La musina e il risparmio

La musìna, che in lingua veneta è il salvadanaio, la tenevo in alto sul lato sinistro del focolare, dove all’interno della parete di mattoni refrattari era stata ricavata una piccola mensola. Un posto sicuro, difficile da trovare. La mia musìna però era rosso carminio, una tonalità di rosso che tende verso il porpora e che prende il nome dal colorante naturale ricavato dal Dactylopius coccus, la cocciniglia del carminio, un insetto parassita delle piante.

Da un documento online dell’università di Padova si apprende che questi insetti vennero allevati per secoli dagli aztechi su piante cactacee, da cui estraevano il prezioso pigmento rosso carminio usato per tingere i tessuti, per scopi cerimoniali e pratiche sacre. I conquistadores giunti nel Nuovo Mondo trovarono questo tesoro; intuite le potenzialità economiche, gli spagnoli ne detennero il monopolio della sua produzione e del suo commercio fino all’inizio del 1800. La stretta vigilanza sui luoghi di produzione e il divieto di accesso agli stranieri, pena la morte, per lungo tempo impedirono di capire se si trattava di una pianta o di un insetto. Ma poi, ogni cosa ha una fine, con la caduta della dominazione spagnola l’allevamento della cocciniglia si diffuse in altri continenti e nel bacino del Mediterraneo.

Nella fessura della musina ci infilavo le mancette che sporadicamente ricevevo in occasione della visita di qualche parente, delle feste comandate, per effetto di una buona azione compiuta; a volte erano monetine, altre volte erano soldi di carta. Naturalmente non si poteva aprire e per farlo occorreva andare alla Cassa di Risparmio. A quel tempo era usanza che durante la scuola elementare (la primaria di oggi) venisse regalata a ogni alunno una cassettina metallica colorata da usare come salvadanaio, a consegnarle veniva un impiegato che spiegava con parole semplici l’importanza del risparmio.

Al passaggio dalla scuola elementare in cui il Sussidiario e il Libro di lettura erano forniti gratuitamente alle famiglie, alla scuola media (la secondaria di primo grado di oggi) il costo della pila di libri previsti era invece tutta a carico nostro. Qualche libro fu recuperato come “usato”, ma i miei genitori si trovarono in seria difficoltà, per cui mia madre mi chiese se ero d’accordo ad aprire la musina e a utilizzare i miei risparmi a tal fine, poi in un secondo tempo me li avrebbe restituiti. Quest’ultima parte non la considerai proprio, sapendo quanti sforzi facessero i miei, mia madre in particolare, per sbarcare il lunario in una famiglia di otto persone!
Quella mattina mi pettinò come mi piaceva con le treccine, indossai il vestito bianco con i fiorellini gialli e con le maniche corte a sbuffo che tanto amavo (ereditato dalle mie cugine naturalmente), e andammo insieme a piedi giù in paese alla Cassa di Risparmio. Il giovane bancario che aprì con solennità la mia cassettina mi disse che ero stata brava, chiedendomi che cosa avessi intenzione di fare con quei soldi. Fu soddisfatto della mia risposta e si accinse a contarli: erano in tutto 50.000 lire, non una gran somma, ma per quel tempo neanche pochi denari. Fatto sta che quando uscimmo, pochi metri più in là mia madre si arrestò improvvisamente, eravamo nei pressi delle cabine telefoniche (inaugurate in Italia nel 1952 e rimosse definitivamente nel 2023) così pensai che dovesse chiamare qualcuno. Invece rimase immobile, assorta, con lo sguardo all’insù, sbirciò nella borsa e poi svelta, prendendomi per mano si voltò e rientrammo in banca. Quando fu davanti all’impiegato tirò fuori la busta con la somma di denaro e avvicinandosi disse piano che si era sbagliato: a meno che non si fossero moltiplicati da soli come i pani e i pesci di Gesù.. dentro c’erano sì, cinque banconote, ma da 100.000 lire l’una! L’impiegato sbiancò in viso rendendosi conto del grave errore, grave per lui che molto probabilmente doveva rimetterli di tasca propria! Ringraziò mille volte mia madre.
Poi uscimmo e ci prendemmo come premio un gelato!

Le generalità di mia madre devono essergli rimaste così impresse che più di venticinque anni dopo, in un’altra banca, la riconobbe e le chiese se era davvero lei. Si ricordò di quel giorno e di come si era sentito, e affettuosamente la ringraziò ancora per la sua onestà.

Deve essere un destino di famiglia, perché un fatto simile è successo pure a me. Recandomi a versare presso le Poste Italiane la quota mensile per la pensione integrativa, una modesta somma visto che non posso godere di uno stipendio mensile, un impiegato vedendo la lunga fila in attesa si offrì di accelerare le pratiche e mi accennò di andare alla sua scrivania. Forse si credeva Nembo Kid, (nome italiano che fu dato a Superman, eroe dei fumetti pubblicati in Italia dagli anni Cinquanta) perché mentre frettolosamente digitava sulla tastiera, nello stesso tempo parlava e parlava… Alla fine mi restituì il libretto, uscendo diedi un’occhiata alla somma totale e… ritornai indietro: aveva moltiplicato per otto la cifra! Per l’imbarazzo non mi ringraziò nemmeno, si limitò a dire che ero stata brava a tornare indietro. «Ma quelli non sono soldi miei!» gli risposi, memore degli insegnamenti di mia madre: “il denaro non guadagnato onestamente è il denaro del diavolo”.
Alla fine per sistemare il tutto ci mise un bel po’. Era meglio se aspettavo il mio turno…

Le Casse di Risparmio

Le Casse di Risparmio sono nate in Europa tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo principalmente in Germania e Austria, in Gran Bretagna e in Italia, con il diffondersi delle idee filantropiche e sociali dell’Illuminismo, fondate sull’idea che tutti gli esseri umani possiedano una dignità intrinseca: un valore fondamentale e inalienabile che ogni individuo possiede, al di là di ogni caratteristica o condizione, solo per il fatto di esistere. Idee che miravano a migliorare concretamente le condizioni di vita della società attraverso il progresso scientifico e le riforme strutturali come:
• l’istruzione pubblica universale, promuovendo l’accesso all’istruzione per tutti i cittadini, per emancipare le classi svantaggiate dalla povertà e dall’ignoranza;
• la salute pubblica come un dovere dello Stato, promuovendo ospedali moderni, vaccinazioni per tutti, in particolare contro il vaiolo, programmi di assistenza ai poveri slegati dal controllo ecclesiastico.
Una filantropia laica, concepita per contrastare la povertà e promuovere la previdenza tra le classi popolari che si contrapponeva alla carità cristiana, finalizzata più alla salvezza dell’anima.

Il contesto storico dell’epoca era contraddistinto dalla Rivoluzione Industriale e dal declino del sistema feudale. Mentre ampie fasce del popolo si ritrovavano senza forme di protezione sociale, le banche dell’epoca privilegiavano i grandi mercanti, i nobili e i governi, ignorando i piccoli artigiani, gli operai, i contadini e i commercianti al dettaglio, che finivano spesso nelle mani di usurai o dei monti di pietà.

L’idea alla base delle Casse di risparmio fu proprio quella di favorire la formazione e la raccolta del piccolo risparmio ottenendo un piccolo interesse e sviluppando la virtù della parsimonia (autodifesa finanziaria contro malattie, disoccupazione o vecchiaia).

La parsimonia è l’attitudine o la virtù di amministrare, spendere e utilizzare le risorse (denaro, beni, tempo o parole) con moderazione, attenzione e buon senso, evitando accuratamente lo spreco.
Spesso si tende a confondere la parsimonia con l’avarizia e l’avidità. Ma l’avaro soffre per un attaccamento morboso al denaro, rifiutandosi di spendere penalizza i suoi bisogni primari e anche quelli degli altri. Il parsimonioso invece spende quanto necessario, ma evita il superfluo per previdenza o senso della misura, e conduce uno stile di vita semplice e sobrio, gestendo con prudenza le proprie risorse.

In Italia le Casse di Risparmio furono promosse nei primi decenni dell’Ottocento da nobili illuminati, borghesi, filantropi e governi locali, istituite a partire dal 1822 si diffusero in tutta la penisola. A differenza delle banche ordinarie, le Casse di risparmio nacquero con tre tratti distintivi:
1. Nessun fine di lucro (No-Profit): gli utili anziché venire distribuiti ai soci o ai fondatori, venivano accantonati a riserva o destinati a opere di beneficenza, pubblica utilità, istruzione e infrastrutture locali.
2. Garanzia e tutela del piccolo risparmiatore: gli investimenti erano operati con estrema prudenza (titoli di Stato, mutui ipotecari locali) per azzerare i rischi di fallimento.
3. Legame con il territorio: il risparmio raccolto in un specifico territorio, veniva reinvestito nello stesso per favorirne lo sviluppo economico e sociale.

La prima regolamentazione organica e unitaria delle Casse di Risparmio nell’Italia unita fu introdotta con la Legge 15 luglio 1888, n. 5546 promossa dal governo Crispi.
Con il passare del tempo furono oggetto di varie riforme, subendo nel secolo scorso una graduale trasformazione, in particolare con la Legge Amato-Carli del 30 luglio 1990, n. 218 le Casse di risparmio sono state privatizzate e trasformate in normali banche commerciali (Società per Azioni), scorporando la parte filantropica nelle attuali Fondazioni bancarie che continuano a erogare finanziamenti in interventi di beneficenza, cultura, ricerca, sviluppo sociale nei territori italiani.

Alla stagione delle privatizzazioni degli anni Novanta seguì quella delle grandi fusioni, specie con la grave crisi finanziaria del 2008-2011 durante la quale molte Casse storiche sono andate incontro al dissesto e tra il 2015 e il 2020 sono state salvate, liquidate o assorbite d’urgenza estinguendo definitivamente i singoli marchi storici.

Tutto ciò ha lasciato un vuoto nel mondo del “credito orientato al sociale”, e per riempire quel vuoto è nata la finanza etica. Raccogliendo in chiave moderna l’eredità morale di quelle antiche istituzioni, la Banca etica ha recuperato alcuni dei principi fondamentali, come:
l’uso sociale del denaro, visto non solo come mezzo per generare profitto ma anche come strumento per creare valore sociale, culturale e ambientale;
l’inclusione finanziaria, garantendo l’accesso al credito a soggetti che spesso il sistema bancario tradizionale respinge (microcredito, start-up sociali);
il profitto non è l’unico fine, le banche etiche devono essere economicamente sostenibili per non fallire, ma rifiutano la massimizzazione del profitto a ogni costo.

Se le Casse di Risparmio nacquero per insegnare ai poveri a risparmiare per sopravvivere, le banche etiche nascono oggi per permettere a chi ha già dei risparmi di investirli responsabilmente, sapendo esattamente dove finisce il proprio denaro.
Inoltre operando su scala nazionale e internazionale, unisce le persone non per vicinanza geografica, ma per vicinanza di valori (ecologia, diritti, pace).

* Nota Bene: lo scopo di questo post è solo divulgativo e narrativo, senza alcuna intenzione di promuovere ideologie, celebrare miti o incentivare condotte vietate. Non è sponsorizzato e non ha fini commerciali. Tutti i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari.

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