Nel corso degli anni Cinquanta si prospettò un cambio generazionale e il Gruppo Marzotto nel 1960 venne quotato in Borsa.
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IL DISGELO: LA DESTALINIZZAZIONE E CUBA
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La quarta generazione:
Era il 1968 quando la gestione passò a Giannino Marzotto, quinto figlio di Gaetano jr e Margherita Lampertico, già presidente dell’Associazione Laniera Italiana dal 1963. Egli seppe portare nuova energia all’azienda introducendo innovazioni nel processo di produzione e diversificazioni dei prodotti. Valente pilota automobilistico con una passione profonda per le auto, che condivise con i fratelli Vittorio Emanuele, Umberto e Paolo, tanto da essere chiamati bonariamente nella vallata: i “Conti correnti“… sottile allusione al titolo nobiliare e nel contempo, alle loro possibilità economiche. Iniziò a correre nel 1948 e vinse due edizioni della Mille Miglia (1950 e 1953). Aveva il vezzo scaramantico di indossare un abito in doppiopetto sotto la tuta, e si fece costruire una Ferrari particolarissima: la 212 Export “Uovo”, progettata proprio per la Mille Miglia, aveva una carrozzeria molto tondeggiante con la griglia del radiatore praticamente tonda.

A lui si deve il ripristino di villa Trissino Marzotto acquistata nel 1951 e riportata all’originario splendore, dopo l’abbandono dovuto alla Seconda Guerra Mondiale. La struttura che sorge sul colle, è costituita da due edifici immersi nei giardini storici che racchiudono piante secolari.
La villa è entrata nel circuito turistico delle Ville Venete, un progetto finalizzato alla conservazione, alla promozione e alla valorizzazione di un considerevole e unico patrimonio architettonico italiano.
Per onorare la memoria del padre, il Conte Gaetano Marzotto nel 2010 fondò l’Associazione Progetto Marzotto, un’associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivi riconoscere e premiare coloro che hanno la vocazione di praticare, direttamente o indirettamente, l’esempio dato dal padre che seppe fondere impresa, società, cultura e territorio.

Ma quella di Giannino sarà una presidenza breve, l’acuirsi della crisi nel settore tessile lo costrinse a una necessaria riorganizzazione aziendale che portò a un duro scontro con le organizzazioni sindacali e all’occupazione degli impianti. Era il periodo delle contestazioni sessantottine, il clima era molto caldo e le trattative molto complicate. Giannino decise di fare un passo indietro per favorire un dialogo tra le parti, il padre Gaetano jr tornò temporaneamente a riassumere la Presidenza del gruppo tessile, coadiuvato nelle trattative dai due figli Paolo e Pietro.
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IL SESSANTOTTO E LA PRIMAVERA DI PRAGA
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Furono questi anni di forte cambiamento pieni di contraddizioni che portarono a una profonda trasformazione della società italiana sulla scia del passaggio da un’economia prevalentemente agricola a una più industrializzata che portò a nuovi stili di vita. Molte innovazioni entrarono nelle famiglie italiane elevandone lo standard di vita medio, ampliando però il divario tra il nord e il sud della penisola che rimase più arretrato. Ciò comportò di conseguenza una nuova migrazione, stavolta però verso il Nord Italia.
Una volta appianati i dissidi e avviato un ciclo produttivo più articolato e condiviso, nel 1970 fu Vittorio Emanuele junior, all’epoca al suo ultimo mandato di deputato della Repubblica, a subentrare al padre Gaetano jr alla presidenza dell’azienda.
Sono gli anni Settanta e l’Italia entrava in un tunnel di violenza e di paura che passerà alla storia come gli anni di piombo, del terrorismo, dei segreti di Stato, e delle stragi: la prima fu la bomba in Piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969.
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CILE, EUROCOMUNISMO E TERRORISMO
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Dopo qualche anno alla guida dell’azienda subentrò Pietro Marzotto, ultimogenito e fratello di Giannino. Grazie ai meccanismi di contrattazione e confronto impostati nella precedente crisi, e alla capacità progettuale del nuovo gruppo dirigente da lui guidato, la Marzotto riuscì a superare le difficoltà nuovamente esplose nel settore tessile durante gli anni Settanta.
Egli divenne protagonista di un’ulteriore trasformazione dell’impresa, che si affermò come una delle aziende di punta nel mercato internazionale del tessile-abbigliamento. Merito che gli venne riconosciuto nel 1985 con il titolo di Cavaliere del lavoro.
ORDINE AL MERITO DEL LAVORO
È un’istituzione della Repubblica Italiana ereditata dal Regno d’Italia. Le sue origini risalgono a re Umberto I quando nel 1898 istituì una Decorazione al merito per gli imprenditori agricoli e industriali e una Medaglia d’onore per i loro dipendenti.
Nel 1901 re Vittorio Emanuele III introdusse l’Ordine al merito agrario, industriale e commerciale e l’onorificenza poteva essere conferita anche ai dipendenti operai. Nel 1921 la denominazione venne mutata ufficialmente in “Ordine al merito del lavoro” e dal 1923 fu riservato ai soli imprenditori, mentre ai lavoratori veniva conferita la “Stella al merito del lavoro”. L’Ordine nel 1986 divenne ancor più restrittivo.
A capo dell’Ordine è il Presidente della Repubblica, retto da un apposito Consiglio presieduto dal Ministro dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato. Ogni anno vengono proposti 40 candidati, tra questi vengono selezionati 25 imprenditori, ai quali il 2 giugno viene conferito il nastro e l’unico titolo previsto dall’ordine: Cavaliere del Lavoro.
I requisiti richiesti sono:
• aver tenuto una specchiata condotta civile e sociale;
• aver operato nel settore per il quale la decorazione è proposta in via continuativa e per almeno vent’anni con autonoma responsabilità;
• aver adempito agli obblighi tributari e aver soddisfatto ogni obbligo previdenziale e assistenziale a favore dei lavoratori;
• non aver svolto né in Italia, né all’estero attività economiche e commerciali lesive della economia nazionale.
Sono destinate esclusivamente a soggetti con cittadinanza italiana, anche se residenti all’estero.
Incorre nella perdita delle onorificenze l’insignito che se ne renda indegno.
Operando una diversificazione della produzione interna e soprattutto esterna mediante una serie di acquisizioni, Pietro Marzotto giunse a mutare la natura stessa dell’azienda dandole una dimensione multinazionale.
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LA FINE DELLA GUERRA FREDDA
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Sono gli anni del boom del Made in Italy, la moda italiana si afferma in tutto il mondo, il Gruppo Marzotto punta ad ottenere contratti in esclusiva con i marchi più prestigiosi e collaborare con gli stilisti più conosciuti, come Missoni e Gianfranco Ferrè. Nel corso degli anni ottanta vengono acquisiti: la Finbassetti, una holding finanziaria che controllava, tra l’altro, la Bassetti attiva nella biancheria per la casa, il Linificio e Canapificio Nazionale leader europeo nella produzione di filati di lino, la Lanerossi rilevata dall’ENI, e negli anni Novanta la casa di moda tedesca Hugo Boss.
STORIA DEL LANIFICIO ROSSI
Il lanificio Rossi fu fondato nel 1817 a Schio da Francesco Rossi, nel 1849 la gestione passò al figlio Alessandro Rossi che ne fece uno dei maggiori lanifici italiani. Dal 1866 Alessandro fu deputato e poi senatore del Regno d’Italia, si fece promotore di riforme e innovazioni soprattutto nell’industria laniera e di molte iniziative sociali diventando un punto di riferimento per la città scledense.
Nel 1873 trasformò in S.p.A. l’azienda del padre e fece quotare le sue azioni alla borsa di Milano, ciò consentì di realizzare un’enorme raccolta di capitali, di conseguenza le azioni stesse aumentarono il loro valore.
Contemporaneamente realizzò il sistema di gestione attraverso le cosiddette “Gerenze Autonome”: suddivise l’azienda in quattro ambiti produttivi guidati ognuno da un diverso manager, completamente indipendenti dal punto di vista organizzativo ma sottoposte al divieto di reciproca concorrenza e al controllo finanziario dell’Amministrazione Generale e del Consiglio di amministrazione. La Lanerossi diventò una delle maggiori industrie italiane.
Nel 1892 Rossi si dimise dalla presidenza del Lanificio per continuare a svolgere l’attività politica. A lui è stato intitolato lo storico e prestigioso Istituto Tecnico Industriale di Vicenza che avrà tra gli altri, come allievo, il padre del microprocessore: Federico Faggin.
Agli inizi del Novecento la Lanerossi contava numerosi stabilimenti, produceva tessuti di lana destinati ai più svariati scopi e commerciava in tutto il mondo attraverso una capillare rete di vendita.
A metà degli anni Cinquanta a causa di scelte di gestione sbagliate affrontò un periodo di crisi, nel 1956 venne affidata a Giuseppe Eugenio Luraghi, dirigente d’azienda, editore e scrittore italiano, noto principalmente per essere stato presidente dell’Alfa Romeo. In brevissimo tempo ottenne risultati eccellenti (1959), ma l’azienda divenne oggetto di una forte speculazione che causò la fuoriuscita dei principali azionisti, e di una successiva spregiudicata “scalata” borsistica. La Lanerossi attraversò quindi una crisi finanziaria che la portò sull’orlo del fallimento, creando le condizioni per un salvataggio da parte dello Stato. Nel 1962 da proprietà a capitale privato divenne infatti una proprietà a capitale pubblico passando sotto il controllo dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) e, a sua volta, controllerà altre aziende tessili.
Nel 1986 l’ENI cedette la Lanerossi e tutto il settore tessile in quanto fonte di forti perdite, venne rilevata dal Gruppo Marzotto con tutto l’articolato complesso di produzioni di abbigliamento che essa conteneva. C
ome ad esempio la Lebole, oggi marchio ritornato alla famiglia originaria dopo ben 39 anni.
Il sovrapporsi di diversi segmenti produttivi della Lanerossi con quelli della Marzotto, impose una complessa opera di ristrutturazione e di semplificazione societaria, che si concluse con l’incorporazione della Lanerossi, di cui sopravvisse il solo marchio di fabbrica nel settore delle coperte.
Curiosità:
La Lanerossi è stata fra le prime società italiane ad acquisire delle società calcistiche, insieme ad altre aziende vicentine come la Marzotto a Valdagno e la Pellizzari ad Arzignano. Ben più famoso tuttavia è un altro matrimonio fra la Lanerossi ed una società calcistica, il Vicenza. A torto è ritenuto il primo caso di sponsorizzazione in Italia, mentre si trattò di una vera e propria acquisizione. Nel giugno 1953 la Lanerossi acquistò infatti la società calcistica del capoluogo berico trasformandola di fatto in una propria divisione.
Da allora, fino al 1990, la squadra portò il nome di “Lanerossi Vicenza” portando sulla maglia il celebre simbolo dell’azienda.
Il Gruppo Marzotto nel 1985 acquisì il pacchetto azionario di maggioranza del Linificio e Canapificio Nazionale S.p.A..
Per potersi avvicinare ai mercati dell’Europa orientale, tra il 1993 e il 2000 venne avviata la produzione in Tunisia e in Lituania, portando alla fusione nel 2003 con la Zignago Tessile S.p.A., secondo filatore europeo con una consolidata tradizione.
Oggi il Linificio e Canapificio Nazionale è controllato al 100% dal Gruppo Marzotto che arricchisce la sua gamma di offerte con articoli in lino per il settore abbigliamento e arredo casa.
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LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
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Nel 2000 il Gruppo Marzotto realizzò l’acquisizione della lituana Liteksas e due anni dopo della casa di moda Valentino, uno dei più noti marchi della moda italiana.
Nel 2004 Pietro Marzotto decise di uscire dal Gruppo a causa delle divergenze nel modo di intendere la politica aziendale e in conseguenza al deterioramento dei rapporti all’interno dell’azionariato familiare. Ormai giunta alla sesta generazione, la famiglia contava una settantina di nipoti per la maggior parte maggiorenni, una rottura tra le diverse generazioni parve inevitabile e la successione risultò piuttosto complicata.
Nel 2005 la società Marzotto si concentrò sul tessile e vide l’ingresso di società attive sul settore femminile (nel Biellese), nell’abbigliamento casual e sportivo, nelle fibre nobili, nella seta e nel velluto (quest’ultimo in Repubblica ceca). Tutte le attività e i marchi dell’abbigliamento e della moda confluirono in una nuova società, la Valentino Fashion Group, successivamente acquisita da un fondo di investimento straniero (2007).
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LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
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Colui che della grande famiglia pare aver ritrovato in questi anni lo spirito originario è Matteo Marzotto, quinto e ultimogenito del conte Umberto Marzotto e Marta Vacondio.
Dopo aver lavorato per quindici anni nelle aziende collegate agli interessi di famiglia, maturando esperienze lungo tutta la filiera del tessile-abbigliamento, tra il 2003 e il 2008 è stato prima Direttore Generale Operativo e poi Presidente di Valentino S.p.A.
È Presidente dell’Associazione Progetto Marzotto e di Mittelmoda Fashion Award. Come imprenditore tra gennaio 2009 e gennaio 2013 ha acquisito e successivamente rilanciato Vionnet S.p.A., di cui è stato anche Presidente.
Madeleine Vionnet
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Madeleine Vionnet nacque nel 1876 a Chilleurs-aux-Bois, figlia di un doganiere venne abbandonata dalla madre quando era ancora bambina. Trasferitasi con il padre a Parigi per cercare migliori opportunità di lavoro, a soli dieci anni lasciava la scuola ed entrava in una maison de couture. A diciotto anni si sposò e si trasferì in Inghilterra dove lavorò per Kate Reilly che fabbricava abiti per la Corte inglese. Tornata a Parigi entrò in contatto con Madame Gerber, una delle tre sorelle della Maison Callot Soeurs, all’epoca tra le più importanti della Francia. Acquisita esperienza nel 1912 fondò una casa d’alta moda frequentata dalla nobiltà e dall’alta borghesia europea, oltre che dai latifondisti sudamericani produttori di zucchero.
La Grande guerra farà chiudere molte case di moda, anche la Maison Vionnet divenuta una delle più prestigiose della moda francese, che in seguito verrà adibita a Museo della moda. Madeleine Vionnet morirà povera a 99 anni.
Madame Vionnet portò una grande innovazione nel settore della moda, in particolare con il taglio in sbieco (in diagonale a 45° rispetto al verso della trama e dell’ordito). Una tecnica che rivoluzionerà il modo di vestire il corpo femminile, già liberatosi delle ottocentesche crinoline che rendevano ampie le gonne, dei strettissimi corpetti e dei bustini irrigiditi con stecche di balena.
Tecnica molto usata ancora oggi, il taglio in sbieco dona all’abito una linea morbida che esalta le forme femminili, come gli abiti a sirena dalle linee fluide, e gli eleganti drappeggi delle dive di Hollywood degli anni Trenta e Quaranta ne sono un esempio. Ella utilizzava tessuti realizzati appositamente per lei e sperimentava e costruiva i suoi abiti su di un manichino a dimensioni ridotte di 1/2, per poi riprodurli nelle misure reali di una mannequin. Le sue creazioni erano talmente elaborate da risultare quasi impossibili da riprodurre.
Nel 1997 Matteo Marzotto ha contribuito a creare a Verona la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica – Onlus, con lo scopo di coprire il vuoto scientifico e porre le basi per una ricerca avanzata anche in Italia. La Fondazione è riconosciuta dal MIUR e dalla Comunità scientifica internazionale e contribuisce al progresso delle conoscenze che rendono la fibrosi cistica sempre più curabile.
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LA FIBROSI CISTICA
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È questa una malattia che lo ha toccato profondamente per una vicenda famigliare, e che lo vede coinvolto costantemente in molte iniziative, tra cui la singolare corsa a tappe lungo la penisola in sella alla bicicletta, un’emozionante iniziativa e impresa sportiva ideata da un gruppo di amici e di ex campioni sportivi per far conoscere la fibrosi cistica e sostenerne la Ricerca. Esperienza che ha raccontato nel libro Bike tour – Pedalando per la Ricerca, un diario di viaggio edito da Rizzoli il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza. È autore anche di Volare alto – Quel che ho imparato fin qui dalla vita, pagine in cui si parla di impegno etico, di disciplina, di come raggiungere il successo senza perdere di vista le regole fondamentali della convivenza con gli altri, e il rispetto per se stessi. Racconta aneddoti, ma anche riflessioni profonde sul cercare una propria strada.
Molto attivo anche nello sport ha partecipato più volte alla Parigi-Dakar, a gare di sci di fondo, ha duemila ore di volo in elicottero.
Come Civil Servant è stato Presidente e Commissario di Enit-Agenzia Nazionale del Turismo ed è uno dei volti di Ambassador per Expo Milano 2015.

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*Nota Bene: questo post è a scopo informativo sullo spirito imprenditoriale, sulle tradizioni italiane, e sulla storia del Novecento. Non è sponsorizzato e non ha fini commerciali.