Maleficent – commento al film

Lasciate che di nuovo vi narri una vecchia storia
e si vedrà quanto bene la conosciate.

C’erano una volta due regni vicini e l’uno era il peggior nemico dell’altro. Si diceva che la discordia tra loro fosse così profonda, che solo un grande eroe o un vero cattivo avrebbe potuto farli riavvicinare. In uno dei due regni vivevano persone come voi e come me governate da un re vanesio e avido. Esse erano sempre scontente e invidiose della bellezza e della ricchezza del regno vicino, perchè nell’altro regno, la brughiera, vivevano innumerevoli strane e prodigiose creature, a cui non servivano nè re nè regine, perchè si fidavano le une delle altre.
(citazione dal film)

Come nelle favole più classiche è la voce narrante a introdurre la storia con “C‘era una volta…”, ma questa volta “La bella addormentata nel bosco” è una storia un po’ diversa da come ce l’hanno sempre raccontata. Si cambia prospettiva. Ed è con Malefica che inizia la storia, la fata madrina di Aurora, quella cattiva, e si vedrà che da un altro punto di vista le cose appaiono diverse da come sembravano ed è fin troppo facile giudicare senza conoscere.

Nonostante il nome, l’aspetto e l’essere una fata, Malefica è una ragazzina felice, uno spirito libero, libera di volare in un mondo meraviglioso dove regna l’armonia, la cortesia e la pace. Finchè un giorno non arriva un umano-ladro alla pozza delle gemme: è Stefano, un ragazzino come lei, come lei è orfano, ma ognuno dà un diverso valore alle cose: per Stefano non sfruttare la gemma è buttarla via, sprecarla, per Malefica ogni cosa presa va restituita alla Natura.

Equivale al nostro modo di porci rispetto alla vita: sfruttiamo e sprechiamo tutto ciò che di prezioso ci viene donato come se ci fosse dovuto, senza pensare a dover restituire qualcosa, perlomeno a salvaguardare la Natura stessa che ce ne ha fatto dono.

Malefica e Stefano sono simili ma diversi, ciò non toglie che tra loro possa nascere un sentimento puro, privo di interesse e di pregiudizi qual’è la vera amicizia.

“E per un periodo sembrò che, almeno per loro, l’antica ostilità tra gli umani e le fate fosse ormai dimenticata. Come spesso succede l’amicizia lentamente si trasformò in qualcos’altro. E nel giorno del sedicesimo compleanno di Malefica, Stefano le fece un dono le disse che era il bacio del vero amore…”
(citazione dal film)

Ma con il passare degli anni le loro strade si dividono: per Stefano la vita diventa un’ardua competizione, per Malefica una naturale evoluzione. L’avidità e l’invidia sono sentimenti incomprensibili per Malefica, ma presto imparerà a conoscerli.

Il re degli umani infatti, avendo sentito parlare di un potere magico sempre più forte che protegge la brughiera, decide di distruggerlo facendosi beffe dello “strano elfo che vola”.
Per Malefica l’umano non è un re e per difendere la brughiera chiede alle creature magiche di rivelarsi, e… “si scatena l’inferno”.

“Quando sono salito al trono ho promesso al popolo che un giorno avremmo conquistato la brughiera e i suoi tesori. Ciascuno di voi ha giurato fedeltà, a me e a quella causa.”
(citazione dal film)

Non è una condizione di necessità, di bisogno che spinge re Enrico alla conquista della brughiera, ma la brama di possesso di ciò che non gli appartiene. Si sa che l’uomo è sempre preda dei desideri e non si sa accontentare, vuole sempre di più anche a costo di rovinare tutto, di rovinare anche la sua stessa esistenza. Per quanto si possa essere creature pacifiche, di fronte a un’aggressione è l’istinto primordiale che spinge a difendersi, o si soccombe.

S’intravvede spesso una sottile doppia lettura nel racconto del film: quella tangibile che emerge dai fatti e quella intuibile che guarda alle relazioni umane.

L’orgoglio ferito per essere stato sconfitto in battaglia spinge il re, prossimo alla morte, a far leva sul senso dell’onore dei nobili: “Uccidete la creatura alata! Vendicatemi!” promettendo in cambio la corona… e la figlia. La presunzione di certi umani non ha limiti, nè confini. Ma sfidare una simile forza non ha molto senso. Solo Stefano decide di agire, avvalendosi della sua antica amicizia che sembra rinascere e convince Malefica a fidarsi di lui, facendole credere di volerla difendere.
Ma non è proprio così…

Ciò che accade cambia profondamente Malefica. Qualcosa dentro di lei si è spezzato, si chiude in se stessa, la porta a cercare la solitudine.
L’ennesimo insopportabile colpo giunge quando capisce il vero motivo per cui Stefano era tornato a cercarla. Ciò che s’insinua in Malefica si riflette su tutto ciò che le sta intorno: tutto diventa oscuro, cupo, inospitale, ogni cosa perde la sua bellezza. Ella innalza una spaventosa barriera di spine a dividere i due regni, e le creature di quel magico mondo non possono far altro che sottomettersi al suo volere.

È l’anticamera della depressione, l’anima si ammala e mano a mano si spegne, si assume un carattere negativo e tutto ciò che ci sta intorno diventa negativo. Nessuno ci può tirare fuori perchè la porta l’abbiamo chiusa noi, da dentro, per tornare indietro occorre prendere coscienza di ciò che ci accade e ritrovare le chiavi che ci permettano di uscire e risollevarci.

Malefica incontra Fosco (Sam Riley) un corvo a cui ha salvato la vita dandogli sembianze umane, il quale a sua volta le saprà dimostrare lealtà e fedeltà aprendo così uno spiraglio nella sua anima.
Ma Malefica non sa resistere all’istinto di vendicarsi, e quando viene annunciata una grande cerimonia per il battesimo della figlia del re, alla quale lei non è stata invitata, non si fa sfuggire l’occasione per dimostrare tutto il suo disprezzo e ripagare il torto subito con un sortilegio che ricadrà sulla bambina.

La principessa crescerà invero in grazia e bellezza, chiunque farà la sua conoscenza la amerà.
Ma prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno ella si pungerà un dito con la punta del fuso di un arcolaio e cadrà in un sonno simile alla morte, un sonno dal quale ella mai si desterà.

(citazione dal film)

Le suppliche del re e il suo umiliarsi davanti “ai nobili, ai dignitari e alla feccia…” convince Malefica a essere clemente. Memore di ciò che aveva imparato, suo malgrado, aggiunge:

“La principessa sarà destata dal suo sonno di morte solo dal bacio del VERO AMORE. Il maleficio durerà fino alla fine dei tempi. Nessun potere terreno riuscirà a toglierlo.”
(citazione dal film)

Il re fa sequestrare e distruggere tutti gli arcolai del regno nel disperato tentativo di proteggere Aurora, che viene affidata alle cure delle tre fate ambasciatrici di pace e di buona volontà: Fiorina, Giuggiola e Verdelia. Le tre fate pasticcione, che non sanno nulla di bambini, la terranno al sicuro nascosta in una casa in mezzo al bosco fino al suo sedicesimo compleanno + 1 giorno.
Malefica, che vigila da lontano insieme al suo fedele Fosco, vede “la bestiolina” crescere e diventare una splendida e dolce ragazza che le conquista il cuore, malgrado tutto, e pian piano ritorna la luce e il colore nel regno.
Il re invece dopo aver spedito i soldati ad uccidere Malefica, si rinchiude tra le mura del suo palazzo in preda alle sue ossessioni e ai suoi fantasmi.

In quella gioiosa ragazzina Malefica vede se stessa quando volava felice fra le nuvole e il vento, quando ancora non conosceva gli umani e si fidava…
Ma ora è Aurora a fidarsi di lei e ciò le fa comprendere l’errore commesso nell’aver ceduto al suo lato oscuro. Pentita tenta di porre rimedio al male fatto, per questo dovrà affrontare le conseguenze del suo gesto mettendo a rischio la sua stessa esistenza e scoprirà che il VERO AMORE esiste.

Non chiederò il tuo perdono,
perchè ciò che ti ho fatto è imperdonabile.
Ero smarrita, nell’odio e nella vendetta.

Maleficent e L’Arte di amare

Il comportamento del re fa pensare che egli non abbia mai superato la fase di egocentrismo: in quanto re, si crede autorizzato a imporre il proprio volere, a usare il pretesto dell’onore, quando in realtà sono sentimenti tutt’altro che nobili a motivarlo, quali l’invidia, l’ingordigia e la superbia.
Associabile al re è l’uomo della modernità che si appropria di un mondo che non gli appartiene e lo devasta senza pensare a ciò che lascerà ai posteri; è l’uomo che colonizza col pretesto di portare la SUA civiltà (nelle Americhe, in Africa, nelle Indie) sfruttando risorse che non gli appartengono; è l’uomo del proselitismo che intende imporre la PROPRIA religione convertendo intere popolazioni; è l’uomo della dittatura che si appropria dei diritti e del futuro del popolo; è l’uomo che genera guerre tra i suoi simili approfittando della non belligeranza di un popolo. Si nega la dignità all’uomo, ognuno vuole imporre la SUA verità, illudendosi di possedere l’UNICA verità.

Un peccato veniale la superbia nel sentirsi migliori di altri, la prepotenza nell’imporre il proprio modello di civiltà come se fosse il migliore, senza alcun rispetto e considerazione per le peculiarità di cui si caratterizza ogni popolo, ogni essere umano.
Un peccato mortale l’avidità del possedere ciò che non ci appartiene, e la crudeltà nel decimare, schiavizzare, denutrire, umiliare altri esseri umani. Vien da pensare che il vero inferno lo sa ben creare l’uomo, per di più nascondendosi dietro falsi miti e mediocri pretesti.

Erroneamente si tende a credere che amare consista nel trovare l’oggetto d’amore, una persona con cui stabilire una relazione e che poi vada tutto da sè; non si pensa che amare è una facoltà, un potere dell’anima, un’attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona con il mondo.

Amare è facoltà dunque che eleva spiritualmente la persona, superando la visione limitata dell’amore come scopo di ricerca del piacere in un oggetto d’amore.

Il mito dell’amore romantico, il sogno del principe azzurro che con un bacio suggella il vero amore, è uno stereotipo che ci è stato sdoganato per secoli dalla letteratura al cinema, alle canzoni, idealizzato a tal punto da perdere di vista la vera natura dell’Amore.

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