Restless – L’amore che resta

Restless – L’amore che resta
di Gus Van Sant  (USA – 2011)

Enoch (Henry Hopper) è un ragazzo solitario, rimasto orfano a causa di un incidente stradale vive con la zia e partecipa ai funerali di persone sconosciute. In uno di questi, incontra Annabel (Mia Wasikowska) una ragazza un po’ particolare con la quale riesce a stabilire un contatto.
Pian piano i due cominciano a frequentarsi e a fare un percorso insieme che porterà Enoch a superare l’abbandono e Annabel a vivere con intensità il suo breve destino.

Pur trattando un tema così importante e carico di tabù come la morte, il film è delicato e mai melodrammatico, positivo, in cui i due personaggi insieme riescono ad affrontare la vita sperimentando l’amore.
Enoch dopo l’incidente entrando in coma, non partecipa al funerale dei genitori e ciò gli impedisce di elaborare il lutto, scaricando la sua aggressività verso la zia, con cui vive in modo conflittuale perchè la ritiene responsabile di ciò che è accaduto.
Con Annabel pian piano si crea una bella amicizia fondata sulla complicità e sull’accettazione, con lei impara a vivere i sentimenti, quali la fiducia e la condivisione dei suoi pensieri più intimi, compreso Hiroshi il kamikaze, suo amico immaginario.
Annabel a sua volta si appoggia a Enoch, che la aiuterà nella difficile prova che l’aspetta e attraverso questo percorso e l’amore, Enoch stesso uscirà dal limbo nel quale era rimasto imprigionato.
Bellissima la scena finale quando senza parole ma con il sorriso Enoch si sorprende a capire che bastano i ricordi per mantenere vive le persone care.

Leda

«La cara vecchia stretta di mano non si batte.»
«Un inchino è segno di profondo rispetto.»
«Anche la stretta di mano. Prova dai…
Enoch Brae, piacere mio.»
«Voi bianchi… dovete prendere tutto»
«Ok, tieniti l’inchino!»

Ecco come trasformare il tuo potenziale interiore: prenditi la responsabilità delle tue percezioni in modo che tu non sia la vittima degli eventi della tua vita, ma gli eventi della tua vita siano la creazione di ciò che tu percepisci che debba essere. È così che diventerai il dio o la dea del tuo personale universo.

Pensi di non avere nulla? Hai tutto invece! Vuoi vedere il nulla che faccia ha? Vuoi vederlo? Abbiamo così poco tempo per dire le cose che vogliamo dire, abbiamo così poco tempo per tutto.

E poi c’è questo uccello canoro che pensa di morire ogni volta che cala il sole. E la mattina quando si sveglia è così sconvolto di essere vivo che si mette a cantare la sua melodiosa canzone.
Io canto ogni mattina da quando ti conosco…

 

Mentre scrivo questa lettera
la brezza dell’oceano mi rinfresca la pelle.
Quello stesso oceano che presto mi sarà tomba.
Mi dicono che morirò da eroe,
che la sicurezza e l’onore del mio paese
saranno la ricompensa del mio sacrificio:
prego sia vero.
Il mio unico rimpianto in vita
è di non averti mai detto quello che provo.
Vorrei essere a casa.
Vorrei essere lì a tenerti la mano.
Vorrei essere lì a dirti quanto ti ho amata
e solo te fin da quando ero piccolo.
Ma non ci sono.
Ora capisco che la morte è facile,
è l’amore ad essere difficile.
Dal mio aereo in picchiata
non vedrò la faccia dei miei nemici,
vedrò invece i tuoi occhi,
pietre nere incastonate nella roccia.
Ci insegnano a gridare “banzai”
quando ci scagliamo sul bersaglio.
Io invece sussurrerò il tuo nome
e in morte come in vita
rimarrò per sempre tuo.

Guardia Marina Hiroshi Takasaki