Vi ricordate?
prego attivare prima
il sottofondo musicale
per creare l’atmosfera,
e poi leggere lentamente
seguendo il ritmo
“In another time” – Sade (2010)
Per chi ancora non c’era
proviamo a immaginare…
Ricordate
quando ballavamo i lenti?

Feste private o discoteche che fossero…
al massimo trenta i minuti concessi,
di musica soft…

Ragazze sedute a bordo pista,
ragazzi con nonchalance che si avvicinano
porgendo disinvolti, il palmo della mano
e sussurrando all’orecchio:
“vieni a ballare?”
I più audaci lanciano l’invito da lontano
con gesto ammiccante,
ci s’incontra a metà pista…
altri invece rimangono solo a guardare…


se ci si conosce
il ballo è piuttosto intimo…
se manca la confidenza
si mantiene la giusta distanza…
che a volte si accorcia, e a volte no…
attento ai piedi…

c’è chi si lascia trasportare
dal ritmo del valzer lento,
tra piroette e casqué,
sfruttando gli spazi vuoti
tra le coppie

venti o trenta minuti per conoscersi..
mille domande… brevi risposte,
il volume alto quel tanto da capirsi
ma non da farsi sentire…
venti o trenta minuti,
per vedere, annusare, ascoltare,
godere di quel momento
che forse non si ripeterà più…
o forse no?…chissà
venti o trenta minuti di fugaci baci
stretti in un sol ritmo…
complice il deejay…

c’è chi invece preferisce il ballo solitario
a bordo pista,
una certa curiosità questi ballerini la suscitano…
seguono un loro ritmo naturale
lo sguardo perso nei propri pensieri…



altri ancora danno spettacolo
esibendo la loro abilità…

c’è chi va pure fuori tempo,
ma chi se ne importa…
basta divertirsi no?
altri hanno cominciato a ballare lo shake…
è ora di riprendere ritmo….


forza deejay!!
ora tocca a te…
si cambia musica…!

(chi sa di cosa parlo…sorriderà)
Le due mie amiche c’erano già state in discoteca, la domenica precedente e al ritorno erano venute a cercarmi per raccontarmi tutto. Tra il ridere e il parlarsi addosso io ci capii poco, ma bastava vederle per rendermi conto che si erano divertite, e parecchio!
Frastornata tergiversai quando mi chiesero di andarci tutte e tre la domenica successiva. Ero un po’ restia, loro erano un po’ più grandi di me e occorreva avere 16 anni per entrare in discoteca, poi sapevo per certo che mia madre non me l’avrebbe mai permesso. Veramente nemmeno loro l’avevano avuto il permesso!… o per meglio dire, non l’avevano proprio chiesto 😐 Ebbero tempo una settimana per martoriarmi il cervello, si era ancora in vacanza e il locale aveva appena riaperto dopo la pausa estiva, a quei tempi la scuola cominciava il 1 ottobre.
Avevano già organizzato tutto: ci saremmo incontrate un po’ prima del solito in strada, la domenica pomeriggio, e avremmo preso la scorciatoia…
Disco Inferno dei The Trammps fu uno dei primi pezzi che ballai per la prima volta in discoteca, furono le mie amiche a convincermi ad andarci una domenica pomeriggio di settembre.
Quando scostammo la pesante tenda di velluto nero ed entrammo, il ritmo era incalzante e tutte quelle luci che roteavano… parve di entrare in un altro mondo! Ebbi uno sbandamento e mi appoggiai con la schiena e il palmo delle mani aderendo alla parete scura rivestita di tessuto fonoassorbente, ma non ebbi neanche il tempo di riprendere fiato che un’esuberante compagnia di ragazzi raggiunse le mie amiche, per sfilare poi allegramente davanti a me e uno alla volta stringermi la mano presentandosi con il proprio nome. Era tutto così insolito…
Guardai le mie amiche… una di loro mi sussurrò all’orecchio di stare tranquilla, era tutto OK. Li avevano conosciuti la volta scorsa: tutti veronesi, tutti un po’ matti (a conferma del proverbio) ma molto simpatici e alla mano.
«Vedrai come ballano! E poi ci sono anche gli altri, quelli di Vicenza. Vieni che te li presento…»
Poco prima me l’ero vista brutta, le mie amiche frettolosamente erano entrate e mi avevano lasciata da sola alla cassa. Mi sentivo un po’ imbranata, non sapevo come fare e temevo mi chiedessero i documenti (che naturalmente avevo lasciato a casa), ma andò tutto bene perché erano occupatissimi. C’era un via vai di gente, pagai e passai inosservata.
Zigzagando tra i divanetti rossi raggiungemmo l’altra compagnia, questa volta tutti vicentini, e magnagatti (come dice il proverbio). Sì, perché la discoteca si trovava in confine tra le due province ed era risaputo che non correva buon sangue tra le parti, specie se c’era qualche ragazza contesa o se venivano provocati. Erano seduti sparsi e fui io ad avvicinarmi a ognuno di loro per presentarmi, nel mentre qualcuno ne sparava una delle sue e tutti ridevamo fragorosamente.
Ah! Questa è bella, è ancora una delle mie preferite: You Sexy Thing degli Hot chocolate. Che ritmo!! Alle parole del testo badavamo poco, e chi lo capiva l’inglese? Io poi a scuola avevo fatto francese…
In pratica nel giro di mezz’ora avevo conosciuto una quarantina di persone, a quei tempi mica ce la tiravamo tanto, e si faceva amicizia facilmente…
(continua)
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