I laghi di Plitvice – Croazia

Ebbi occasione di visitare i laghi di Plitvice nel 1990, proprio quando stava per scoppiare la devastante guerra civile che determinò la fine della Repubblica Socialista Federale della Jugoslavia, durante la quale il parco venne sfruttato come rifugio dai ribelli. Tre milioni di mine furono sepolte in questo angolo di paradiso. Ed è solo grazie allo sforzo immane del governo croato che s’impegnò nell’operazione di de-minig, che è stato possibile alla fine degli anni ’90 dichiarare questo sito sicuro per i visitatori.

Questi laghi si trovano in Croazia all’interno di un Parco Nazionale istituito nel 1949, e sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO dal 1979.
La zona per il suo collocamento e la  sua storia, porta il nome di “Vrazji vrt” (Il giardino del Diavolo).

Si tratta di una successione di sedici splendidi laghi di colore verde-azzurro alimentati da sorgenti sotterranee e da due fiumi: il Fiume Bianco ed il Fiume Nero, che confluiscono nel fiume Korana, e sono collegati tra loro da numerose cascate, ruscelli e salti d’acqua.
Un connubio di incomparabile bellezza, paragonabile a un paradiso terrestre! La sua costituzione geologica è in perenne evoluzione, ciò ne decreta la sua fragilità e per questo nel 1949 è stata presa la decisione di preservare questi luoghi istituendolo come Parco nazionale.

All’epoca in cui li visitai all’interno del parco c’erano due ingressi, ciascuno prevedeva 2 percorsi alternativi a seconda del tempo che si aveva a disposizione: 3-4 ore per visitare una parte dei laghi, 5-6 ore per una visita completa con 5 stazioni di sosta più un punto ristoro e bagni.

Seguendo le frecce di legno contrassegnate da un bollino di colore diverso a seconda del tipo di percorso che s’intendeva intraprendere, si cammina lungo sentieri ben delineati, con ponti e ben 18 km di passerelle sospese sull’acqua. Per gli spostamenti è messo a disposizione anche un trenino. Queste passerelle, ricavate dai tronchi del castagno hanno bisogno di una costante manutenzione, devono essere ampliate o deviate a seconda del corso dell’acqua che muta continuamente, e ogni giorno vengono visionate per garantirne la sicurezza.

E infatti, lungo il percorso ogni tanto s’incontrava l’addetto alla manutenzione che girava con a tracolla la borsa degli attrezzi, il quale percorrendo le passerelle, a mo’ del “fai da te”, ogni tanto tirava fuori chiodi e martello. Noi incuriositi e divertiti ci trovammo a seguire quel curioso personaggio, e ad osservare il suo meticoloso lavoro nell’inchiodare le assi qua e là. Davvero singolare!

Il parco in base alle caratteristiche naturali si suddivide in due parti:

la parte superiore che arriva a toccare i 1279 m, dove i laghi si trovano in una valle dolomitica ben protetta da una fitta foresta che impedisce l’erosione del terreno, regola le condizioni climatiche e offre riparo alla numerosa selvaggina. Si giunge quindi al lago più grande, il Kozjak lungo 3 km e profondo 47 m. che si può attraversare in battello o è percorribile in barche che si possono affittare;

la parte inferiore è su base calcarea, ed è caratterizzata da laghi più piccoli e meno profondi situati in una stretta gola tra le rocce tagliate a picco dove la vegetazione è più bassa. Il culmine di questa sinfonia d’acque è il punto Sastavci dove confluiscono i flussi del fiume Korana e il torrente Plitvice e si può godere della vista della cascata Veliki slap alta 76 metri.

Tra le bellezze naturali ci sono pure le grotte che circondano i laghi: nella parte calcarea del Parco Nazionale e lungo il fiume Korana se ne trovano quattordici, ma poche sono agibili, altre ancora sono scavate nel tufo sotto le cascate.

Vorrei qui raccontare un aneddoto divertente, che poi nonostante i disagi, sono quelli che meglio rimangono nella nostra memoria…

Un giorno qualcuno meglio informato della compagnia, propose di visitare in una giornata i laghi di Plitvice. Ci andammo tutti e una volta arrivati decidemmo di prendere il percorso più lungo. Volevamo godere il più possibile di questa meraviglia che non deluse le nostre aspettative.
Si era ai primi di agosto, quell’estate fu davvero calda! Più o meno a metà del percorso vi fu  un improvviso breve acquazzone, come accade spesso in estate. Essendo io (…e non gli altri) una viaggiatrice previdente, ai primi goccioloni d’acqua tirai fuori il mio K-Way che tengo sempre nel fondo dello zaino. Mentre lo stavo per indossare, alzando gli occhi vidi tutti gli altri, interdetti che mi scrutavano. Uno di loro mi intimò: “NON OSARE metterlo!”, chiaramente in segno di solidarietà verso gli altri. Naturalmente osai… osai… anche perché venne giù tanta di quell’acqua in così poco tempo… e non c’era nessun riparo disponibile.
Arrivammo quindi al punto di ristoro dove l’omino del trenino vedendoci così fradici volle precisare, malauguratamente per me, che era DA APRILE che NON faceva una goccia di pioggia..! All’unisono tutti si voltarono e mi ringhiarono contro 😳
Va da sè che mi ritennero responsabile, secondo un detto scaramantico che dice: mai portare un ombrello in una giornata di sole, se lo apri poi, son guai seri perché attira la pioggia…
Ancora adesso, quando abbiamo occasione d’incontrarci, ricordiamo questo fatto e ci facciamo un sacco di risate!

Poi ci fu la burla del trenino che puntualmente fregava tutti: prendemmo posto contenti di riposarci un po’, convinti che ci avrebbe portato a vedere qualche bel lago… e invece si fermò quasi subito e ci rendemmo conto che era solo una specie di collegamento per un breve tratto 😛

Salimmo quindi sulla cima superiore del parco dove trovammo una leggera e calda foschia frutto della pioggia appena caduta. Ricordo come fosse ora che ti toglieva il respiro e ci appannava gli occhiali impedendoci la vista di quel meraviglioso panorama visibile dall’alto.

Ridiscendemmo allora i viottoli costeggiati dai ruscelli e a qualcuno venne una sete… ma una sete… che non resistette alla vista di tutta quell’acqua cristallina e decise quindi di bere dal ruscello. Quelli di noi rimasti un po’ indietro arrivarono sghignazzando perché avevano visto poco più in sù un bel cagnolino fare la pipì proprio in quell’acqua! Lascio immaginare la risata generale… 😅

Questo luogo è davvero un posto incantevole! Immersi nel silenzio dei boschi, accompagnati dallo scroscio dell’acqua e dal cinguettio degli uccelli, ci veniva naturale parlare sottovoce per non disturbare.
Si usa dire che ad ogni visita dei Laghi di Plitvice lo scenario appare completamente diverso, perché cambia il corso dell’acqua che viene continuamente deviata.

Di questi luoghi si racconta una leggenda:

Vi fu un tempo in cui tutti gli abitanti della regione,
uomini, animali e piante,
non avendo più acqua dopo una grande siccità
si misero a pregare intensamente.
Suscitarono così la pietà della Regina Nera
che comparve, accompagnata da altre entità boschive.
Esse si adoperarono per far spirare
un forte vento, e un temporale
che portò la tanto agognata pioggia,
che non smise per lungo tempo.

Da quella pioggia magica
sarebbero nati i sedici laghi di Plitvice.

Leda

Le immagini sono prese dal web

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