I guerrieri della notte

The Warriors
I Guerrieri della notte
di Walter Hill

Nel Bronx viene organizzato un mega raduno a cui vengono invitate tutte le gang rivali che controllano i quartieri newyorkesi, e per consentire ciò viene proclamata una tregua.

A organizzare il più grande raduno mai fatto a cui partecipano un centinaio di bande giovanili è Cyrus, il capo dei The Riffs. Per ogni banda è presente una delegazione di nove elementi con l’ordine perentorio: “niente armi!”. Non manca un certo scetticismo, ma ogni gang con la sua divisa e i suoi colori si appresta a parteciparvi.
Anche i Warriors di Coney Island, un quartiere a sud di Brooklyn, decidono di attraversare la città in Metro e arrivati nel Bronx, incredibile, per la prima volta si trovano gli uni accanto agli altri senza combattersi. Ne è ben conscio Cyrus, carismatico capo della più grande gang della città, che con le sue parole vuole renderli consapevoli della loro forza, uniti possono controllare la città:

«Nessuno ammazza nessuno. Questo è un miracolo.
E miracoloso dovrà essere tutto quello che faremo
».

«Niente può accadere, se noi non lo vogliamo».

Ma c’è chi non rispetta le regole, e una pistola passa di mano in mano fino a Luther, capo esaltato della gang dei Rogues, che spara… Testimone del fattaccio, suo malgrado, è Fox, uno dei membri dei Warriors.
Si scatena il caos. Tra il fuggi fuggi generale si sparge la falsa voce che a sparare sia stato Cleon, il capo dei Warriors. La Polizia già appostata nelle vicinanze irrompe e la folla si disperde.
I Warriors riescono a sfuggire all’inseguimento degli “elmetti” ma hanno un po’ di strada da fare e probabilmente molti nemici da affrontare. Temono infatti che la tregua sia finita, gli equilibri tra le bande si sa, sono fragili, come lo sono all’interno delle gang stesse. Tra i Guerrieri, ad esempio, manca Cleon, il capo, ed è Swan a prendere in mano la situazione ma Ajax, il più scalmanato del gruppo, non è proprio d’accordo e a fatica riescono a tenerlo a bada.

Mentre la Polizia sta braccando le gang in tutta la città, la banda dei Riffs attraverso la radio locale informa tutti di ciò che è accaduto ed emana l’ordine di catturare i Warriors. Questi, del tutto ignari, sono sulla via del ritorno e strada facendo si trovano ad affrontare le varie bande dei quartieri che sono costretti ad attraversare a piedi, visto che la Metro è inutilizzabile a causa di un incendio. A un certo punto incontrano Mercy della gang degli Orphans, una banda secondaria che non è stata invitata al raduno, è attratta dalla personalità di Swan e decide di unirsi al gruppo.

L’altra voce femminile, quella di Dolly la speaker della radio, nel frattempo aggiorna tutte le gang sui movimenti dei Guerrieri, che infine comprendono di essere braccati. Ma spunta un testimone…

Tutto accade in una notte, la vita dei Guerrieri all’improvviso viene stravolta. Oltre ad essere fuori dal loro territorio non hanno armi per difendersi, ma non manca loro il coraggio di affrontare passo a passo ciò che accade. Unico scopo è tornare incolumi a Coney Island, alla loro “casa”, che non è un posto migliore ma perlomeno è dove si sentono più “sicuri”.

I guerrieri della notte è un film diretto da Walter Hill e si ispira al romanzo del 1965 The Warriors di Sol Yurick, illustrato da Frank Modell. Quando uscì nel 1979 questo film destò una serie di polemiche per l’eccessiva violenza rappresentata… oggi, rivedendolo viene quasi da sorridere per come e quanto ci siamo ‘abituati’ ai spargimenti di sangue, alla particolarizzazione quasi macabra, alle scene cruente estremizzate fin nei minimi particolari.

Commento: è un film cult a cui sono sempre rimasta molto legata, forse perché rappresenta un’epoca, quella delle bande e dei valori forti come l’amicizia, la condivisione, la fiducia, la speranza e l’amore. Bande ben diverse da quella schizofrenica dei Drughi di Arancia meccanica, con un differente modo di reagire verso una società alienata e alienante. Qui le persone hanno dei valori, dei sentimenti che li uniscono, con un’immagine un po’ romantica della banda.
Da poco ho rivisto il film e lo trovo ancora molto attuale, e anche se il ritmo è diverso da quelli di oggi, rimane molto incalzante, specie per il brano di Barry De Vorzon, tema principale che accompagna la fuga. Nel tempo è rimasto una firma musicale indimenticabile del film, come la voce inquietante di Dolly che dalla radio ogni tanto s’inserisce nel racconto. Una sequenza di fatti imprevedibili accadono lungo la strada di ritorno verso casa, dove i Guerrieri nonostante lo squallore ritrovano comunque un posto dove stare, dove sentirsi sicuri.
Si tende spesso a sottovalutare l’importanza delle proprie radici…

Questo post è dedicato a un amico… grande guerriero!

The Warriors
di Walter Hill
USA, 1979
Cast: Michael Beck, James Remar, Dorsey Wright, Brian Tyler,
David Harris, Tom McKitterick, Marcelino Sánchez, Terry Michos
Produzione: Paramount Pictures

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Tutti devono sapere che i Guerrieri sono passati di qui.
(Cleon)

Tu fai solo parte di quello che mi è capito stanotte:
è tutto merda!

(Swan)

Guerrieri… giochiamo a fare la guerra?
(Luther)

Guarda che posto di merda!
E abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci.

(Swan)

Approfondimenti

Il film è ambientato nel Bronx, che è uno dei cinque distretti (borough) con Manhattan, Queens, Brooklyn e Staten Island, in cui è suddivisa la città di New York dal punto di vista amministrativo. Conosciuta nel mondo anche come la “grande mela” (Big Apple) o in italiano come Nuova York, è la città più famosa e popolosa dello Stato omonimo.

Lo Stato di New York la cui capitale è Albany, si trova nel nord-est degli Stati Uniti e a nord confina con il Canada; è una delle tredici colonie che si ribellarono all’Inghilterra durante la Rivoluzione americana.

NEW YORK CITY

L’area dove sorge la città di New York, prima dell’arrivo dei colonizzatori europei era abitata dai popoli originari che vivevano di agricoltura, di caccia e pesca.
Ad esplorare la zona, nel 1524 giunse il navigatore italiano Giovanni da Verrazzano per conto della Corona francese interessata a nuovi commerci.
Circa un secolo dopo, nel 1609 fu la volta dell’esploratore inglese Henry Hudson che visitò la zona per conto della Compagnia olandese delle Indie orientali. Lungo il fiume che oggi porta il suo nome, venne avviato il commercio di pellicce con le tribù locali originarie, ciò portò i primi coloni olandesi a stabilirsi nella valle fondando la colonia dei Nuovi Paesi Bassi.
Nel 1625 per favorire il commercio delle pellicce, sorse un villaggio fortificato che venne chiamato New Amsterdam, dove arrivarono altri gruppi di coloni che fuggivano dalle persecuzioni religiose in Europa.
Tra i nativi e i coloni non mancarono attriti e conflitti, che vennero mal gestiti dal Direttore Generale della colonia Willem Kieft, che si insediò nel 1638 e finché non venne rimosso alimentò scontri e massacri nei confronti dei nativi (guerra di Kieft).

Nel 1664 la colonia olandese venne ceduta alla Corona inglese e la città di New Amsterdam venne ribattezzata New York in onore di Giacomo II, fratello del re e duca di York, titolo nobiliare conferito al maschio secondogenito dei sovrani d’Inghilterra.
New York ebbe un notevole sviluppo e un notevole incremento della sua popolazione di origine europea, che immigrata era alla ricerca di migliori condizioni di vita. Al contrario della popolazione nativa che declinava inesorabilmente.

Nel corso del 1700 fu la popolazione originaria dell’Africa a essere deportata verso il Nord America attraverso la tratta degli schiavi che venivano impiegati nelle piantagioni del sud o portati in città dove la schiavitù era legale. A New York la popolazione afroamericana crebbe notevolmente, molti schiavi lavoravano nei settori domestici, agricoli e portuali. Molte furono le vittime e numerose le condanne a morte tra chi tentava di ribellarsi.

Nel XVIII secolo le prime popolazioni europee a emigrare verso gli Stati Uniti furono i tedeschi, gli irlandesi, gli scozzesi.

• Migliaia di tedeschi in fuga dall’estrema povertà e dalle devastazioni dovute alle guerre di religione (Guerra dei Trent’anni) arrivarono al porto di New York intorno al 1710, spinti anche dalla grave carestia che seguì l’ondata di grande freddo che investì l’Europa nel 1708-1709, fu una stagione di freddo eccezionale, uno dei più freddi della storia europea. Allettati dalla promessa di libertà religiosa, opportunità economiche e una vita migliore, inizialmente molti di loro si stabilirono nelle campagne, mentre altri si spostarono nella città.
A New York nel 1840 gli immigrati tedeschi diedero vita al Kleindeutschland, un vero e proprio quartiere di Manhattan posto lungo le rive dell’East River e ribattezzato Little Germany.
Un’altra ondata di rifugiati politici, intellettuali e artigiani tedeschi arrivò in seguito al fallimento dei moti rivoluzionari del 1848.

• Gli irlandesi, alla ricerca di migliori opportunità di vita giunsero a New York nel corso del 1700. Erano prevalentemente comunità di protestanti dell’Ulster, spesso chiamati Scotch-Irish erano coloni scozzesi che nel XVII secolo si erano insediati in Irlanda.
All’inizio del 1800 cominciarono ad arrivare anche gli irlandesi cattolici, attirati dal boom economico della città e dalla costruzione del Canale Erie, che fu iniziato nel 1817 e inaugurato nel 1825, per cui gli irlandesi trovarono un impiego come manovali.
Ma fu la “Grande Carestia” del 1845 a spingere la popolazione irlandese ad attraversare l’Oceano Atlantico, alla disperata ricerca di un rifugio negli Stati Uniti. Privi di risorse occuparono i Five Points, un quartiere povero sull’isola di Manhattan che era stato abbandonato dai residenti a causa del grave inquinamento e al degrado della zona. Sovente senza lavoro, in condizioni di estrema povertà, per difendere il territorio si organizzarono in bande criminali, così come racconta il film Gangs of New York (2002) di Martin Scorsese.

• Gli scozzesi furono anch’essi costretti ad emigrare, specialmente in conseguenza al fenomeno delle Highland Clearances, ossia gli sgomberi forzati di moltissimi contadini dalle terre che coltivavano nelle Highlands, la regione montuosa della Scozia. Questi piccoli agricoltori venivano brutalmente sfrattati, incendiate le case, lasciati alla fame e al freddo, per fare spazio a utilizzi più profittevoli delle terre, come i pascoli per l’allevamento degli ovini.
Le Clearances si protrassero per un periodo di oltre cento anni, distruggendo gran parte della cultura gaelica a causa delle continue emigrazioni su vasta scala. Nel 1886 il governo britannico riconobbe e risarcì le vittime degli Clearances e garantì ai contadini il possesso della loro terra col diritto a lasciarla in eredità.
Al porto di New York tra il 1763 e il 1775 sbarcarono migliaia di scozzesi che andarono ad aggiungersi all’enorme flusso di Scotch-Irish, e mentre molti decisero di fermarsi sulla costa, altri risalirono il fiume Hudson.
Nel 1800, dopo le guerre napoleoniche, una nuova ondata di scozzesi sbarcò a New York,  questa volta provenienti dalle Lowlands, le pianure meridionali e industrializzate della Scozia (come Glasgow ed Edimburgo) dove l’istruzione e la tecnologia erano più avanzate. Le profonde trasformazioni sociali prodotte dalla rivoluzione industriale e agricola indussero molti ad emigrare: se i piccoli agricoltori erano motivati dal desiderio di diventare proprietari terrieri indipendenti, i molti professionisti qualificati (ingegneri, medici, banchieri, contabili, stampatori e artigiani della pietra) ambivano a cogliere le molte opportunità che New York offriva. Gli scozzesi non si isolarono in “ghetti” etnici, ma si integrarono rapidamente nel tessuto economico di New York.

La Corona britannica mantenne il suo dominio sulle tredici colonie fino alla Rivoluzione americana, e il 4 luglio 1776 la Dichiarazione di Indipendenza segnò la nascita degli Stati Uniti d’America. La città di New York nel 1788 divenne la prima capitale degli Stati Uniti d’America e l’anno seguente George Washington vi giurò come primo presidente.

Le tribù native  in conseguenza all’Indian Removal Act (Atto di rimozione degli indiani) promulgato dal presidente Andrew Jackson nel 1830, vennero sradicati con la forza dai loro territori, furono decimati, deportati e confinati nelle riserve indiane.

Nel 1860 ad attrarre altri immigrati nelle colonie fu la costruzione della nuova ferrovia transcontinentale, l’offerta di lavoro provocò un vero e proprio boom di arrivi. L’abolizione della schiavitù negli Stati del Nord consentì l’emancipazione degli schiavi africani, un processo sostenuto dal presidente Abraham Lincoln, ma ciò alimentò il malcontento e la ribellione degli Stati del Sud che sfociarono nella Guerra di secessione americana (1861).

Al concludersi della guerra civile, per New York la ripresa fu rapida. L’immigrazione aumentò nuovamente raggiungendo punte elevatissime. Con la nuova ferrovia arrivarono a migliaia, per partecipare alla Corsa all’oro in California e nel Klondike (Canada), mentre altri pionieri erano ansiosi di prendere parte alla Corsa alla terra nell’Oklahoma, come i due migranti irlandesi protagonisti del film Cuori ribelli(1992) diretto da Ron Howard.

• Migliaia di lavoratori cinesi, una volta conclusa la Corsa all’oro e completata la ferrovia transcontinentale, divennero oggetto di forti sentimenti xenofobi e violente rivolte anti-cinesi che li costrinsero a fuggire. Coloro che trovarono rifugio a Manhattan, inizialmente si concentrarono in una specifica area della città vicina al famigerato e povero quartiere di Five Points, in un piccolo triangolo di strade in cui risiedevano circa un migliaio di cinesi, quasi tutti maschi, che intorno al 1870 si consolidò come un vero e proprio quartiere.
Il quartiere di “Chinatown”, come venne chiamato per la prima volta dal New York Times nel 1880, la cui crescita subì una brusca frenata con l’approvazione del Chinese Exclusion Act firmata dal presidente Chester A. Arthur nel 1882. Una legge federale, la prima a bloccare l’immigrazione negli Stati Uniti in base alla razza e alla nazionalità, che interruppe quasi totalmente l’immigrazione dalla Cina e impediva ai residenti cinesi già presenti negli Stati Uniti di ottenere la cittadinanza americana. Venne cancellata completamente solo nel 1943.

• Per gli svizzeri, il porto di New York a metà del 1800 divenne il principale punto di sbarco, erano in gran parte agricoltori e allevatori spinti a emigrare dalla povertà nelle vallate alpine e la crisi dei prezzi agricoli. Si diressero verso il Midwest dove fondarono colonie agricole, o verso la California dove emigranti svizzeri ticinesi e italiani diedero un enorme contributo alla nascita della cultura vinicola dello Stato. Chi decideva di stabilirsi a New York era solitamente un lavoratore specializzato, un artigiano, un commerciante o un intellettuale; si impiegarono soprattutto in settori d’élite: orologeria, import-export, gioielleria, finanza e alta cucina, integrandosi rapidamente con il fior fiore della società newyorkese.

Furono anni di forti migrazioni e la città di New York assunse il ruolo di “porta” degli Stati Uniti, ruolo riconosciuto ufficialmente con la Statua della Libertà donata dalla Francia e inaugurata nel 1886, precisamente cento anni dopo l’indipendenza americana raggiunta anche con l’aiuto dei francesi che avevano combattuto a fianco dell’esercito statunitense contro gli inglesi.
La statua de “La Libertà che illumina il mondo” (questo il suo nome completo) e che funge anche da faro per la navigazione, si trova sulla Liberty Island al centro della baia di New York.

Realizzata dallo scultore francese Frédéric Auguste Bartholdi, la statua raffigura la dea Ragione che indossa una lunga toga e sorregge fieramente nella mano destra una fiaccola (simbolo del fuoco eterno della libertà), mentre nell’altra tiene una tabula recante la data della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (il 4 luglio 1776). Ai piedi vi sono delle catene spezzate (simbolo della liberazione dal potere del sovrano dispotico) e in testa vi è una corona, le cui sette punte rappresentano i sette mari e i sette continenti.

Primo centro di smistamento per gli immigrati giunti a New York fu Castle Garden, nato come un forte di difesa della baia, divenne operativo come principale punto di sbarco nel 1847 per far fronte all’arrivo in massa degli irlandesi che fuggivano dalla grande carestia. Il centro rimase in funzione fino al 1890, poi venne spostato a Ellis Island, un’isola alla foce del fiume Hudson nella baia di New York.

Ellis Island, era un antico arsenale militare che dal 1892 divenne il principale punto d’ingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti, rimasto attivo fino al 1954. Attualmente l’edificio ospita l’Ellis Island Immigration Museum che è visitabile in concomitanza con la vicina Statua della Libertà.
Il porto di Ellis Island accolse più di 12 milioni di aspiranti cittadini statunitensi provenienti da tutto il mondo, all’arrivo dovevano obbligatoriamente esibire i documenti d’imbarco con le informazioni sulla nave che li aveva trasportati e i documenti d’identità per il riconoscimento personale.
I Medici del Servizio Immigrazione procedevano a ispezionarli per valutare le condizioni fisiche e psicologiche, chi necessitava di un esame più approfondito veniva contrassegnato con un simbolo sulla schiena e sottoposto a controlli più specifici. Gli immigrati ritenuti sani e idonei procedevano con la registrazione per poi essere imbarcati sul traghetto per Manhattan. Coloro che invece erano considerati troppo anziani, o disabili, o affetti da malattie contagiose o da disturbi mentali, secondo la prassi prevista, venivano espulsi e reimbarcati sulla nave con la quale erano arrivati.

A Ellis Island sbarcarono milioni di italiani…

* Nota Bene: lo scopo di questo post è solo divulgativo e narrativo, senza alcuna intenzione di promuovere ideologie, celebrare miti o incentivare condotte vietate. Non è sponsorizzato e non ha fini commerciali. Tutti i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari.

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