Se tu ordini al tuo popolo di andare a gettarsi in mare,
farà la rivoluzione.
Ho il diritto di esigere l’ubbidienza
perchè i miei ordini sono ragionevoli”.

“Giudicherai te stesso. È la cosa più difficile.
È molto più difficile giudicare se stessi che gli altri.
Se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio”.

Il piccolo principe ritornò l’indomani. “Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore. Ci vogliono i riti”.
“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
“Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe.
“È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore”.

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa
che ha fatto la tua rosa così importante.
Gli uomini hanno dimenticato questa verità.
Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre
di tutto quello che hai addomesticato,
Tu sei responsabile della tua rosa…”

“Fa bene l’aver avuto un amico, anche se poi muore.”

“Certo che ti farò del male.
Certo che me ne farai.
Certo che ce ne faremo.
Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.”