Loy & Altomare

«Ti ho incontrato in Inghilterra, che cercavi da dormir,
son rimasto per la strada insieme a te.
Tu parlavi da vissuto, ma era chiaro invece che
dentro eri spaventato come me».

Checco e Massimo – Loy & Altomare (1973)

Checco e Massimo è la  prima traccia dell’album Portobello, una canzone che racconta il loro incontro.

1969 Londra – Un tizio biondo, capelli lunghissimi, occhi chiari, carnagione da nordico è tutto impegnato a leggere la locandina di un musical che sta riscuotendo un incredibile successo: Hair. Decide di fare la coda per comprare il biglietto meno caro. Dietro di lui, qualcuno commenta in italiano…

«Sei di Roma?»  «Già, e tu?»
«Verona» «Ehm…»
«Che fai?» «Boh, volevo cambiare aria».
«Certo che in Italia non si può proprio vivere»
«Dove stai?»
«Mi arrangio, lavoro in un ristorante. Si guadagna un sacco di soldi. Non mi pare vero di gustarmi la mia indipendenza. E tu?»
Checco sembra per un attimo in difficoltà: «Non so bene, ancora. Non ho una lira; vado a vedermi questa cosa, poi si vedrà…».

Una generazione, quella che ha vissuto le prime emozioni del pop italiano, Equipe 84 compresa, e poi, è logico, i Beatles, i Rolling Stones. Una generazione che si è portata dietro una concezione della musica come fatto emozionale, sempre più dolce, o sempre più aspro, e come preciso mezzo di comunicazione sociale.
La Musica ha funzionato come grosso mass media per un enorme numero di giovani che, in comune, ha avuto ed ha solo l’età. Altrimenti mi sembra chiaro che Checco (Loy) e Massimo (Altomare), nel loro immaginario incontro londinese non avrebbero dovuto trovarsi d’accordo.

Checco, che s’era potuto permettere di non studiare più, perché gli sembrava giusto non ammuffire sui libri fino a trent’anni; e Massimo che, invece, aveva dovuto prendere il suo diploma di elettrotecnico per amore o per forza, perché la madre si sentisse un po’ rassicurata sulle possibilità di guadagno del figlio. Il primo che, pur vivendo senza una lira in tasca, a Londra, si portava dentro la sicurezza acquisita che “si trova sempre qualcosa da mangiare, non c’è problema”; e l’altro, preso dalla paranoia che “se non ci si dà da fare non si mangia”.
Una chitarra suonata “malino” e dei testi pieni di ingenuità: 1969, l’inizio di una collaborazione che ha un sapore di amichevole più di tante altre storie di musicisti.

CINQUE ANNI DOPO…

«Siamo approdati al country forse proprio per una affinità spirituale con quel genere: per il legame che ha con la natura e per quello che stabilisce tra le persone.
I testi pretendevano di affrontare certi problemi, sessuali ad esempio, forse in maniera un po’ velleitaria. Oggi il nostro punto di vista è diverso. Il primo album, ad esempio, fu arrangiato da Gizzi; fece un buon lavoro, senza dubbio. Ma ci apparteneva al 50 per cento».

Portobello è il primo album in studio di Loy e Altomare, pubblicato nel 1973 dalla CBS. Il duo musicale italiano composto da Francesco “Checco” Loy (voce, chitarra acustica ed elettrica) e Massimo Altomare (voce e chitarra acustica) si formò negli anni Settanta, dopo essersi conosciuti durante un soggiorno londinese. I due sono anche gli autori di tutti i brani. Tra i musicisti che collaborano al disco da segnalare è Ruggero Stefani, batterista degli Alunni del sole.


Insieme a me tutto il giorno – Loy & Altomare (1973)

Oggi con l’album “Chiaro” abbiamo fatto da soli, insieme a Fabio Liberatori, Francesco Foggio, Roberto Gardin, Stefan Grossman e Luciano Ferrone.
Ci abbiamo lavorato molto, anche troppo. Alla fine si perde in naturalezza.
Affrontare tematiche attuali non è un problema; l’importante è non fare violenza… cioè tu vivi leggi pensi e ti va di scrivere una cosa… a quel punto chi ascolta può interessarsi oppure no, ma non deve esserne colpito, infastidito a tutti i costi».


Quattro giorni insieme – Loy & Altomare (1974)

Chiaro è il secondo album di Loy & Altomare pubblicato nel 1974 dalla CBS. Registrato a Roma negli Studi Chantalain di Bobby Solo, che canta nei cori della canzone Sangue freddo, le canzoni sono tutte scritte dai due cantautori.

«Noi crediamo in alcuni valori dell’uomo, imprescindibili. Nel legame che la nostra mente e il nostro corpo ha con il mondo. Non esiste un partito a cui dare il nostro lavoro… la musica, poi, oggi è un’industria impostata su schemi fascisti, del tipo “non ce ne frega niente della dignità di quelli che ascoltano. Che sentano ascoltino capiscano solo quello che gli facciamo capire noi”. (Il mercato musicale)
Noi siamo dei canzonettari, in fondo; se facessimo canzoni con uno spirito diverso non ci vorrebbe molto a prendere in giro la gente. Tu studi una situazione e prepari in laboratorio un prodotto che vende. L’onestà sta nel conservare la propria identità, in modo da essere riconosciuti per quello che si è».

di Fiorella Gentile, Loy & Altomare: country all’italiana, pubblicato su Ciao 2001 n. 50 del 15 dicembre 1974

Commento: che emozione risentirli dopo tanto tempo! E grazie al Web. Avevo 13-14 anni quando li ascoltavo e riascoltavo alla radio, la loro musica e i loro testi mi hanno fatto sognare assai… hanno colorato un periodo della mia adolescenza! Wow..indimenticabili… (Parole, suoni, emozioni)