Testimone consapevole

Stamani stavo pensando ai diritti e doveri che ognuno di noi ha…

…e mi è venuto in mente quando diversi anni fa fui chiamata a testimoniare per un incidente a cui assistetti, e che coinvolse un ragazzo molto giovane.

Anni dopo che era accaduto il fatto, ricevetti un invito a recarmi in tribunale a confermare la mia testimonianza. Da poco avevo iniziato a prestare la mia opera in un ente pubblico, per cui mi recai dal responsabile del personale per chiedere se potevo assentarmi dal lavoro, mi rispose che DOVEVO assentarmi dal lavoro perché testimoniare era un mio DOVERE e che per questo mi spettava un permesso retribuito. Ero piuttosto giovane e mai avevo avuto a che fare con la Giustizia, per cui le sue parole e la determinazione con cui le aveva espresse mi fecero percepire e comprendere l’importanza che assumeva il mio gesto.

Qualche giorno prima della convocazione ricevetti, inaspettatamente, la visita della madre del ragazzo. Era un po’ confusa e mi fece alcune domande su ciò che era accaduto finendo per chiedermi in qualche modo di modificare la mia testimonianza, adducendo il fatto che il ragazzo aveva subito una frattura del femore e che aveva bisogno di cure lunghe e costose. Lì per lì non compresi bene a cosa volesse arrivare e le dissi che mi dispiaceva, ma io avrei detto solo quello che avevo visto. Oltretutto fu proprio a causa della distrazione del ragazzo, concentrato più sulla bicicletta che sulla strada, che avvenne l’incidente. Ella diventò oltremisura insistente. Non riuscivo a capacitarmi che arrivasse a chiedermi di mentire.

Quel giorno che mi recai per la prima volta in tribunale non sapevo proprio dove andare, e finii per entrare in un’aula aperta dove stava avvenendo un processo. Rimasi affascinata da quello che stava avvenendo, mi pareva di essere come entrata in un film…

Uscii e andai a chiedere informazioni, e lì capii che c’è una Giustizia civile che si occupa delle controversie tra privati, sia persone fisiche o persone giuridiche (aziende, associazioni, ecc.) su temi che riguardano i loro diritti patrimoniali o personali; e una Giustizia penale che si occupa del diritto della collettività nell’accertare se è stato commesso o no un reato, e nel caso di stabilire una punizione adeguata.

Il diritto italiano si distingue principalmente in:
Diritto civile, che regola i rapporti tra privati (contratti, successioni, proprietà, matrimonio, responsabilità civile, ecc.) in base alle norme del Codice Civile, entrato in vigore con Regio decreto nel 1942;
Diritto penale, che regola i reati e le sanzioni penali in base al Codice Penale, altresì noto come “Codice Rocco”, entrato in vigore con Regio decreto nel 1930 che definisce i reati, le pene e le procedure per perseguire i colpevoli.
In ambito penale, il sistema giuridico italiano si fonda su un principio fondamentale: nessuno può essere punito senza una legge che preveda il reato. È il principio di legalità sancito dalla Costituzione all’articolo 25 e dal codice penale agli articoli 1 e 199.

Le principali figure del Sistema Giuridico Italiano in tema di diritto penale e civile, sono:

  1. il Giudice: ha il compito di risolvere le controversie legali e di emettere le sentenze. Può essere monocratico (un solo giudice) o collegiale (un gruppo di giudici).
    Nel diritto civile, decide sui diritti e doveri delle parti coinvolte in una causa.
    Nel diritto penale, il Giudice ha il compito di stabilire la colpevolezza o l’innocenza dell’imputato, e in caso di colpevolezza, di determinare la pena.
  2. il Pubblico Ministero (PM): è un magistrato che rappresenta lo Stato nella ricerca della verità, soprattutto nei procedimenti penali. Egli ha il compito di avviare l’azione penale, quindi di indagare sui reati, presentare accuse in tribunale e chiedere le pene per i colpevoli.
    Il Pubblico Ministero non agisce a favore di una parte specifica, ma in nome dell’interesse pubblico, cercando di accertare la verità;
  3. l’Avvocato: è un professionista legale che difende gli interessi di una delle parti coinvolte in un processo.
    Nel diritto civile può assistere una parte in causa.
    Nel diritto penale, può difendere un imputato.
    Gli avvocati sono essenziali per garantire che tutte le parti abbiano una rappresentanza legale adeguata e che il processo avvenga secondo le regole stabilite.

Queste tre figure sono fondamentali per il corretto funzionamento del sistema giuridico e svolgono ruoli distinti ma interconnessi.

Pertanto anche il procedimento del processo in ambito civile e quello in ambito penale sono diversi.

Il processo civile è inquisitorio ma anche particolarmente formalizzato. Ogni parte presenta la sua versione dei fatti e le prove, e il giudice emette una sentenza in base alla legge applicabile.
Il processo penale ha un carattere accusatorio e si basa sul principio che l’imputato è presunto innocente fino a prova contraria. Il pubblico ministero (PM) ha il compito di raccogliere prove e formulare l’accusa, mentre l’avvocato difensore tutela i diritti dell’imputato. Se l’imputato è riconosciuto colpevole, il giudice può infliggere una pena (reclusione, multa, pena pecuniaria, ecc.) oppure assolvere se non sono emerse prove sufficienti.

In entrambi i casi ci sono tre gradi di giudizio:
– il tribunale di primo grado che emette una sentenza,
– la Corte d’appello a cui si può ricorrere se si ritiene che la sentenza non sia corretta,
– la Corte di Cassazione è il massimo organo a cui si può ricorrere, una giurisdizione di legittimità che non entra nel merito della causa, ma si occupa di verificare le sentenze emesse dai tribunali precedenti e controlla che la legge sia stata applicata correttamente.

Mi fu indicata l’aula, dovevo salire al piano di sopra e quando vi entrai vidi alcune persone tra cui riconobbi la signora che era venuta a parlarmi. Davanti al giudice giurai di dire la verità, mi rivolse alcune domande tra cui la conferma della testimonianza che avevo reso al tempo dell’incidente. Confermai e fui congedata.

Pochi anni dopo venni a sapere che quel ragazzo era guarito perfettamente. Essendo molto giovane le ossa calcificano facilmente, giocava pure a calcio. Ma accadde anche un fatto increscioso, il padre si era suicidato sotto i binari di un treno a causa, si disse, di consistenti debiti per gioco d’azzardo.
Ne fui molto colpita e compresi l’insistenza di quella donna che doveva essere disperata. Forse contava di mettere una pezza alla situazione finanziaria della famiglia ricavando una somma di denaro su una ipotetica invalidità del figlio. Ebbi comprensione per il suo gesto, ma non lo considerai corretto. Magari avrebbe potuto, chissà, provocare un dramma pure alla controparte. In ogni caso non avrebbe certo risolto la tragedia di un marito affetto dal vizio del gioco d’azzardo, cosa che a quel tempo era tabù solo parlarne, mentre oggi sappiamo bene che richiede specifiche cure.
Infine cosa fondamentale è che mi avrebbe posto nella condizione di dire il falso, presupposto che è incompatibile con la mia coscienza. E peraltro è un reato.

Leda

*Foto Pixabay

 

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