
Le forze armate statunitensi sarebbero impegnate da anni in ricerche scientifiche per riuscire a modificare il clima a loro piacimento, provocando terremoti o alluvioni.
di Gianni Comoretto
26 ottobre 2008
HAARP è un acronimo per High-Frequency Active Auroral Research Program. Si tratta di un programma di ricerca di fisica della ionosfera, condotto dall’Air Force Research Laboratory e dall’Office of Naval Research statunitensi.
La base principale di HAARP occupa un’estesa area a Gakona, in Alaska, dove è installata una serie di 180 piloni d’alluminio alti 23 metri, disposti su un rettangolo di 12×15 elementi. Su ognuno dei piloni si trovano due coppie di antenne, per trasmettere onde radio nelle due polarizzazioni rispettivamente a 2,8 MHz (banda bassa) e 10 MHz (banda alta). Il sistema di antenne è ottimizzato per queste due frequenze, ma può trasmettere in tutta la banda compresa tra circa 2 e 10 MHz. Fino a un anno fa erano attive 48 delle 180 antenne, per una potenza massima complessiva di 960 kW, mentre ora la stazione è completamente operativa, con una potenza totale di 3,6 MW. L’impianto è alimentato da una piccola centrale elettrica locale, con una capacità di poco superiore a 10 MW.
Il progetto non è segreto… continua
Fa bene ogni tanto rileggere i vecchi articoli…
Riflessioni: è sempre piaciuta l’idea di poter “comandare a bacchetta” gli agenti atmosferici, a fin di bene naturalmente, poter chiamare la pioggia quando serve. Famosa è la “danza della pioggia” un rito praticato dai nativi americani per invocare la pioggia, ma anche da altre culture come gli antichi egizi, gli europei durante il Medioevo, nella tradizione balcanica e in quella slava.
Ricordo che in passato durante le estati quando nella Pianura Padana arrivavano grossi nuvoloni neri che promettevano grandine, era d’uso “bombardare il cielo” con speciali cannoni che generavano un’onda d’urto verso l’alto per ‘rompere il temporale’, si usava dire. Si sentivano improvvisi boati ‘che ne vegnea un colpo’ da quanto erano assordanti. Che funzionasse o no (pare di no!), i nuvoloni se si spostavano dove arrivavano facevano un disastro! Così i contadini con il raccolto distrutto davano la colpa agli altri e si arrabbiavano assai: «Lazaroni! Ténivele là le nuvole, parché le mandé a noaltri?»
Negli anni questa usanza è stata abbandonata perché ritenuta inefficace.
In questi anni invece si usa il cloud seeding, una tecnica di ‘inseminazione delle nuvole’ per stimolare la produzione di pioggia o di neve.
Interessante l’articolo: Cloud seeding, produrre pioggia “a comando” è possibile? – (geopo.it)
Nei miei ricordi ci sono stati anni in cui pioveva molto spesso e non si usciva mai senza ombrello, capitava di lasciarlo in stazione o sul bus, …o che te lo fregassero in discoteca, lasciandotene uno sfasciato, magari! Poi ci sono stati anni in cui la pioggia si è fatta desiderare, e scattava l’allarme siccità e i vari divieti d’uso. Forse ci lamentavamo troppo perché: inzuppava gli abiti, rovinava le acconciature voluminose, cotonate e piene di lacca (specie negli anni Ottanta), bagnava le scarpe, e i libri di scuola tenuti insieme con l’elastico, per non parlare quando finivi dentro una pozzanghera. Quanto eravamo “impacchettati”!
Ma poi ci riconciliavamo con la pioggia quando in TV passavano la commedia Singin’ in the Rain…
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